Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza.
La vera forza della cybersecurity risiede
nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Banner Desktop
Cyber Offensive Fundamentals 320x200 V0.1
Terrore tra i cybercriminali per i messaggi sui server della PA. Ma gli RDP rimangono esposti

Terrore tra i cybercriminali per i messaggi sui server della PA. Ma gli RDP rimangono esposti

9 Dicembre 2022 08:20

E’ sottile il confine che divide ciò che è accettabile con ciò che è ridicolo. 

Penso che una PA che espone on the wild un server RDP con una schermata simile sia decisamente scivolata nel secondo caso.

Già me lo immagino il cybercriminale intimorito da un simile disclaimer. Si accettano scommesse: cliccherà su OK oppure no? 


Cyber Offensive Fundamentale Ethical Hacking 02

Avvio delle iscrizioni al corso Cyber Offensive Fundamentals
Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica?
La base della sicurezza informatica, al di là di norme e tecnologie, ha sempre un unico obiettivo: fermare gli attacchi dei criminali informatici. Pertanto "Pensa come un attaccante, agisci come un difensore". Ti porteremo nel mondo dell'ethical hacking e del penetration test come nessuno ha mai fatto prima. Per informazioni potete accedere alla pagina del corso oppure contattarci tramite WhatsApp al numero 379 163 8765 oppure scrivendoci alla casella di posta [email protected].


Supporta Red Hot Cyber attraverso: 

  1. L'acquisto del fumetto sul Cybersecurity Awareness
  2. Ascoltando i nostri Podcast
  3. Seguendo RHC su WhatsApp
  4. Seguendo RHC su Telegram
  5. Scarica gratuitamente “Byte The Silence”, il fumetto sul Cyberbullismo di Red Hot Cyber

Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì.

Scherzi a parte, basta una velocissima indagine su Shodan Images per trovare anche altri casi simili, dove si “baratta” la sicurezza con un avviso.

Parliamo di due server, due dei tanti esposti da pubbliche amministrazioni italiane, con accesso RDP. Nel primo caso, il fingerprinting sembra confermare una macchina Windows 10/Server 2016. Nel secondo, siamo davanti ad un Windows Server 2008 R2, prodotto arrivato a fine vita il 14 gennaio 2020.

Buffo, perché entrambi i server espongono anche la porta UDP 1194, della popolare soluzione OpenVPNperché non usarlo come strumento per accesso a questi servizi, invece di esporli direttamente sulla Rete?

Eppure è noto che l’RDP è un servizio critico che non andrebbe esposto pubblicamente sulla Rete, poiché non solo rivela informazioni tecniche che un attaccante può sfruttare (es. il tipo di server) ma anche informazioni personali (es. il nome utente o altre info simili) che possono essere usate per attacchi di spear phishing. Senza contare, ovviamente, l’uso di credenziali non sempre sicure o di versioni contenenti vulnerabilità note, come la famosa CVE-2019-0708 “BlueKeep” o la recente CVE-2022-21893 (score CVSS3 8.0).

Proseguiamo nell’esplorazione dei risultati restituiti da Shodan Images per una banale query “comune”. Ne trova 13, che in realtà sono anche meno. Non molti, considerando che in Italia i Comuni sono 7904. Parliamo però solo di RDP esposti e di una query “comune”: son pronto a scommettere che ce ne sono molti altri, on the wild. Al netto, ovviamente, di tutti gli altri servizi critici esposti, come questa bella interfaccia di amministrazione di un terminale VoIP Yealink “Ultra-elegant SIP-T46U”.

o l’interfaccia di login di una bella telecamera di sorveglianza Dahua, installata chissà dove. Avranno almeno cambiato le credenziali?

Continuando poi per il “vecchio” vizietto di usare il server con l’account di Administrator…

Abbiamo, insomma, una bella collezione di problemi e criticità di sicurezza informatica, facilmente individuabili da chiunque in pochi minuti senza particolari capacità tecniche o risorse economiche. Che, a pochi giorni dagli ennesimi attacchi ransomware ai danni di due amministrazioni comunali, non lasciano ben sperare per il futuro della sicurezza dei dati personali dei cittadini.

Eppure, stando ai target sulla Sicurezza Informatica contenuti nel Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2021-2023, abbiamo raggiunto il 100% dei risultati attesi e gli RTD –Responsabili della Transizione Digitale, ovvero le figure dirigenziali preposte all’attuazione del Piano– dimostrano un elevato grado di conoscenza delle minacce cyber.

Come avrete notato, e come ha sottolineato anche la stessa AgID, l’indagine su CMS e HTTPS è solo per individuare due indicatori sulla consapevolezza dei rischi cyber del contesto PA. La palla, da qualche mese, è passata in capo all’ACN – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – e siamo in attesa di vedere qualche risultato concreto, soprattutto sulle PA locali: “la sicurezza di un sistema è data dalla sicurezza del suo anello più debole“. Certo è che recuperare il decennale ritardo non sarà facile, soprattutto in un Paese culturalmente poco incline all’innovazione come l’Italia, per quanto possa vantare professionisti di tutto rispetto.

Certamente sono consapevole che i pochi esempi riportati in queste pagine non sono indicativi della situazione generale (che vede ben altri numeri) ma le continue notizie di attacchi cyber ai danni delle PA italiane sembrano delineare uno scenario tutt’altro che ottimale, che richiede attenzione da parte della Politica per avviare iniziative preventive, rafforzando la resistenza dei sistemi ICT istituzionali. Penso che questo potrà avvenire solo lavorando sullo sviluppo di una cultura cyber all’interno delle Istituzioni, formando il personale e potenziando competenze e know-how. Non è un caso, infatti, se la stragrande maggioranza degli attacchi avviene attraverso il “fattore umano: conseguenza di una sottovalutazione degli “elementi” che hanno le chiavi di accesso senza averne adeguata consapevolezza e formazione?

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Michele Pinassi 150x150
Nato e cresciuto a Siena, è Responsabile della Cybersecurity dell’Università di Siena. Lavora nel campo ICT da oltre 20 anni, usando esclusivamente software libero. Da sempre attento alle tematiche sulla privacy e sui diritti civili digitali, attraverso il suo blog nato nel lontano 2000, è ancora attivamente impegnato nel sensibilizzare i cittadini su queste tematiche.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoCyber News
“Ho rubato 120.000 Bitcoin”: la confessione dell’hacker di Bitfinex che ora vuole difendere il cyberspazio
Redazione RHC - 25/01/2026

La storia di Ilya Lichtenstein, l’hacker responsabile di uno degli attacchi informatici più grandi mai compiuti contro le criptovalute, appare come un episodio di una serie TV, eppure è assolutamente reale. Dopo essere stato rilasciato,…

Immagine del sitoCyber News
AGI: i CEO di Google e Anthropic lanciano l’allarme a Davos – il mondo non sarà pronto!
Redazione RHC - 24/01/2026

Se c’erano ancora dubbi sul fatto che le principali aziende mondiali di intelligenza artificiale fossero d’accordo sulla direzione dell’IA, o sulla velocità con cui dovrebbe arrivarci, questi dubbi sono stati dissipati al World Economic Forum…

Immagine del sitoCyber News
Un browser funzionante creato con l’AI con 3 milioni di righe di codice: svolta o illusione?
Redazione RHC - 24/01/2026

Una settimana fa, il CEO di Cursor, Michael Truell, ha annunciato un risultato presumibilmente straordinario. Ha affermato che, utilizzando GPT-5.2, Cursor ha creato un browser in grado di funzionare ininterrottamente per un’intera settimana. Questo browser…

Immagine del sitoCyber News
NoName057(16) colpisce l’Italia 487 volte negli ultimi 3 mesi: l’ondata DDoS non si ferma
Redazione RHC - 24/01/2026

L’Italia si conferma uno degli obiettivi principali della campagna di attacchi DDoS portata avanti dal gruppo hacktivista NoName057(16). Secondo quanto dichiarato direttamente dal collettivo, il nostro Paese ha subito 487 attacchi informatici tra ottobre 2024…

Immagine del sitoCyber News
NexPhone: tre sistemi operativi in tasca! Il telefono che sfida il concetto stesso di PC
Redazione RHC - 23/01/2026

La domanda ritorna ciclicamente da oltre dieci anni: uno smartphone può davvero sostituire un computer? Nel tempo, l’industria ha provato più volte a dare una risposta concreta, senza mai arrivare a una soluzione definitiva. Dai…