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V per Vendetta: analisi psicologica di un film alla base del moderno hacktivismo

Autore: Daniela Farina

La maschera di Guy Fawkes indossata nel film V for Vendetta di James Mc Teigue perchè è il simbolo di Anonymous?

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Proviamo a ripercorrere insieme i passi più salienti del film per vedere quali sono le emozioni che hanno portato un gruppo di hacktivisti a scegliere proprio tale maschera, come simbolo globale di protesta e di rinnovamento.

V non è un semplice super-eroe e soprattutto non è un film che può essere ricondotto, esclusivamente, ad un capolavoro cinematografico che tiene incollati alla poltrona.

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In V for Vendetta c’è vita, vera vita, la realtà di tutti i giorni che ci circonda e con cui dobbiamo spesso fare i conti. È ambientato in una Londra futuristica, dove tutti e tutto sono sotto lo stretto controllo dell’autorità, dai telefoni alle televisioni, insomma tutta l’informazione è sotto controllo. In sintesi, intolleranza, potere illimitato e controllo delle modalità comunicative, quindi, l’uomo privato della libertà di essere.

V for Vendetta è anche quella parte di non completamente razionale fatta di emozioni come la paura e dove l’emblema del processo dialettico di riscoperta della volontà ci racconta che la volontà è antitesi per eccellenza della paura. 

Ci insegnano a ricordare le idee e non l’uomo, perché l’uomo può fallire. L’uomo può essere catturato, può essere ucciso e dimenticato. E quattrocento anni dopo, ancora una volta, un’idea può cambiare il mondo. Io sono testimone diretta della forza delle idee, ho visto gente uccidere per conto e per nome delle idee, li ho visti morire per difenderle.

(V per Vendetta)

Scopriamo insieme le emozioni ed il simbolismo contenuto all’interno del film per tentare di capire la scelta da parte di Anonymus della maschera di Guy Fawkes.

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Chi è veramente V ?

È un personaggio immaginario, protagonista del fumetto V for Vendetta, creato da Alan Moore e David Lloyd ma è anche un ideale. Un rivoluzionario, concepitosi egli stesso non più come un elemento umano, ma solo sociale. Egli è il contenuto ma è il popolo il contenitore. È l’ideale stesso di rivoluzione e sta al popolo assumere tale ideale per renderlo realmente affermato ossia sta al popolo la rivoluzione perché ogni uomo è un percorso, eppure tale percorso avviene all’interno di una personalità, scelta o accettata.

Quale è la missione di V ?

La missione di V, è portare Evey all’apice della propria paura e sofferenza per ricondurla verso le emozioni più pure, per concederle la forza di destrutturarsi, di liberarsi dalla sua stessa incapacità di essere libera. Soffermiamoci proprio qui. Al principio Evey si mostra come una passiva cittadina di una nazione di uomini subliminalmente schiavi. Sa senza interesse nel sapere, sopravvive a una condizione che sembra imprescindibile e non si addentrare nella più importante delle consapevolezze. Evey funge da campione umano poiché senza che lei capisca, nulla può realmente accadere.

V per Vendetta mette in scena una donna che trova la consapevolezza vera, non filtrata o repressa, di se stessa e una società che riscopre la propria idea di libertà. Un popolo marcia perché è la volontà a smuoverlo dalle sue paure ed a renderlo libero di sperare ancora, di nuovo e per sempre.Paura, speranza, volontà, consapevolezza sono ancora una volta presenti al cinema e nella nostra vita. E non sono solo emozioni o parole perché hanno una grande forza simbolica 

Finch: «No, è stata una sensazione. Ma posso indovinare. Con un simile caos qualcuno commetterà una sciocchezza e quando questo accadrà, le cose si metteranno male. E poi Sutler sarà costretto a fare l’unica cosa che sa fare. A quel punto V non deve fare altro che mantenere la sua parola, e poi…»(V per Vendetta)

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In V per Vendetta è il simbolo in quanto tale il vero protagonista.

Il palazzo è un simbolo, come lo è l’atto di distruggerlo, sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli, ma con un bel numero di persone alle spalle far saltare un palazzo può cambiare il mondo

Nell’economia del significato, il simbolo è un atto semiotico di compravendita. Questo significa che un fatto, una persona, un’azione si fanno simbolo solo vendendo la loro immanenza a favore di una trascendente speranza. La costruzione del simbolo, nasce dalla ricerca di sé stessi: quella del protagonista, ma anche quella delle persone alle quali parla.

In questo senso anche il narcisismo danza assieme alla speranza, un tango che scaccia quella solitudine troppo a lungo coltivata. Un tango che in un abbraccio deciso stringe, narcisisticamente, il popolo danzante accompagnato dalla musica della speranza. Il narcisismo è un altro aspetto su cui ci dobbiamo ancora soffermarci perché è un’altra componente del film e della vita.Non che debba ridursi a patologia, ma un frammento di narcisismo soggiace alla volontà di divenire simbolo e, insieme alla speranza, ne costruisce il senso più intimo.

La maschera, ormai un simbolo che ha squarciato la quarta parete, è il feticcio che si presta ad esser tale, ma che, allo stesso tempo, cela un Io ancor più simbolo. È la contingenza del reale, in cui questa si specchia e alla quale viene donata l’essenza di colui che è necessariamente simbolo.

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Sotto questa maschera troverai un volto, ma quel volto non è il mio più di quanto lo sia la carne o le ossa ancora più sotto di esso

Il simbolo infatti si nutre della speranza delle persone per continuare ad essere simbolo e, in maniera speculare, restituisce quella speranza ai loro legittimi proprietari. Il simbolo è solo un mezzo, tanto per il significato quanto per il risveglio dell’umanità.

Nel film il simbolo del connubio narcisismo e speranza, rappresentato dal misterioso V raggiunge, a mio dire, l’apice con le parole seguenti

Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell’oblio, sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole. non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.

(V per Vendetta)

Ebbene quindi proprio alla luce di questo la scelta della maschera come simbolo di Anonymous risulta essere più allineata con il personaggio di “V” che con quello di Guy Fawkes.,pensateci….

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E perché?

Perché V rappresenta simbolicamente il rinnovamento, il futuro e soprattutto con una maschera sul volto non è l’individuo a fare la differenza ma è l’idea, che affidata all’immagine di una maschera  sopravviverà in ogni caso e per sempre.

Conclusione

«Gli uomini muoiono, le idee no. Io non sento la mancanza dell’idea… sento la mancanza dell’uomo. » (V per Vendetta)

L’affermazione di Evey in V for Vendetta ci esorta a riflettere a lungo su un tema a me tanto caro e che ho trattato in diversi articoli precedenti, ossia l’importanza delle emozioni umane. È fondamentale, quindi, non eliminare i valori umani ed imparare a gestire le emozioni. Non perdiamo l’uomo perché l’uomo ha inventato tante cose meravigliose che hanno cambiato il mondo e la nostra vita ma per ogni utilizzo benigno della tecnologia qualcuno troverà sempre la maniera di abusarne per i propri interessi.

Nessuna paura e come afferma V« C’è molto più della carne dietro questa maschera. C’è un’idea e le idee sono a prova di proiettile.»

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Ricordiamocelo sempre perchè le idee non muoiono MAI !!

Stay tuned