Internet via satellite in orbita bassa non è più solo un modo per connettere aree remote alla rete.
Costellazioni di centinaia e migliaia di satelliti stanno già influenzando le comunicazioni durante le crisi, modificando la pianificazione militare e costringendo gli Stati a riflettere su chi controlla realmente l’accesso alle informazioni.
Le moderne costellazioni satellitari operano in orbita bassa, in genere al di sotto di 1.250 miglia, ovvero circa duemila chilometri. Le reti, sono costituite da centinaia o migliaia di satelliti, che si trovano più vicini alla Terra rispetto ai satelliti geostazionari. Pertanto, il segnale percorre una distanza minore, la latenza è ridotta e la velocità di risposta della connessione si avvicina a quella di alcune reti terrestri.
Il significato politico delle reti in orbita bassa è diventato particolarmente evidente a seguito al lancio di Starlink in paesi e regioni con comunicazioni limitate o interrotte.
Nel numero di aprile di Aerospace Knowledge, rivista affiliata alla Società cinese di aeronautica e astronautica, il lancio di Starlink in Venezuela è stato descritto come una sfida diretta alle nozioni tradizionali di sovranità nelle telecomunicazioni.
Il caso del Venezuela ha dimostrato che le comunicazioni satellitari possono essere implementate oltre confine con scarso rispetto per le tradizionali normative nazionali. Sebbene il Paese non fosse incluso nell’elenco dei mercati ufficialmente supportati da Starlink, la rete è stata in grado di fornire accesso a banda larga durante la crisi, aggirando di fatto i controlli locali sulle telecomunicazioni, come riportato dal South China Morning Post .
Gli analisti considerano l’esempio del Venezuela un punto di svolta significativo.
I satelliti in orbita bassa non sono più visti come infrastrutture sperimentali: gli operatori privati sono in grado di trasformare l’ambiente delle comunicazioni di un intero Paese in pochi giorni. La questione principale è la sovranità dell’informazione, poiché le comunicazioni possono essere attivate dall’esterno senza l’approvazione formale del governo.
Per la Cina, questa esperienza ha accresciuto l’attenzione sui propri progetti satellitari. Howard Wang, esperto della RAND Corporation, ritiene che Pechino consideri sempre più urgente lo sviluppo di costellazioni distribuite in orbita bassa. Le reti decentralizzate sono più difficili da disattivare e i lanci a basso costo consentono la rapida sostituzione dei satelliti persi.
La vecchia logica di puntare su pochi satelliti non funziona più bene contro grandi costellazioni in orbita bassa. Rimuovere quindi i singoli satelliti dall’orbita ha un’efficacia limitata perché la rete è progettata con ridondanza e nodi di backup multipli. Ad esempio, in ambito militare, questa resilienza è spesso descritta come la capacità di uno sciame d riuscire ai mantenere le operazioni dopo le perdite.
Intanto, questa architettura sta cambiando l’economia e la dottrina della guerra spaziale.
L’approccio tradizionale, da sempre incentrato sul colpire obiettivi di alto valore e ad alto impatto, sta perdendo efficacia nel contesto spaziale. Secondo Wang, le reti satellitari resilienti complicano il concetto cinese di guerra di precisione multidominio, in cui un attacco a nodi chiave ha lo scopo di paralizzare l’infrastruttura interconnessa del nemico senza causare distruzioni diffuse.
La crescita delle costellazioni in orbita bassa aumenta con il costo delle operazioni offensive nello spazio e per ottenere un effetto significativo contro una rete come Starlink, un avversario potrebbe dover intensificare notevolmente le proprie azioni, e la portata dell’operazione accrescerà i rischi militari e politici.
In risposta, la Cina sta accelerando lo sviluppo della propria infrastruttura satellitare, che comprende la rete Guowang e il progetto Qianfan, sostenuto da Shanghai. Pechino sta anche valutando contromisure contro le costellazioni in orbita bassa, ma gli esperti ritengono che l’efficacia di tali soluzioni non sia ancora stata dimostrata.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance