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UE vs USA: è Battaglia per la Sovranità Digitale! E se 265 miliardi di euro rimanessero in EU?

28 Maggio 2026 14:23
In sintesi

L'Unione Europea sta implementando una strategia radicale per affermare la propria sovranità tecnologica, promuovendo alternative europee in settori chiave come semiconduttori, cloud computing e intelligenza artificiale. Questo approccio mira a ridurre la dipendenza dalla tecnologia statunitense e rafforzare la resilienza economica del blocco. La strategia include incentivi per lo sviluppo di data center europei e tecnologie cloud e AI sovrane.

Il 3 giugno, la Commissione europea dovrebbe presentare ufficialmente la sua Comunicazione sulla sovranità tecnologica europea, nell’ambito del cosiddetto “Tech Sovereignty Package” (Pacchetto sulla sovranità tecnologica), un insieme di iniziative volte a rafforzare l’autonomia tecnologica dell’Unione europea in settori critici come il cloud computing, l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, i dati, la sicurezza informatica e le infrastrutture digitali.

Sebbene l’UE non disponga di una definizione univoca di sovranità digitale o tecnologica, i responsabili politici concordano sempre più su due obiettivi: ridurre le dipendenze critiche nell’ambito dell’infrastruttura tecnologica digitale e rafforzare la competitività europea. Il prossimo pacchetto UE sulla sovranità tecnologica (previsto per l’estate del 2026) mira a definire una comprensione condivisa del concetto di sovranità.

La sovranità tecnologica consente all’Europa di:

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  • Rafforzare la sua competitività, resilienza e sicurezza
  • Garantire l’autonomia strategica nelle principali tecnologie digitali
  • Sostenere mercati digitali aperti ed equi
  • Tutelare i diritti dei cittadini e i processi democratici nello spazio online.
  • Favorire l’innovazione e la leadership tecnologica a lungo termine

L’UE si sta quindi preparando ad una spinta radicale per allentare la propria dipendenza dalla tecnologia statunitense sostenendo alternative europee in settori che passano dai semiconduttori fino ad arrivare al cloud computing e all’intelligenza artificiale.

Questo avviene attraverso la redazione di una bozza di strategia europea per la sovranità tecnologica, la quale è stata visionata dal Financial Times che vede l’Europa  “rivendicare il suo posto nella corsa globale per il potere geoeconomico” in un “momento decisivo per affermare la propria sovranità tecnologica”.

La strategia segnala un netto cambiamento rispetto al passato, relativamente all’approccio della Commissione europea nei confronti delle Big Tech, dalla regolamentazione principalmente dei gruppi della Silicon Valley alla promozione di alternative europee, nonostante le pressioni da parte di funzionari e aziende tecnologiche statunitensi.

Il nuovo documento è ancora soggetto a modifiche prima della pubblicazione prevista la prossima settimana. La mossa fa seguito a mesi di crescente preoccupazione nelle capitali dell’UE riguardo alla dipendenza dalla tecnologia americana che è alla base della maggior parte dell’economia del blocco. Funzionari e aziende temono inoltre che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe sospendere o limitare l’accesso ai servizi tecnologici fondamentali degli Stati Uniti in un contesto di crescenti tensioni transatlantiche.

Al centro della strategia dell’UE c’è il  Cloud and AI Development Act, volto ad accelerare la capacità dei data center europei semplificando e armonizzando le procedure per i data center. L’obiettivo è triplicare la capacità dell’UE nei prossimi cinque-sette anni.

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La legge cerca di incoraggiare lo sviluppo di soluzioni europee per il cloud e l’intelligenza artificiale. I governi europei dovranno quindi effettuare “valutazioni del rischio di sovranità” per migliorare la resilienza e identificare alternative europee.

La legge potrebbe dare impulso agli operatori tecnologici europei esistenti come SAP, Mistral e OVHcloud. Attualmente, l’80% della spesa totale per software e servizi cloud per uso aziendale in Europa è stata destinata ad aziende statunitensi, per un volume di 265 miliardi di euro. Lo studio che ha riportato queste cifre sostiene anche che se il solo 15% di questa spesa rimanesse all’interno dell’economia europea entro il 2035, si creerebbero circa 500.000 posti di lavoro diretti, indiretti e indotti, a beneficio dell’economia europea.

Il mercato è dominato da tre partecipanti statunitensi: Amazon, Microsoft e Google. Nel tentativo di allontanare le preoccupazioni, diverse aziende tecnologiche statunitensi hanno offerto ai clienti europei un maggiore controllo su dove vengono localizzati i loro dati.

Microsoft, ad esempio, ha affermato che contesterà qualsiasi ordine del governo statunitense di cessare i servizi cloud ai clienti europei, anche attraverso i tribunali.

Per evitare qualsiasi “Sovranità strumentale”, nel senso che le società straniere continuano a essere il principale motore dei servizi tecnologici europei fornendo rassicurazioni o altro, la Commissione definirà quattro livelli di sovranità del cloud. Tali classifiche saranno collegate a criteri tra cui chi controlla il servizio, la catena di fornitura, il trattamento dei dati per i modelli di intelligenza artificiale, nonché l’ubicazione dell’infrastruttura e la sicurezza informatica.

Bruxelles sta pianificando una seconda iterazione della sua legge sui chip per rafforzare la produzione nazionale di semiconduttori e ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri, soprattutto dopo la carenza di chip conseguente all’acquisizione del produttore di chip Nexperia da parte della cinese Wingtech.

Tale legge mira a stimolare la domanda interna di chip progettati e fabbricati nell’UE collegando i fornitori con gli utenti, ad esempio tramite accordi di prelievo.

La Commissione ha insistito sul fatto che il piano non riguarda “l’isolamento, il protezionismo o il disaccoppiamento tecnologico”, ma piuttosto la creazione di “contrappesi strategici che migliorino la capacità dell’Europa di rimanere aperta al mondo senza compromettere i suoi interessi e valori”.


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Marcello Filacchioni 300x300
ICT CISO e Cyber Security Manager con oltre vent’anni di esperienza tra settore pubblico e privato, ha guidato progetti di sicurezza informatica per realtà di primo piano. Specializzato in risk management, governance e trasformazione digitale, ha collaborato con vendor internazionali e startup innovative, contribuendo all’introduzione di soluzioni di cybersecurity avanzate. Possiede numerose certificazioni (CISM, CRISC, CISA, PMP, ITIL, CEH, Cisco, Microsoft, VMware) e svolge attività di docenza pro bono in ambito Cyber Security, unendo passione per l’innovazione tecnologica e impegno nella diffusione della cultura della sicurezza digitale.
Aree di competenza: Cyber Security Strategy & Governance, Vulnerability Management & Security Operations.