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Un'inquadratura dinamica a livello del suolo in un deserto arido, che cattura un drone quadricottero nero e compatto in volo a sinistra. Il drone sta sparando un proiettile, visibile come un lampo luminoso e una scia di fumo bianca, dritto verso un massiccio bunker di cemento armato a destra. Al centro della parete del bunker, una violenta esplosione sta squarciando la struttura, con fiamme arancioni, fumo e detriti di cemento che volano in tutte le direzioni. Attraverso lo squarcio, si intravede l'interno illuminato del bunker con scaffali metallici. Sullo sfondo, montagne desertiche sotto un cielo parzialmente nuvoloso.

Pensavi che un bunker potesse proteggerti? BRAKER: il drone che penetra e poi esplode

5 Maggio 2026 07:09
In sintesi

La testata BRAKER, creata dall’esercito USA, è stata testata utilizzando piccoli droni d’attacco, dimostrando capacità di penetrare bunker e detonare all’interno. Il prototipo è stato realizzato in sole due settimane, evidenziando un ciclo di sviluppo estremamente rapido. Questa tecnologia segna un’evoluzione nella guerra moderna. Gli UAV economici possono ora colpire, riducendo la necessità di artiglieria pesante.

L’esercito statunitense ha testato BRAKER per piccoli droni d’attacco. La munizione è progettata per bersagli resistenti: penetra nel terreno, nella parete di un rifugio o in una struttura rinforzata, per poi detonare al suo interno.

Il test si è svolto il 26 marzo presso l’arsenale di Redstone, in Alabama, e ha dimostrato la rapidità con cui gli ingegneri dell’esercito possono trasformare una nuova idea in un prototipo funzionante.

BRAKER è l’acronimo di Bunker Rupture and Kinetic Explosive Round (munizione esplosiva cinetica per la rottura di bunker). Il nome descrive il principio di funzionamento: velocità e massa aiutano la munizione a penetrare la barriera esterna, dopodiché la carica detona all’interno del bersaglio.

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Per bunker, fortificazioni campali e spazi chiusi, questo tipo di impatto è più pericoloso di una detonazione esterna convenzionale perché l’energia esplosiva si disperde meno nell’aria e nel terreno.

Lo sviluppo è stato immediatamente collegato a un piccolo e manovrabile veicolo aereo senza pilota (UAV) che potrebbe essere utilizzato come veicolo d’attacco monouso. Un simile mezzo è più economico di una grande piattaforma aerea, meno visibile e adatto a missioni in cui l’artiglieria o le armi pesanti sono troppo costose, lente o rischiose.

Il percorso dall’ideazione alla dimostrazione in combattimento è durato circa due settimane. All’inizio di marzo, gli ingegneri dell’arsenale di Picatinny hanno progettato la carica, preparato l’esplosivo, fabbricato l’involucro e montato la testata su un drone economico e monouso. Gli specialisti hanno quindi testato la compatibilità dei componenti e assemblato circa 10 prototipi.

Un prototipo è stato inizialmente impiegato su un bersaglio improvvisato che simulava un bunker. Dopo i test positivi, il lotto è stato trasportato dal New Jersey al Redstone Arsenal, dove i militari hanno condotto una dimostrazione per i vertici dell’esercito. Particolare enfasi è stata posta sulla velocità del ciclo : il team ha completato la progettazione, l’assemblaggio, l’integrazione e la detonazione vera e propria in poche settimane.

BRAKER è descritto come un carico utile leggero, potente e letale per piccoli UAV. La principale sfida ingegneristica in questo caso è l’equilibrio. Il carico utile deve essere alloggiato su un drone compatto senza ostacolarne la manovrabilità, pur mantenendo un’energia sufficiente a distruggere le fortificazioni.

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Il principio di distruzione si basa su due fasi. In primo luogo, la struttura e la velocità del drone gli consentono di penetrare uno strato protettivo, come il terreno o un muro rinforzato. Successivamente, la carica esplode in uno spazio confinato, dove l’onda d’urto è molto più potente rispetto a un’esplosione dall’esterno.

Il test dimostra anche come stia cambiando il ruolo delle unità di fanteria. I piccoli droni non sono più limitati alla ricognizione e agli attacchi contro obiettivi aperti. L’esercito sta testando un modello in cui un operatore di un piccolo drone può consegnare un carico utile specializzato direttamente a una fortificazione, senza richiedere il supporto aereo o l’artiglieria pesante.

Per ora, BRAKER rimane un prototipo e non un’arma di produzione. Il prossimo passo per l’esercito statunitense è quello di perfezionare l’architettura complessiva per l’integrazione dei carichi utili da combattimento con i droni e trasferirla all’industria per la produzione su larga scala. Se i test proseguiranno con successo, i piccoli droni d’attacco saranno in grado di colpire non solo veicoli e personale, ma anche bunker, fortificazioni campali e obiettivi al riparo.


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Carolina Vivianti 300x300
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance