
Un giovane, sospettato di aver riciclato 19 milioni di euro in criptovaluta, estorti durante attacchi ransomware, è stato incriminato venerdì scorso, si è appreso da una fonte vicina al fascicolo.
Il 23enne sospettato è stato arrestato il 7 dicembre in Francia, a Sault (Vaucluse), dove viveva con i genitori, dopo le informazioni ricevute diverse settimane prima dall’Ufficio centrale per la lotta alla criminalità legata alla tecnologia da parte dell’informazione e della comunicazione, responsabile per l’indagine.
Durante la perquisizione della casa di famiglia, la polizia ha trovato un lingotto d’oro e un Rolex. Ma l’uomo, completamente sconosciuto alle forze dell’ordine, era soprattutto titolare di “portafogli”, conti bancari per criptovalute, per un valore complessivo di 19 milioni di euro. Questa somma è stata distribuita tra “una dozzina” di criptovalute, tra cui “28 bitcoin del valore di 1,5 milioni di euro”, ha affermato la fonte vicina.
Una volta fermato dalla polizia, l’indagato “non è stato affatto o collaborativo” e ha spiegato che questo denaro proveniva da “investimenti promettenti”. E’ stato affidato alla direzione centrale della polizia giudiziaria (DCPJ). Dalle prime indagini viene mostrato che l’uomo ha “riciclato i profitti degli attacchi ransomware”.
Il sospettato è stato incriminato per “riciclaggio di criptovalute legato al ransomware”. È stato lasciato libero sotto controllo del giudice delle libertà e della detenzione, ma l’accusa ha presentato ricorso contro questa decisione.
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