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Sviluppo Cognitivo: Le AI invadono i feed dei bambini con video colorati. Quanto è un bene?

Sviluppo Cognitivo: Le AI invadono i feed dei bambini con video colorati. Quanto è un bene?

27 Febbraio 2026 07:31

Capita di aprire il feed per bambini e ritrovarsi sommersi da cartoni colorati, canzoncine, animali che ballano. A prima vista tutto sembra innocuo, quasi educativo. Poi, guardando meglio… qualcosa stona.

Sempre più spesso quei video non nascono da un team creativo ma da sistemi generativi. L’algoritmo li spinge con decisione e i piccoli finiscono per vederli uno dopo l’altro senza accorgersi troppo della differenza.

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Come gli algoritmi stanno riempiendo i feed dei bambini

La questione è emersa dopo un’analisi condotta dalla giornalista Arjeta Laika del The New York Times. Ha osservato il funzionamento delle raccomandazioni e controllato più di mille video comparsi nei feed destinati ai più piccoli.

Durante un test abbastanza semplice, circa quindici minuti di visione continua, quasi il 40 percento dei contenuti suggeriti risultava creato con modelli generativi. Un numero che fa riflettere. Ti sembra poco? A molti non lo è affatto.

Questi video sono brevi cartoni: animali che cantano alfabeti, numeri, filastrocche elementari. Visivamente attirano l’attenzione, sì, ma spesso non raccontano nulla. Le scene cambiano in modo confuso, i movimenti dei personaggi risultano strani e la trama… praticamente non esiste.

Quando l’intrattenimento diventa rumore ripetitivo

Il punto sollevato dagli esperti riguarda lo sviluppo cognitivo. Un flusso continuo di immagini rapide e rime semplici abitua i bambini a contenuti che richiedono pochissima concentrazione. Alla lunga, l’interesse verso storie più articolate può ridursi.

Non è solo teoria. Alcuni osservatori notano che l’algoritmo tende a promuovere questi video come se fossero materiale educativo. Eppure, dietro l’aspetto brillante, si tratta spesso di sequenze ripetitive costruite quasi in serie.

I segnali per riconoscere i video generati automaticamente

Ci sono dettagli che tradiscono l’origine artificiale. Movimenti innaturali dei personaggi, espressioni che cambiano senza logica, sfondi ripetuti molte volte e una narrazione quasi assente. Insomma, pattern che diventano evidenti dopo qualche minuto di visione.

Molti di questi canali pubblicano decine di clip simili con pause minime tra un caricamento e l’altro. Il motivo è semplice: creare animazioni con questi strumenti costa pochissimo, mentre le visualizzazioni possono generare entrate consistenti.

La piattaforma sostiene di controllare i contenuti destinati ai bambini, ma il volume cresce più velocemente della moderazione. Intanto governi e ricercatori studiano sistemi per monitorare meglio il fenomeno online. La ricerca che ha analizzato i risultati e il contesto in cui questi video stanno proliferando nei feed dedicati ai più giovani.

Conclusioni

C’è un punto che spesso viene sottovalutato. Il problema non nasce oggi con l’intelligenza artificiale. In realtà era già visibile da anni, quando le piattaforme hanno iniziato a spingere contenuti sempre più brevi, veloci, frammentati. Gli “short”, i reel, i clip da pochi secondi. All’inizio sembravano solo un nuovo formato di intrattenimento. Poi sono arrivati i primi dati.

Diversi studi hanno osservato che un consumo intensivo di video brevi è associato a un peggioramento della capacità di mantenere l’attenzione e del controllo esecutivo nei giovani utenti. Una ricerca su studenti tra i 12 e i 18 anni, ad esempio, ha mostrato che l’uso frequente di short-video è correlato a minore attenzione sostenuta e maggiore distrazione durante le attività scolastiche. Un’altra linea di studi indica che l’utilizzo di queste piattaforme può incidere sul funzionamento cognitivo e persino sul rendimento scolastico degli adolescenti.

Non solo. Alcuni lavori neuroscientifici hanno rilevato relazioni tra dipendenza da video brevi e riduzione dei meccanismi cerebrali legati al controllo attentivo nella corteccia prefrontale.
E in ricerche su bambini in età scolare è stata osservata un’associazione tra consumo di short-video e comportamenti di disattenzione più marcati.

Ora entra in scena l’intelligenza artificiale generativa. Ed è qui che la questione cambia scala.
Prima i contenuti brevi erano prodotti da creator umani. Oggi possono essere generati in massa, quasi senza costo, in quantità enormi. Questo significa feed ancora più veloci, più ripetitivi, più progettati per trattenere l’attenzione immediata… ma non per stimolare davvero il pensiero.

Se questa tendenza continua senza interventi, il rischio è evidente: intere generazioni abituate a micro-stimoli continui, con sempre meno spazio per la concentrazione lunga, la comprensione profonda e la costruzione di conoscenza complessa. Non è un allarme teorico. È un cambiamento comportamentale che diversi ricercatori stanno già osservando.

E qui entra la responsabilità pubblica. Lasciare che sia solo il mercato degli algoritmi a modellare l’ambiente cognitivo dei minori è una scelta che gli Stati difficilmente potranno ignorare ancora a lungo. Servono politiche chiare: trasparenza sugli algoritmi, limiti nei sistemi di raccomandazione per i minori, controlli sui contenuti generati automaticamente e strumenti reali per monitorare ciò che finisce nei feed dei bambini.

Perché se non si interviene ora, probabilmente si dovrà intervenire dopo.
Quando gli effetti saranno più evidenti.
E molto più difficili da correggere.



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Massimiliano Brolli 300x300
Responsabile del RED Team di una grande azienda di Telecomunicazioni e dei laboratori di sicurezza informatica in ambito 4G/5G. Ha rivestito incarichi manageriali che vanno dal ICT Risk Management all’ingegneria del software alla docenza in master universitari.
Aree di competenza: Bug Hunting, Red Team, Cyber Threat Intelligence, Cyber Warfare e Geopolitica, Divulgazione