L’Austria ha annunciato un divieto dei social network per i minori di 14 anni, introducendo sistemi di verifica dell’età e nuove misure contro la dipendenza digitale. La decisione nasce dalle preoccupazioni per salute mentale, disinformazione e manipolazione algoritmica. Il tema si estende in Europa, dove cresce la pressione per regolamentare gli algoritmi delle piattaforme. La questione centrale diventa la trasparenza: senza audit indipendenti, i social network continueranno a privilegiare il profitto rispetto alla sicurezza dei minori.
Ne abbiamo parlato molto sulle nostre pagine, dei danni che arreca l’utilizzo massivo dei social network da parte dei più piccoli e stiamo attendendo con ansia che l’Italia faccia come Australia, Olanda e Francia. Ma mentre attendiamo, scopriamo che gli altri paesi non stanno solo osservando ma passano all’azione.
Ora anche l’Austria ha deciso di affrontare in modo serio l’influenza dei social media sulla salute dei più piccoli preparando la nazione a restrizioni severe. Le autorità intendono vietare completamente l’utilizzo di tali piattaforme agli utenti che hanno età inferiore ai 14 anni.
Il programma è stato annunciato il 27 marzo e il vice cancelliere Andreas Babler ha dichiarato pubblicamente che lo Stato ha chiuso un occhio sulle conseguenze arrecate dai social network per troppo tempo.
Ha sostenuto che i social media creano dipendenza soprattutto negli adolescenti e questa dipendenza danneggia la loro salute mentale. Babler ha osservato che le piattaforme social impongono agli adolescenti degli standard estetici irrealistici, oltre che normalizzano la violenza e facilitano la diffusione di notizie false (disinformazione) e manipolazione mentale.
Il disegno di legge verrà redatto dalla coalizione ad oggi al governo, che comprende il Partito Popolare Austriaco, il Partito Socialdemocratico Austriaco e i NEOS. La presentazione del nuovo documento è prevista per la fine di giugno. Il responsabile per la digitalizzazione del paese, Alexander Pröll, ha annunciato che la modalità introdotta relativa alla verifica dell’età, si avvarrà di metodi tecnici moderni. Tali metodi verranno adottati nel rispetto della protezione dei dati personali. Al momento mentre scriviamo, le decisioni specifiche su tali metodi non sono ancora rese note.
Il divieto non sarà legato a servizi specifici, la restrizione si applicherà alle piattaforme che utilizzano i loro algoritmi per creare dipendenza sistemica, traendo profitto dagli utenti e danneggiano i minori. Allo stesso tempo, le autorità prevedono di introdurre un nuovo corso specifico di “alfabetizzazione mediatica” all’interno delle scuole, per poter aiutare gli adolescenti a comprendere al meglio il funzionamento dei servizi digitali che vengono messi a disposizione e a comprenderne i rischi ad essi associati.
L’Austria, come abbiamo detto, non è sola. L’Australia ha approvato una legge analoga nel 2024 la quale vieta l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. Tale regolamento è entrato in vigore a dicembre 2025.
Anche in Europa si sta riflettendo su questo argomento e le restrizioni si stanno inasprendo. Anche l’Olanda sta pensando di vietare social media ai minori di 15 anni. Sono in corso discussioni a livello di Unione Europea sull’introduzione di limiti di età uniformi per piattaforme popolari come TikTok e Instagram.
Emerge quindi, e con grande forza, la necessità di intervenire non solo mediante le modalità di accesso ai social network, ma anche sulla trasparenza dei meccanismi che regolano le piattaforme. Tutti gli algoritmi che determinano cosa vediamo e quanto tempo restiamo connessi, dovrebbero essere (e chiesto con forza) open source.
Oppure quantomeno accessibili a forme di audit indipendenti, svolte da terze parti nominate dai governi. Solo così sarà possibile verificare se questi sistemi siano progettati per massimizzare il benessere degli utenti o, al contrario, per incentivare il profitto dell’azienda che li produce.
Lo scenario appare lontano, soprattutto dove queste aziende esercitano un’influenza che supera quella degli Stati nazionali, agendo come vere e proprie lobby globali.
Diventa fondamentale spingere verso questo modello, ovvero una diffusa auditabilità degli algoritmi. Senza questa evoluzione, il rischio è non farà altro che aumentare ed alimentare disinformazione e polarizzazione sociale, che trovano terreno fertile in tutti quei sistemi opachi e poco verificabili.