Il Pentagono ha reso pubblica la prima importante raccolta di documenti sui fenomeni anomali non identificati, o UAP. Questo è il termine ufficiale utilizzato negli Stati Uniti per indicare gli avvistamenti precedentemente più comunemente attribuiti agli UFO.
Sono stati resi pubblici circa 160 documenti: video, fotografie, rapporti, scansioni di vecchi documenti, testimonianze oculari e materiale proveniente da diverse agenzie, risalente a diversi decenni.
I documenti sono stati pubblicati su un nuovo sito web governativo. La raccolta comprende osservazioni recenti di personale militare e federale, nonché materiale d’archivio risalente ai programmi di ricerca sugli UFO degli anni ’40 e alle missioni Apollo.
Alcuni dei documenti sono già stati resi pubblici, ma le nuove versioni contengono più pagine e, in alcuni punti, meno sezioni classificate. Il Pentagono ha inoltre dichiarato che pubblicherà nuove serie di materiali man mano che verranno declassificati.
I documenti includono un rapporto del 2023 di funzionari federali degli Stati Uniti occidentali su oggetti descritti come sfere che rilasciano altre sfere. Materiali del 2024 menzionano l’osservazione, da parte di personale militare statunitense in Siria, di una sfera bianca, frastagliata e luminosa.
Tra i file visivi figurano un oggetto simile a un’ameba ripreso nell’area di responsabilità del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti, una forma circolare luminosa proveniente da filmati del Comando Centrale e luci nelle immagini scattate dall’equipaggio dell’Apollo 17 dalla superficie lunare.
La parte archivistica non è meno intrigante. La collezione comprende messaggi manoscritti e dattiloscritti della fine degli anni ’40, i primi rapporti sui dischi volanti e materiali provenienti dall’FBI, dalla NASA, dal Dipartimento di Stato e dal Dipartimento della Difesa. Di particolare interesse sono i riferimenti alle osservazioni effettuate durante le missioni lunari, tra cui il lampo di luce sulla superficie lunare segnalato dall’Apollo 17.
La precisazione più importante rimane la stessa: nessun documento pubblicato conferma la scoperta di vita extraterrestre . I documenti descrivono fenomeni non identificati, ovvero casi in cui il governo non dispone di una spiegazione definitiva o di dati sufficienti per trarre una conclusione certa. Un oggetto non identificato in un rapporto non significa necessariamente che si tratti di un’astronave aliena. Tale definizione viene spesso attribuita a filmati sfocati, rari effetti atmosferici, oggetti con dati di traiettoria incompleti o osservazioni in cui è impossibile ricostruire tutte le condizioni.
La pubblicazione è collegata all’iniziativa dell’amministrazione di Donald Trump per la divulgazione di materiale sugli UAP (Used Aliens, esseri umani non identificati). Il Pentagono, la Casa Bianca, l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale, la NASA, l’FBI, il Dipartimento dell’Energia e altre agenzie hanno partecipato al coordinamento.
Il sito web afferma che le agenzie devono localizzare, verificare, declassificare e rilasciare il materiale in fasi successive, poiché si tratta di decine di milioni di documenti, molti dei quali esistono solo in formato cartaceo.
L’interesse per l’argomento negli Stati Uniti si è esteso da tempo ben oltre l’ufologia amatoriale. Un sondaggio YouGov ha mostrato che oltre il 60% degli americani crede che il governo stia nascondendo informazioni sugli UAP (Usage-based Unmanned Planet). Secondo Gallup, il 40% degli intervistati ritiene che tali fenomeni abbiano un’origine extraterrestre. Il Congresso ha già tenuto audizioni su possibili programmi segreti di studio di tecnologie non umane, ma non ci sono ancora prove pubbliche a sostegno di tali affermazioni.
Gli scienziati accolgono la nuova pubblicazione con cautela.
L’astrofisico Adam Frank dell’Università di Rochester, che studia la ricerca di vita extraterrestre, ritiene che la società non abbia bisogno di altre immagini sfocate e documenti con parti censurate, bensì di risultati scientifici completi e verificabili. Se si fanno affermazioni estremamente audaci riguardo alle osservazioni, abbiamo bisogno di dati che possano essere analizzati, riprodotti e confrontati con le spiegazioni fisiche note.
Lo scetticismo è evidente anche tra gli astronauti. I partecipanti alla missione Artemis II hanno recentemente messo in discussione, in una conversazione con i giornalisti, l’idea di un grande segreto di stato sulla vita extraterrestre. La loro argomentazione è pragmatica: l’effettiva scoperta di vita aliena rafforzerebbe notevolmente la posizione della NASA e risolverebbe molte controversie di bilancio. Anche Barack Obama ha deriso la teoria del complotto questa settimana, osservando che se il contatto fosse stato autentico, qualcuno della sicurezza avrebbe già inviato da tempo un selfie con un alieno ai propri amici.
La nuova pubblicazione non risolve la controversia sugli UAP, ma cambia l’accesso ai materiali. In precedenza, una parte significativa dei documenti era dispersa in archivi, richieste, fughe di notizie isolate e rielaborazioni. Ora il governo ha iniziato a raccogliere i materiali in un unico luogo e promette di aggiungerne di nuovi lotti. Per coloro che sostengono la divulgazione, questo è un motivo per cercare dettagli nei vecchi rapporti. Per i ricercatori, il valore sarà evidente solo laddove le descrizioni siano accompagnate da dati di origine: data e ora, posizione, parametri della telecamera, traiettorie, letture dei sensori e possibilità di verifica indipendente.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance