I broadcaster europei stanno chiedendo alla Commissione UE di includere le smart TV e gli assistenti virtuali tra i gatekeeper del Digital Markets Act. Il nodo principale sta riguardando il controllo esercitato dai sistemi operativi e dagli algoritmi sull’accesso ai contenuti digitali. Attualmente queste piattaforme non rientrano pienamente in questa normativa, creando di fatto un vuoto regolatorio. Il riesame del DMA che è previsto per maggio 2026 sarà decisivo per ridefinire il perimetro di azione e affrontare l’impatto crescente delle tecnologie basate sulle AI.
I broadcaster europei richiedono più attenzioni riguardo agli smart TV e assistenti virtuali. Si sono rivolti alla Commissione europea chiedendo di considerare il loro ruolo degli Smart TV e Assistenti virtuali nell’accesso ai contenuti digitali. La notizia è emersa pubblicamente il 23 marzo 2026 attraverso una comunicazione dell’European Broadcasting Union, che parla esplicitamente di una richiesta di applicare le regole sui gatekeeper a connected TV e virtual assistants.
Negli Smart TV, il sistema operativo non è solo un componente tecnico, ma uno snodo che può incidere su come utenti e imprese raggiungono contenuti e servizi. Questo tema si inserisce direttamente nel quadro del Digital Markets Act (DMA), che consente alla Commissione di designare come “gatekeeper” le piattaforme che costituiscono un importante punto di accesso tra imprese e consumatori rispetto ai cosiddetti core platform services.
Nell’architettura del DMA, tra i principali servizi della piattaforma sono inclusi anche i sistemi operativi e gli assistenti virtuali. Lo stesso impianto normativo prevede inoltre che la Commissione possa avviare delle market investigations, sia per valutare la designazione di gatekeeper su base qualitativa (quando non vengono superate le soglie numeriche standard), sia per aggiornare obblighi e rimedi quando necessario.
Ad oggi, il quadro formale applicato dalla Commissione europea resta diverso da quello auspicato dai broadcaster. Il 6 settembre 2023 Bruxelles ha designato per la prima volta sei gatekeeper (Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft), per un totale di 22 core platform services assoggettati alle nuove regole. Tuttavia, in quella comunicazione ufficiale non risultano designazioni specifiche relative ai sistemi operativi delle connected TV o agli assistenti virtuali come categorie già normate in questo contesto.
La richiesta del settore audiovisivo arriva in una fase istituzionale cruciale per il regolamento. La Commissione ha chiarito che il primo rapporto di riesame del DMA deve essere presentato entro il 3 maggio 2026. Questo appuntamento segue una consultazione pubblica avviata proprio per valutare l’efficacia del regolamento e la sua capacità di affrontare nuove sfide tecnologiche, comprese quelle legate ai servizi basati sull’intelligenza artificiale.
Tutto ciò rende la discussione su smart TV e assistenti virtuali particolarmente attuale: il riesame di maggio servirà infatti a verificare se l’attuale perimetro di applicazione del DMA sia sufficiente per governare l’evoluzione dei mercati digitali.
È un tema davvero centrale per il settore televisivo. Quando l’accesso ai contenuti passa attraverso interfacce proprietarie, algoritmi di raccomandazione, sistemi operativi chiusi e assistenti vocali, non entra in gioco solo la distribuzione del segnale. Cambia, infatti, l’intero rapporto tra piattaforme tecnologiche, utenti e fornitori di contenuti. Per questo i broadcaster chiedono a Bruxelles di prestare maggiore attenzione alla regolamentazione di questi aspetti.