Ero bambina nel 1988, quando c’erano paillettes, fluo, la Milano da bere, i Depeche Mode, Michael Jackson…
C’era chi sognava di diventare una pop star come Madonna o un calciatore come Maradona.
E poi c’ero io, che volevo diventare come Jessica Fletcher. Sì, la J.B. Fletcher di Murder, She Wrote, chissà perché tradotta come La Signora in Giallo.
Su Rai1 appare una serie TV (un telefilm, come si diceva una volta) con protagonista una signora perbene in tailleur midi (interpretata dalla leggendaria Angela Lansbury) che ama il giardinaggio, cucina bene, una scrittrice di successo che vive in una cittadina tranquilla con i suoi amici di sempre e che risolve omicidi per hobby per poi ricavarne bestsellers tradotti in tutte le lingue. Ah sì, dove arriva, ovunque nel mondo, persino in crociera, qualcuno muore…
Guardavo tutte le puntate, tutte. (Le guardo ancora nonostante io sappia già come vadano a finire!)
Ero ipnotizzata dal ticchettio della sua macchina da scrivere, quel suono rassicurante di chi sa cosa sta facendo, era il rumore di una mente che processava dati, scartava i falsi positivi e costruiva pattern.
Io desideravo quella sua capacità di capire la realtà meglio di chiunque altro. Volevo quell’eleganza di mezza età, quella rete di contatti internazionali (tutti altolocati per giunta!) e quel modo rassicurante, calmo ma assertivo.
O forse avrei voluto una Zia come Jessica? Io la chiamo ancora Zia Jessie quando per caso capito su Retequattro in pausa pranzo.
Perché Zia?
Perché Jessica sarebbe stata una mentore stratosferica per me!
Tutta creatività, scrittura, logica. Jessica è quella persona che nota quel piccolo dettaglio fuori posto che tutti gli altri hanno ignorato.
Diciamocelo: il fascino sexy alla John Wick e i cappotti lunghi di Matrix sono ottimi per il marketing ma nella palta di un incident reale, quando tutte le lucette si accendono impazzite, serve il metodo Cabot Cove.
Perché Jessica è un fenomeno? Perché è la regina della Anomaly Detection. In un episodio medio, lei nota una tazzina di caffè, una spilla che c’era e poi non c’è più, una minuscola macchia di fango o un orologio che segna le 23.49 anziché la mezzanotte.
C’è sempre, in puntata, quel suo richiamo profondo nell’aiutare qualcuno in difficoltà, a non lasciare indietro nessuno, neanche uno che sta per essere processato come assassino ed é un po’ come quando condividi quei piccoli trucchi con il tuo collega appena arrivato oppure quando non riesci a far cadere la penna quando il tuo vicino di desk è impicciato in un troubleshooting senza fine, anche se sono le 19.
E allora dimmi, chi è la tua Jessica? Quella persona che ti ha insegnato, o ti sta insegnando, a fare le domande giuste, a guardare dove nessuno guarda, ad avere cento occhi per prevedere le mosse degli altri?
Il mentoring serve a condividere pezzi di storia e raccontare che la minaccia è potenzialmente ovunque, anche dove sembra tutto tranquillo.
Condividere con un junior il metodo Cabot Cove significa trasmettergli la capacità di guardare più a fondo: “Fidati, ma verifica… specialmente se il tizio sembra gentile, non si sa mai”, perché a Cabot Cove il colpevole è quasi sempre l’ospite più gentile e insospettabile oppure la povera nipote dimenticata. In rete, è lo stesso.
Non fidarti di un processo solo perché ha un nome rassicurante o di una mail dai toni gentili solo perché proviene da un dominio conosciuto.
Jessica è lo Zero Trust ante litteram, molto prima che diventasse un termine di marketing.
Lo sceriffo di turno arresta sempre il primo sospettato per chiudere il caso in fretta.
È lo stesso personaggio che chiude il ticket scrivendo “falso positivo” perché ha fretta di andare in pausa pranzo. Ma il mentore esperto, la Zia Jessie personale, si ferma e dice:
“Mhh… c’è solo una cosa che non mi quadra…”.
Eh sì, a quel punto stai per perdere la pausa pranzo, forse anche la pausa caffè e la pausa sigaretta però vuoi mettere cosa ci guadagni quando passi dalla “cultura del chiudi il ticket” alla “cultura del mistero davvero risolto”?
Jessica non ha exploit zero-day, non ha una suite di sicurezza da un milione di dollari… non ha nemmeno un PC, a dire la verità! (Poi quello è arrivato con il tempo).
Colombo e Poirot avevano i loro metodi, ma Jessica ha qualcosa di più: sa farti ragionare mentre ti offre una tazza di tè.
Spendere dei minuti con un collega perché quel log ti puzza di bruciato vale più di qualsiasi licenza super costosa.
Vale come un gesto di cura verso te stesso, che trasmetti qualcosa a qualcuno che magari ti ricorderà tutta la vita per quei pochi minuti.
Possiamo lasciare dei segni sul percorso, possiamo decidere di regalare quel momento senza avere nulla in cambio se non gratitudine, rispetto. Poco?
Se sei quello nuovo, chi è la tua Jessica?
Se sei un leader, un manager o un senior, sei pronto ad essere la Zia Jessie di qualcuno?
E chi è stata la tua?