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In una stanza oscura con illuminazione limitata, multiple schermi di computer mostrano codice e diagrammi di rete. Uno schermo visualizza l'interfaccia di Microsoft Copilot Enterprise Search con un parametro URL 'q' manipolato da un attaccante. Un altro schermo mostra un'email contenente un codice di autenticazione a due fattori. Una figura scura digita comandi sul tastiera, simbolizzando il processo di hacking. L'ambiente mostra apparecchiature tecniche sparse e luce fioca, evidenziando un'attacco alla sicurezza del sistema.

Un bug in Copilot permetteva di rubare i codici di autenticazione a due fattori

18 Giugno 2026 09:45
In sintesi

La vulnerabilità CVE-2026-42824 in Microsoft 365 Copilot Enterprise permetteva il furto nascosto di dati attraverso un attacco denominato SearchLeak, sfruttando una combinazione di iniezione P2P e altre tecniche. Gli esperti hanno dimostrato come fosse possibile estrarre codici temporanei per l'autenticazione a due fattori dalle email degli utenti. Questo caso evidenzia come le moderne IA possano amplificare i rischi legati a vecchi tipi di bug.

All’inizio di giugno, gli ingegneri di Microsoft hanno segnalato la correzione di una vulnerabilità critica, identificata come CVE-2026-42824. Ora, i ricercatori di Varonis hanno rivelato i dettagli di questa falla di sicurezza, descrivendo un attacco denominato SearchLeak. La vulnerabilità permetteva di trasformare Microsoft 365 Copilot Enterprise in uno strumento per il furto nascosto di dati.

Gli esperti hanno spiegato che la problematica coinvolgeva praticamente tutte le informazioni accessibili da Copilot Enterprise Search: contenuti delle email, documenti su SharePoint e OneDrive, dati dei calendari, inviti a riunioni, note e altre informazioni aziendali. La vittima non doveva fare nulla di particolare; era sufficiente aprire un link appositamente preparato.

Durante la dimostrazione dell’attacco, i ricercatori hanno dimostrato il furto di codici temporanei per l’autenticazione a due fattori estratti dalle email. L’attacco SearchLeak si basava su una catena di tre bug di sicurezza separati, ciascuno dei quali, da solo, non rappresentava una minaccia seria. Gli esperti hanno combinato un’iniezione, una condizione di gara durante il rendering HTML e l’aggiramento della Content Security Policy (CSP) attraverso SSRF in Bing.

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Nel primo stadio dell’attacco, gli specialisti hanno sfruttato la caratteristica del Copilot Enterprise Search, che accetta richieste di ricerca tramite il parametro q nell’URL. A differenza del normale Copilot, che genera risposte basate su prompt, l’Enterprise Search funziona come un motore di ricerca per i dati aziendali: email, file e altre risorse di Microsoft 365.

In questo modo, l’attaccante poteva inserire istruzioni nel parametro q, costringendo Copilot a trovare le email dell’utente, estrarre i dati necessari e poi incorporarli nella risposta HTML. I dati rubati venivano inseriti in un URL di immagine all’interno del tag

Dopo aver cliccato sul link dannoso, Copilot cercava automaticamente i dati richiesti e li preparava per la trasmissione a un server esterno.

Il secondo stadio dell’attacco riguardava il fatto che durante la generazione della risposta, Copilot inizialmente visualizzava l’HTML grezzo e solo poi lo avvolgeva in blocchi.

I ricercatori hanno scoperto che esiste un breve intervallo di tempo tra queste azioni, durante il quale il browser riesce a elaborare i tag HTML. Questo era sufficiente per elaborare i tag stessi. Non appena il browser vedeva il link all’«immagine», inviava immediatamente una richiesta all’indirizzo specificato, cercando di caricare l’immagine prima che la protezione potesse intervenire.

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Tuttavia, rimaneva un ultimo problema: Copilot non doveva accedere a siti esterni casuali. Per aggirare questo limite, i ricercatori hanno utilizzato la funzione Bing Search by Image. Poiché le richieste a Bing sono consentite dalla politica di sicurezza di Microsoft, la richiesta veniva inizialmente inviata ai server di ricerca di Bing, che poi richiedeva l’immagine dal server degli attaccanti. 

Sebbene gli sviluppatori di Microsoft abbiano risolto il problema CVE-2026-42824, e non sia necessario che gli utenti intraprendano ulteriori azioni, i ricercatori ritengono che l’attacco SearchLeak evidenzi una problematica più seria. Secondo loro, le moderne sistemi di intelligenza artificiale aprono la strada a nuovi metodi per sfruttare vecchi tipi di bug, come SSRF o iniezioni HTML, che in passato raramente portavano a conseguenze così pericolose.

Peggio ancora, i modelli linguistici avanzati continuano ad avere difficoltà nel distinguere tra comandi provenienti dall’utente e istruzioni nascoste nei contenuti esterni. Questo costringe gli sviluppatori a creare continuamente nuovi meccanismi di protezione sopra quelli già esistenti, mentre gli attaccanti scoprono nuovi modi per aggirarli.


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Luigi Zullo 300x300
Ricercatore di sicurezza informatica con esperienza nell’analisi delle vulnerabilità, nella mitigazione del rischio cyber, nelle attività di red teaming ed ethical hacking e nella protezione di sistemi complessi. Specializzato in penetration testing e Threat Intelligence, contribuisce al rafforzamento della resilienza digitale di infrastrutture e reti aziendali.
Aree di competenza: Penetration Testing, Threat Intelligence, Red Teaming, Vulnerability Assessment, Incident Response