Ieri Project Zero ha condiviso i dettagli di una nuova tecnica di “martellamento” (hammering) chiamata Half-Double, che sfrutta il peggioramento della fisica in alcuni dei nuovi chip DRAM in modo da modificare il contenuto della memoria interna.
Rowhammer è un exploit di sicurezza che sfrutta un effetto collaterale non desiderato, presente nella memoria dinamica ad accesso casuale (DRAM) in cui le celle di memoria che interagiscono elettricamente, perdendo le loro cariche. Si tratta di un elusione dell’isolamento che avviene attraverso accessi ripetuti ad un determinato indirizzo, tale accesso può manomettere i dati archiviati in tali indirizzi di memoria.
Advertising
Proprio come le vulnerabilità di esecuzione speculativa nelle CPU, Rowhammer è una violazione delle garanzie, a supporto della sicurezza, offerte dall’hardware sottostante. In quanto fenomeno di accoppiamento elettrico, Rowhammer consente il potenziale bypass delle politiche di protezione della memoria hardware e software. Ciò può consentire al codice non attendibile di uscire dalla sua sandbox e assumere il pieno controllo del sistema.
Rowhammer è stato discusso per la prima volta in un documento nel 2014 per quella che allora era la generazione principale di DRAM: DDR3. L’anno successivo, Project Zero di Google ha rilasciato un exploit funzionante per l’escalation dei privilegi. In risposta, i produttori di DRAM hanno implementato una logica proprietaria all’interno dei loro chip che tentavano di tracciare gli indirizzi a cui si accedeva di frequente e di attenuarli in modo reattivo quando necessario.
Quando la DDR4 divenne ampiamente adottata, sembrava che Rowhammer fosse svanito grazie in parte a questi meccanismi di difesa incorporati. Tuttavia, nel 2020, il documento TRRespass ha mostrato come decodificare e neutralizzare le difese implementate, distribuendo gli accessi, dimostrando che le tecniche di Rowhammer erano ancora praticabili.
Advertising
All’inizio di quest’anno, la ricerca SMASH è andata oltre e ha dimostrato lo sfruttamento attraverso JavaScript, senza invocare primitive di gestione della cache o chiamate di sistema.
Con Half-Double, project-zero ha osservato gli effetti Rowhammer propagarsi a file vicini o adiacenti, anche se con una forza ridotta. Date tre righe consecutive A, B e C, sono stati in grado di attaccare C indirizzando un numero molto elevato di accessi ad A, insieme a solo una manciata (~ dozzine) di accessi su B.
Sulla base degli esperimenti fatti, gli accessi a B hanno un effetto di “gating non lineare”, in cui sembrano “trasportare” l’effetto Rowhammer di A su C. A differenza di TRRespass, che sfrutta i punti ciechi delle difese implementate dai produttori, Half-Double è una proprietà intrinseca del substrato di silicio sottostante.
Google ha collaborato con JEDEC, un’organizzazione commerciale indipendente di ingegneria dei semiconduttori, insieme ad altri partner del settore, alla ricerca di possibili soluzioni per risolvere il fenomeno Rowhammer.
JEDEC ha pubblicato due documenti sulla DRAM e sulle tecniche di mitigazione a livello di sistema (JEP 300-1 e JEP 301-1 ), anche se il percorso è ancora lungo.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
Sono aperte le iscrizioni al corso in Live Class “AGENTIC AI CYBER OPERATIONS (AACO)”. La cybersecurity sta entrando nell'era degli AI Agent: sistemi capaci di ragionare, utilizzare strumenti, orchestrare attività e portare avanti operazioni complesse. Ma come funzionano davvero dal punto di vista tecnico? Con AACO, Red Hot Cyber porta i professionisti della cybersecurity a toccare con mano gli strumenti agentici, attraverso una Live Class in italiano con 15 ore di formazione, laboratori pratici e scenari reali. Agentic AI, Tool Calling, MCP, orchestrazione di agenti, OSINT, Threat Intelligence, vulnerability assessment e automazione delle operazioni di cybersecurity. Non un corso per imparare a usare un chatbot, ma un percorso per capire, costruire e governare sistemi agentici applicati alla sicurezza informatica.