Autore: Express VPN Data Pubblicazione: 13/05/2022
Qualsiasi programma, applicazione o software usiate, prima o poi vi sarete sicuramente imbattuti in uno o più bug. In certi casi vi sarà capitato che qualche funzione non operava correttamente; in altri invece, vi siete ritrovati con il programma che si bloccava o chiudeva inaspettatamente. I bug sono ormai ovunque e possono rappresentare piccoli fastidi per l’utente, ma rivelarsi anche come grossi problemi per le aziende, soprattutto se si tratta di bug di sicurezza.
Le aziende che operano nel digitale non devono solo avere a che fare con problemi legati alla cybersecurity, che già richiedono l’impiego di molte risorse, ma devono anche affrontare una serie di problemi legati ai bug presenti nei loro programmi. Ecco perché sempre più società decidono di affidarsi ai programmi di bug bounty per cercare di individuare prontamente i bug nei loro prodotti e servizi.
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Come funziona una piattaforma di Bug Bounty
Ogni esperto di cybersecurity, programmazione o hacker etico, può iscriversi presso una delle tante piattaforme di bug bounty per vedere quali sono i programmi offerti dalle varie aziende. Infatti, ogni società può creare dei programmi di bug bounty e caricarli su queste piattaforme (le più famose sono HackerOne e Bugcrowd), con l’obiettivo di invogliare figure esperte a prenderne parte.
Recentemente, ExpressVPN ha lanciato il proprio programma con la più alta ricompensa su Bugcrowd. Infatti, le ricompense variano a seconda dell’azienda e soprattutto a seconda del tipo di bug o vulnerabilità che viene individuata.
Ovviamente, più è grave il bug o vulnerabilità trovata, più altro è il premio che si riceve (le cifre precise sono sempre specificate fin dall’inizio in ogni programma di bug bounty).
Bisogna specificare che ogni programma dispone di un regolamento diverso che è obbligatorio sempre rispettare. Quando si cercando bug o vulnerabilità, si rischia di andare contro i termini e condizioni di un software, così come si devono magari provare degli attacchi nei confronti dei server o servizi dell’azienda stessa.
Se normalmente questi comportamenti sono perseguibili dalla legge, le aziende che partecipano ai programmi Bug Bounty specificano nel dettaglio cosa è possibile fare senza avere problemi di natura legale (ed è bene rispettare sempre queste regole).
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Andare a caccia di bug: una professione sempre più importante
La figura del bug hunter è una professione sempre più ricercata: non solo all’interno delle aziende stesse, ma anche all’esterno. Ogni società ha un team interno per individuare e risolvere bug, così come effettuare tutti i test per il controllo qualità dei prodotti e servizi venduti. Inoltre, ogni azienda informatica ha anche un team di esperti per la cybersecurity che operano quotidianamente per garantire la sicurezza informatica.
Andare a caccia di bug e vulnerabilità è un lavoro continuo, perché i bug possono nascondersi ovunque e quando vengono trovati, bisogna aggiornare il codice e rilasciare nuove patch. Inoltre, a forza di nuovi aggiornamenti, nuovi bug possono essere introdotti dagli sviluppatori e quindi ulteriori controlli sono obbligatori da fare prima e dopo di ogni aggiornamento.
Inoltre, il bug hunting non avviene solo in contesti legati a prodotti e servizi, ma anche per cercare bug nei malware o altre vulnerabilità da sfruttare per neutralizzarli. La figura del bug hunter può quindi tornare utile in diversi casi e può ormai operare sia all’interno di un’azienda, sia come figura esterna su più progetti. Per chiunque sia interessato in questo campo, le piattaforme di bug bounty possono diventare una grossa opportunità.
Queste piattaforme permettono di lavorare con aziende di ogni tipo, fare esperienza e anche guadagnare popolarità in caso si riesca effettivamente a trovare bug o vulnerabilità (le aziende tendono infatti a condividere i dettagli dell’esperto che ha scoperto il bug o vulnerabilità sui propri canali aziendali). Inoltre, l’azienda potrebbe anche essere interessata a proseguire con una collaborazione se si svolge un ottimo lavoro su un programma di bug bounty.
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Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.