
Google ha recentemente annunciato che a partire dal 16 febbraio 2025, le aziende che utilizzano i prodotti pubblicitari dell’azienda potranno utilizzare il rilevamento delle impronte digitali. Questa tecnologia consente di identificare il dispositivo dell’utente in base a dati software e hardware. L’autorità di regolamentazione britannica ICO ha espresso preoccupazione per questa decisione, poiché ritiene che il rilevamento delle impronte digitali limiti il diritto alla privacy degli utenti.
Il rilevamento delle impronte digitali può sostituire la funzionalità dei cookie di terze parti utilizzati per tracciare le attività online degli utenti. Tuttavia, l’ICO sottolinea che ciò impedisce alle persone di scegliere come raccogliere e utilizzare i propri dati. Nel 2019, Google ha sostenuto che il rilevamento delle impronte digitali viola i diritti di scelta e di trasparenza. Ora la società ha cambiato posizione.
L’ICO ha pubblicato una bozza di linee guida sull’uso delle impronte digitali ai sensi della legislazione sulla protezione dei dati. Queste linee guida delineano requisiti come garantire la trasparenza, ottenere il consenso volontario, garantire un trattamento corretto dei dati e dare agli utenti il controllo sui propri dati. Si prevede che una consultazione sulla bozza si aprirà il 20 dicembre in modo che le aziende possano fornire i loro commenti. Secondo l’ICO, soddisfare questi requisiti non sarà facile.
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Le impronte digitali sono più difficili da controllare rispetto ai cookie. Anche se un utente cancella i dati del browser, il dispositivo potrebbe essere riconosciuto nuovamente, indebolendo le protezioni della privacy, anche per coloro che cercano attivamente di evitare il tracciamento.
L’ICO continua a collaborare con Google e si prepara a svelare la sua strategia per la protezione dei dati degli utenti all’inizio del prossimo anno. L’obiettivo è restituire alle persone il controllo su come le loro informazioni vengono utilizzate per la pubblicità personalizzata.
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