Milioni di persone e aziende si affidano a Google Drive per archiviare contratti, report, foto e documenti di lavoro, utilizzando il client desktop di Windows per sincronizzare i file tra cartelle locali e cloud. Ma è stata proprio questa applicazione a rivelarsi vulnerabile: è stato scoperto un grave bug che consente a chiunque, su un computer condiviso, di ottenere l’accesso completo ai contenuti dell’account Google Drive di qualcun altro senza dover richiedere una nuova autorizzazione.
I ricercatori hanno scoperto che il programma salva copie dei dati sincronizzati in una cartella DriveFS nascosta all’interno del profilo di Windows. Questa directory dovrebbe essere accessibile solo al proprietario, ma l’applicazione non verifica i diritti di accesso quando si connette alla cache. È sufficiente copiare il contenuto della cartella DriveFS di un altro utente sul proprio profilo, dopodiché il client caricherà i dati di qualcun altro come se fossero propri. All’avvio, Google Drive Desktop percepisce la cache trasferita come legittima, aggirando i controlli di autenticazione e consentendo l’accesso ai file personali e aziendali.
Un test pratico ha dimostrato che su Windows 10 e 11 con versione client 112.0.3.0 la procedura è elementare: l’aggressore accede a Google Drive con il proprio account, chiude l’applicazione, copia la directory DriveFS della vittima (C:/Users/[vittima]/AppData/Local/Google/DriveFS/[ID]) nella propria directory (C:/Users/[attaccante]/AppData/Local/Google/DriveFS/[ID]) e riavvia il programma. Di conseguenza, ottiene pieno accesso all’unità principale della vittima, nonché a tutte le unità condivise, senza password o notifiche.
Advertising
Codici sorgente, bilanci finanziari, foto personali e qualsiasi altro documento sono in formato aperto.
Questo meccanismo viola i principi fondamentali di Zero Trust, che richiedono la verifica obbligatoria dell’identità a ogni accesso, e compromette anche la protezione associata alla crittografia dei dati. I file nella cache vengono archiviati in chiaro e possono essere utilizzati da chiunque abbia accesso al sistema. Ciò è in contrasto con gli standard e le normative NIST, ISO 27001, GDPR e HIPAA, che prevedono un rigoroso isolamento e una verifica periodica delle credenziali.
Fino al rilascio di una correzione, si consiglia alle organizzazioni di interrompere l’utilizzo di Google Drive Desktop su computer con più utenti. Le misure temporanee includono la cancellazione della cache quando si cambia account, l’utilizzo di profili Windows separati con diritti di accesso rigorosi e la limitazione dell’esecuzione del client solo su dispositivi attendibili. Per risolvere definitivamente il problema, Google dovrebbe implementare la crittografia individuale dei dati memorizzati nella cache, un nuovo accesso obbligatorio quando si monta una cartella e autorizzazioni rigorose a livello di file system.
Dato che una percentuale significativa di perdite è causata da personale interno, affidarsi a una cache non protetta diventa una minaccia diretta. Finché l’azienda non colma questa lacuna, utenti e reparti IT corrono il rischio di accesso non autorizzato ai dati più critici .
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Privacy Officer e Data Protection Officer, è Of Counsel per Area Legale. Si occupa di protezione dei dati personali e, per la gestione della sicurezza delle informazioni nelle organizzazioni, pone attenzione alle tematiche relative all’ingegneria sociale. Responsabile del comitato scientifico di Assoinfluencer, coordina le attività di ricerca, pubblicazione e divulgazione. Giornalista pubblicista, scrive su temi collegati a diritti di quarta generazione, nuove tecnologie e sicurezza delle informazioni.
Aree di competenza:Privacy, GDPR, Data Protection Officer, Legal tech, Diritti, Meme
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.