L’esercito statunitense ha testato BRAKER per piccoli droni d’attacco. La munizione è progettata per bersagli resistenti: penetra nel terreno, nella parete di un rifugio o in una struttura rinforzata, per poi detonare al suo interno.
Il test si è svolto il 26 marzo presso l’arsenale di Redstone, in Alabama, e ha dimostrato la rapidità con cui gli ingegneri dell’esercito possono trasformare una nuova idea in un prototipo funzionante.
BRAKER è l’acronimo di Bunker Rupture and Kinetic Explosive Round (munizione esplosiva cinetica per la rottura di bunker). Il nome descrive il principio di funzionamento: velocità e massa aiutano la munizione a penetrare la barriera esterna, dopodiché la carica detona all’interno del bersaglio.
Per bunker, fortificazioni campali e spazi chiusi, questo tipo di impatto è più pericoloso di una detonazione esterna convenzionale perché l’energia esplosiva si disperde meno nell’aria e nel terreno.
Lo sviluppo è stato immediatamente collegato a un piccolo e manovrabile veicolo aereo senza pilota (UAV) che potrebbe essere utilizzato come veicolo d’attacco monouso. Un simile mezzo è più economico di una grande piattaforma aerea, meno visibile e adatto a missioni in cui l’artiglieria o le armi pesanti sono troppo costose, lente o rischiose.
Il percorso dall’ideazione alla dimostrazione in combattimento è durato circa due settimane. All’inizio di marzo, gli ingegneri dell’arsenale di Picatinny hanno progettato la carica, preparato l’esplosivo, fabbricato l’involucro e montato la testata su un drone economico e monouso. Gli specialisti hanno quindi testato la compatibilità dei componenti e assemblato circa 10 prototipi.
Un prototipo è stato inizialmente impiegato su un bersaglio improvvisato che simulava un bunker. Dopo i test positivi, il lotto è stato trasportato dal New Jersey al Redstone Arsenal, dove i militari hanno condotto una dimostrazione per i vertici dell’esercito. Particolare enfasi è stata posta sulla velocità del ciclo : il team ha completato la progettazione, l’assemblaggio, l’integrazione e la detonazione vera e propria in poche settimane.
BRAKER è descritto come un carico utile leggero, potente e letale per piccoli UAV. La principale sfida ingegneristica in questo caso è l’equilibrio. Il carico utile deve essere alloggiato su un drone compatto senza ostacolarne la manovrabilità, pur mantenendo un’energia sufficiente a distruggere le fortificazioni.
Il principio di distruzione si basa su due fasi. In primo luogo, la struttura e la velocità del drone gli consentono di penetrare uno strato protettivo, come il terreno o un muro rinforzato. Successivamente, la carica esplode in uno spazio confinato, dove l’onda d’urto è molto più potente rispetto a un’esplosione dall’esterno.
Il test dimostra anche come stia cambiando il ruolo delle unità di fanteria. I piccoli droni non sono più limitati alla ricognizione e agli attacchi contro obiettivi aperti. L’esercito sta testando un modello in cui un operatore di un piccolo drone può consegnare un carico utile specializzato direttamente a una fortificazione, senza richiedere il supporto aereo o l’artiglieria pesante.
Per ora, BRAKER rimane un prototipo e non un’arma di produzione. Il prossimo passo per l’esercito statunitense è quello di perfezionare l’architettura complessiva per l’integrazione dei carichi utili da combattimento con i droni e trasferirla all’industria per la produzione su larga scala. Se i test proseguiranno con successo, i piccoli droni d’attacco saranno in grado di colpire non solo veicoli e personale, ma anche bunker, fortificazioni campali e obiettivi al riparo.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance