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Presto un Weekend di tre giorni? Il futuro del lavoro spiegato da un Premio Nobel

Presto un Weekend di tre giorni? Il futuro del lavoro spiegato da un Premio Nobel

13 Dicembre 2025 08:53

La prospettiva di una settimana lavorativa di quattro giorni, con conseguente weekend lungo di tre, potrebbe non essere lontana. A sostenerlo è Christopher A. Pissarides, economista britannico-cipriota e Premio Nobel, che in una recente intervista ha illustrato come la trasformazione tecnologica stia ridisegnando tempi e modalità del lavoro.

Osservando due secoli di industrializzazione, ha spiegato che la riduzione degli orari è una costante storica: dai sette giorni lavorativi della prima era industriale si è passati agli attuali cinque, e il prossimo passo – afferma – è una settimana lavorativa di quattro giorni.

Professore alla London School of Economics e all’Istituto Europeo dell’Università di Cipro, Pissarides è considerato uno dei principali esperti mondiali di economia del lavoro e della teoria dell’attrito nel mercato occupazionale. È stato insignito del Nobel nel 2010 insieme a Dale Mortensen e Peter Diamond per i loro studi sull’impatto delle politiche pubbliche su disoccupazione, posti vacanti e salari. Nel 2013 ha ricevuto il titolo di cavaliere da Elisabetta II.

Il 9 dicembre il suo intervento è stato protagonista della conferenza inaugurale del “Taiwan Bridge Project”, organizzata alla National Cheng Kung University (NCKU). L’auditorium era gremito di studenti, molti dei quali preoccupati dal rischio di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale. Pissarides ha dialogato con loro rispondendo a domande raccolte dall’ateneo, affrontando temi che spaziano dalla trasformazione del lavoro alle prospettive dell’industria tecnologica di Taiwan.

Il presidente della NCKU, Shen Meng-ru, ha incontrato il Nobel al termine dell’evento, ringraziandolo per aver portato nuovi spunti in un momento in cui l’università sta ottenendo rilevanti riconoscimenti internazionali, tra cui la 35ª posizione globale nella classifica interdisciplinare del Times Higher Education 2026.

Originario di Cipro, Pissarides si trasferì nel Regno Unito a 17 anni per gli studi. Inizialmente orientato verso l’architettura, si avvicinò poi all’economia, ambito in cui ha sviluppato una lunga ricerca sulle dinamiche tra qualità del lavoro, salute psicofisica e impatto dell’automazione. È cofondatore dell’Institute for the Future of Work di Londra e autore del volume The Theory of Equilibrium Unemployment, ritenuto un riferimento nel settore.

Nel suo intervento, il professore ha descritto un panorama tecnologico segnato da visioni contrapposte sul futuro dell’IA. Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica 2024, ritiene che i sistemi intelligenti possano sfuggire al controllo umano; al contrario, Demis Hassabis – Nobel per la chimica 2024 e CEO di Google DeepMind – sostiene che nei prossimi dieci anni l’IA potrebbe portare a soluzioni decisive per molte malattie. Sia Hassabis sia Sam Altman, CEO di OpenAI, prevedono l’arrivo dell’AGI nell’arco di 5-10 anni, capace di svolgere la maggior parte delle mansioni svolte oggi dagli esseri umani.

Pissarides prende però le distanze da chi, come Elon Musk, sostiene che l’IA eliminerà ogni tipo di lavoro umano. Secondo il Nobel, ogni rivoluzione tecnologica comporta la scomparsa di alcune professioni e la nascita di nuove, come già avvenuto in passato. Ha citato l’esperienza della Cina tra gli anni ’80 e i primi 2000, quando milioni di lavoratori si spostarono dall’agricoltura all’industria manifatturiera, in quella che definisce la più grande migrazione occupazionale della storia recente.

La sfida attuale, ha spiegato, è rendere più fluido questo passaggio tra settori. A ostacolarlo sono soprattutto la carenza di competenze aggiornate e le asimmetrie informative nel mercato del lavoro. Per questo, ribadisce, l’apprendimento continuo è centrale nell’era dell’IA: la capacità più importante è “imparare a imparare”, con solide basi STEM e formazione costante. Un’indagine del McKinsey Global Institute, ha ricordato, segnala che le aziende che investono almeno 75 ore annue di formazione per dipendente ottengono risultati migliori.

Tra le competenze più richieste ai giovani, Pissarides include la capacità di analizzare dati, comunicare in modo efficace, prendere decisioni consapevoli e possedere abilità trasversali, come empatia e collaborazione.

Il Nobel ha citato anche un episodio personale: suo figlio ha chiesto a ChatGPT se il padre potesse diventare Cancelliere dello Scacchiere nel Regno Unito. L’IA ha risposto che Pissarides sarebbe un eccellente membro del Parlamento, ma non aveva elementi sufficienti per giudicare la sua idoneità al ruolo ministeriale. Il professore racconta l’aneddoto con ironia: “Dopo quella risposta, non ho presentato la candidatura”.

Sul rapporto tra lavoratori e futuro dell’occupazione, ha richiamato un sondaggio dell’American Psychological Association: flessibilità, attenzione alla salute mentale, possibilità di lavorare da remoto e un weekend di tre giorni sono oggi tra i fattori più valutati dalle persone nella scelta del proprio impiego.

Ripercorrendo due secoli di sviluppo economico, Pissarides ritiene plausibile che la settimana lavorativa a quattro giorni diventi gradualmente la norma. Alla domanda su quale modello preferirebbero i lavoratori – sei mezze giornate con un solo giorno di riposo oppure tre giorni di lavoro e quattro liberi – osserva che la maggior parte sceglierebbe la seconda opzione.

Pur lavorando attualmente sei giorni a settimana, Pissarides afferma di attendere con favore un futuro weekend lungo: “Spero che la settimana corta arrivi presto”, ha commentato sorridendo. Nel Regno Unito alcune aziende hanno già introdotto questo modello, anche se non rappresenta ancora uno standard nazionale. A suo avviso, la tendenza è destinata a diffondersi su scala globale, con l’eccezione degli Stati Uniti, dove molte categorie ad alto reddito mantengono ritmi intensi.

Infine, parlando dell’economia taiwanese, ha elogiato la crescita dell’industria dei semiconduttori, ricordando però i rischi di un’eccessiva concentrazione settoriale. Ha citato Cipro e Grecia come esempi di economie dipendenti dal turismo, duramente colpite da eventi esterni come conflitti o pandemie: “Non è prudente basare un’economia su un solo settore”, ha avvertito, invitando a diversificare per ridurre la vulnerabilità.

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