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una giovane donna con lunghi capelli scuri e occhi chiari guarda la telecamera seduta alla sua scrivania da programmatrice. Davanti a lei ci sono due grandi monitor carichi di codice, libri di programmazione Python e un piccolo taccuino.

Sviluppo del codice: L’AI non è più uno strumento, ora fa parte del team

6 Luglio 2026 13:56
In sintesi

Durante la conferenza Agentic Dev Conf, Kirill Menshov, vicepresidente senior e responsabile del blocco Tecnologie di Sber, ha dichiarato che l'intelligenza artificiale generativa sta entrando a pieno titolo nel processo di sviluppo del software. Secondo Menshov, nei prossimi anni, gli esseri umani definiranno obiettivi e controlleranno i risultati, mentre gli agenti IA si assumeranno gran parte del lavoro tecnico. Si tratta di una lunga transizione, dove gli agenti rivestiranno il ruolo di "programmatore junior".

L’intelligenza artificiale ha cessato di essere uno strumento ausiliario e sta gradualmente diventando un partecipante a pieno titolo nel processo dello sviluppo del software. Questa previsione è stata espressa dagli esperti in occasione della conferenza Agentic Dev Conf dedicata al futuro del settore IT. Secondo Kirill Menshov, vicepresidente senior e responsabile del blocco Tecnologie di Sber, oggi il mondo si trova nella fase iniziale di una trasformazione su larga scala associata all’intelligenza artificiale generativa. Ritiene che la tecnologia non sia una tendenza temporanea e che nei prossimi anni sarà sempre più integrata nella creazione di prodotti digitali.

Secondo l’esperto, il nuovo modello di sviluppo prevede una divisione netta dei ruoli tra uomo e intelligenza artificiale. Gli esseri umani definiranno obiettivi, formuleranno compiti, controlleranno i risultati e prenderanno decisioni, mentre gli agenti di intelligenza artificiale si assumeranno gran parte del lavoro tecnico. 

Menshov ha osservato che già ora i singoli team di sviluppo che utilizzano un approccio basato su agenti lavorano molto più velocemente di quelli tradizionali. Allo stesso tempo, gli specialisti non dovranno abbandonare completamente la loro conoscenza della programmazione. Secondo lui, la comprensione del codice resta necessaria per verificare i risultati dell’intelligenza artificiale e configurare gli stessi agenti IA.

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L’esperto ritiene inoltre che in futuro ci saranno contemporaneamente aziende che effettueranno lo sviluppo in modo tradizionale e organizzazioni che costruiranno i loro processi attorno all’intelligenza artificiale e saranno in grado di lavorare in modo molto più efficiente. Tali cambiamenti, a suo avviso, influenzeranno i call center, i servizi di supporto e lo sviluppo di software.

Alla conferenza è stato inoltre spiegato che con la diffusione dello sviluppo basato su agenti aumenta anche la necessità di potenza di calcolo e infrastrutture specializzate. Inoltre, gli sviluppatori richiedono nuove competenze, quindi la formazione su come lavorare con gli strumenti di intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante.

I rappresentanti di Sber hanno riferito che l’azienda utilizza già le proprie soluzioni per lo sviluppo utilizzando l’intelligenza artificiale e ha anche preparato corsi di formazione, che in futuro dovrebbero essere messi a disposizione di specialisti di altre organizzazioni.

Quindi questa transizione non sarà indolore in quanto la supervisione e il controllo degli agenti di intelligenza artificiale, che si stanno sempre più prendendo il ruolo di programmatore junior, richiederà la conoscenza 

La transizione nell’uso dell’AI agentica, non sarà semplice mentre sempre più gli agenti svolgendo il ruolo di “programmatori junior”. La supervisione e il controllo sarà centrale e richiederà una conoscenza non solo del codice, ma anche della logica con cui le macchine prendono decisioni.

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In altre parole, il punto di rottura non è solo tecnologico, ma diventa cognitivo. Non basterà solo saper programmare, ma bisognerà saper dialogare con sistemi autonomi e essere capaci di implementare prompt efficaci affinché si possa massimizzare l’apporto dell’intelligenza artificiale, riducendo anche il costi dei token.

Ciò introduce nuove skill, dove lo sviluppatore diventa una sorta di “architetto di intenzioni”, che traduce gli obiettivi umani in istruzioni e verifiche per agenti non umani.

Questa trasformazione ridefinisce anche il concetto di errore. Un tempo, un errore era il risultato di una riga di codice scritta male, domani, potrà essere l’effetto di una specifica ambigua inserita nel prompt, di un contesto mal definito o di un allineamento incompleto tra quella che è l’intenzione umana e l’interpretazione dell’agente. Il controllo non sarà più solo una correzione dopo il fatto, ma una progettazione preventiva delle condizioni in cui l’IA opera.

Ne deriva quindi che più l’automazione cresce, più aumenta il bisogno di comprenderla al meglio. Non si tratta di un paradosso, ma di comprendere che le AI sollevano lo sviluppatore da gran parte del lavoro meccanico, ma lo obbliga a un livello superiore di consapevolezza, dove le decisioni non sono più locali, ma sistemiche.

Infine, questa evoluzione non ridistribuisce solo i compiti, ma anche il potere decisionale. Le aziende che riusciranno a governare al meglio gli agenti intelligenti con rigore, trasparenza e capacità critica, non saranno solo efficienti, ma strutturalmente diverse.

Ed è qua la vera discontinuità con il passato. Il successo non sarà tra “chi usa IA e chi non la usa”, ma tra chi la subisce come automazione opaca e chi la governa come estensione del pensiero umano.



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Luigi Zullo 300x300
Ricercatore di sicurezza informatica con esperienza nell’analisi delle vulnerabilità, nella mitigazione del rischio cyber, nelle attività di red teaming ed ethical hacking e nella protezione di sistemi complessi. Specializzato in penetration testing e Threat Intelligence, contribuisce al rafforzamento della resilienza digitale di infrastrutture e reti aziendali.
Aree di competenza: Penetration Testing, Threat Intelligence, Red Teaming, Vulnerability Assessment, Incident Response