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Un hacker di 24 anni si è intrufolato 25 volte nella Corte Suprema degli Stati Uniti

Un hacker di 24 anni si è intrufolato 25 volte nella Corte Suprema degli Stati Uniti

14 Gennaio 2026 21:05

Vi ricordate Il giovane hacker di 24 anni Carmelo Miano e le violazioni degli account e sistemi informatici della Procura di Napoli? Sembrerebbe che una cosa analoga sia avvenuta negli Stati Uniti D’America e l’età dell’altro ragazzo è esattamente la stessa.

Infatti un residente del Tennessee ammetterà la propria responsabilità per un accesso non autorizzato al sistema elettronico di archiviazione dei casi della Corte Suprema degli Stati Uniti. Lo indicano documenti giudiziari depositati presso il tribunale federale.

Si tratta di Nicholas Moore, 24 anni, originario di Springfield, è accusato di essersi introdotto deliberatamente in un computer senza permesso in almeno 25 occasioni distinte. Gli accessi sarebbero avvenuti tra agosto e ottobre del 2023, periodo durante il quale Moore avrebbe consultato il sistema informatico utilizzato per la gestione e l’archiviazione dei fascicoli giudiziari.

La comparizione davanti al giudice è prevista per venerdì e avverrà tramite collegamento video. L’imputato dovrebbe dichiararsi colpevole di un reato minore. Al momento non sono stati diffusi dettagli sul tipo di informazioni eventualmente visualizzate o ottenute durante le intrusioni.

Né il portavoce della Corte federale del Distretto di Columbia né il legale di Moore hanno fornito commenti immediati in merito al procedimento.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di crescenti preoccupazioni per la sicurezza informatica del sistema giudiziario federale statunitense. Negli ultimi anni, infatti, le piattaforme di archiviazione elettronica dei tribunali sono state ripetutamente prese di mira da attacchi informatici.

Nell’agosto scorso, l’Ufficio Amministrativo dei Tribunali degli Stati Uniti ha annunciato un rafforzamento delle misure di protezione per i documenti giudiziari sensibili, citando attacchi recenti definiti sofisticati e persistenti ai sistemi di gestione dei casi.

Già a partire da gennaio 2021, il Dipartimento di Giustizia aveva imposto che, nei procedimenti considerati più delicati, la documentazione venisse depositata anche in formato cartaceo, come ulteriore tutela contro possibili violazioni informatiche.

In questo scenario, nell’agosto 2025 il New York Times ha riferito che investigatori federali avevano individuato prove di un’intrusione attribuita a hacker russi nel sistema di archiviazione elettronica dei tribunali federali noto come PACER.

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