
Di recente, almeno un centinaio di contee, paesi e città statunitensi hanno acquistato sistemi di sorveglianza fabbricati in Cina che il governo statunitense ha collegato a violazioni dei diritti umani.
Alcuni comuni hanno speso decine di migliaia di dollari o più per acquistare apparecchiature di sorveglianza prodotte da due società tecnologiche cinesi, Hikvision e Dahua, dopo che le società sono state aggiunte alla lista nera del governo degli Stati Uniti nel 2019, in quanto collegate agli sforzi Cinesi per sopprimere le minoranze etniche nello Xinjiang, dove vive la maggior parte dei musulmani uiguri.
La principale delle accuse del governo degli Stati Uniti è che Pechino ha fatto molto affidamento su Hikvision, Dahua e altri aziende per fornire la tecnologia di sorveglianza che utilizza per monitorare la popolazione uigura come parte degli sforzi in corso del governo per sopprimere il gruppo etnico, cosa che ha ripetutamente negato.
Anche in Italia è scoppiato attorno alle telecamere della Hikvision un caso, a seguito che il programma della RAI Report, che ha riportato come queste telecamere hanno accesso a numerosi dati biometrici, rivelando se abbiamo la febbre, se portiamo bene la mascherina, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, se siamo in gruppo o da soli davanti all’obiettivo.
Si tratta di un grande aiuto a prevenire la diffusione del virus ma il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende e i più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi.
Chi c’è dietro queste aziende? Dove finiscono i nostri dati? Potrebbero essere usati contro di noi?
L’esperto di sicurezza Francesco Zorzi, ha effettuato una analisi sul sistema di sorveglianza installato in RAI per capire cosa accade ai dati catturati dalle telecamere ogni volta che riescono a connettersi alla rete.
Da quanto analizzato, le telecamere parlano tra di loro (questo è il normale funzionamento di una rete IoT) e, se connesse a internet, aprono la connessione con un soggetto esterno, un server situato nella regione dove ha sede Hikvision, l’azienda produttrice delle stesse.
Inoltre le telecamere Hikvision più tecnologiche utilizzate per il riconoscimento facciale, quelle in dotazione alla Rai, sono dotate di una memoria aggiuntiva con la quale possono svolgere delle registrazioni locali.
Gli apparecchi sono capaci di inviare tali dati alla casa madre sebbene siano all’interno di un sistema chiuso. A rendere ancora più inquietante questo quadro (da quanto dice Report), c’è il fatto che lo Stato cinese ha il controllo societario della Hikvision con una quota del 42%.
Le telecamere di Hikvision sono presenti in numerosi palazzi istituzionali italiani: Ministeri, Tribunali, palazzi dei servizi di sicurezza e addirittura Palazzo Chigi. Queste telecamere, non solo rilevano la temperatura ma ogni singolo dettaglio del nostro volto e del nostro carattere perché sono letti dagli algoritmi di intelligenza artificiale.
Report sottolinea che il controllo di Hikvision è nelle mani di CETC, un’azienda dello stato cinese che sviluppa software militari, infrastrutture di difesa, armi elettroniche. Insomma Hikvision è nelle mani di un gigante strettamente legato allo stato militare cinese, l’amministratore è un parlamentare del partito comunista cinese.
Il Parlamento europeo ha deciso di spegnere le telecamere della cinese Hikvision perché la società Cinese è stata accusata di riconoscimento facciale ai danni della minoranza cinese degli uiguri.
La decisione avrà conseguenze anche in Italia: Camera e Senato dovranno cambiare fornitori, così come diverse Procure del Paese.
Premesso che l’analisi potrebbe avere alcune lacune (ad esempio esiste una architettura server oncloud oppure on-prem dal quale visualizzare i flussi video delle telecamere), sicuramente il tema del riconoscimento facciale è allarmante e occorre fare molto per regolamentare questa nuova tecnologia che sta entrando in modo prepotente in tutte le aziende italiane.
Fonte
https://techcrunch.com/2021/05/24/united-states-towns-hikvision-dahua-surveillance/
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