L’ex agente della CIA Dale Britt Bandler è al centro di un caso criminale di alto profilo: ha utilizzato il suo accesso ai sistemi top secret dell’agenzia, trasformandoli in un “Google personale” per profitto privato. I documenti del tribunale rivelano un piano in base al quale il 68enne è tornato all’agenzia come collaboratore esterno dopo il pensionamento nel 2014 e ha iniziato a scambiare dati con società di lobbying e clienti stranieri.
Dal 2017 al 2020, Bandler ha guadagnato circa 360.000 dollari pur rimanendo un agente della CIA con autorizzazione Top Secret/SCI. Questo status gli ha garantito l’accesso ad alcuni dei segreti più gelosamente custoditi del governo degli Stati Uniti. Tra i suoi clienti c’era un cittadino straniero sospettato dalle autorità del suo paese di appropriazione indebita di fondi provenienti da un fondo governativo.
Secondo l’accusa, Bandler guadagnava 20.000 dollari al mese reperendo informazioni da database classificati e contribuendo a costruire una campagna per confutare le accuse del suo cliente. I suoi piani includevano la pubblicazione di materiale online, il tentativo di influenzare l’opinione pubblica negli Stati Uniti e lo sfruttamento di contatti personali all’interno del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale. I documenti da lui compilati contenevano informazioni classificate SECRET//NOFORN, la cui condivisione con l’estero era severamente vietata.
Un altro caso riguardava un imputato sospettato di riciclaggio di denaro per un’organizzazione terroristica. Anche in questo caso, Bandler si è avvalso delle risorse della CIA per scoprire cosa le agenzie di intelligence sapessero del suo cliente. Gli investigatori osservano che ha agito con un duplice vantaggio: usando la segretezza del suo lavoro come strumento per estorcere informazioni e come copertura per nascondere tracce di attività criminali. L’atto d’accusa sottolinea che è proprio questo “dualismo della segretezza” a rendere il caso emblematico dell’intera comunità dell’intelligence, dove la tentazione di trarre profitto da posizioni privilegiate rimane elevata.
I pubblici ministeri insistono su pene severe, sostenendo che sia necessario limitare tali pratiche tra gli ex ufficiali dell’intelligence con accesso privilegiato alle informazioni governative. La decisione della corte nel caso Bandler dovrebbe segnalare l’inevitabilità della responsabilità per la commercializzazione di segreti affidati a funzionari governativi esclusivamente per la tutela della sicurezza nazionale.
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