La casa automobilistica Volkswagen Group è apparsa inaspettatamente su una piattaforma darknet dove il gruppo Stormous pubblica dati sulle sue vittime. La dichiarazione è stata fatta a fine maggio, ma al momento della pubblicazione non era stata trovata alcuna prova di un effettivo attacco informatico o di una fuga di notizie.
Gli hacker affermano di aver ottenuto l’accesso agli account utente, ai token di autenticazione, ai dati di controllo degli accessi e ad altre informazioni interne. Ma non sono stati pubblicati campioni o file a supporto di queste affermazioni; Stormous si è invece limitato a pubblicare link non funzionanti. Tuttavia, il gruppo stesso è ben noto nella comunità dei criminali informatici e le sue dichiarazioni non sono sempre vane.
Secondo gli esperti, un simile comportamento potrebbe rappresentare un elemento di pressione: il rifiuto di pubblicare immediatamente le prove potrebbe indicare un tentativo di ricatto: gli hacker aspettano che la potenziale vittima reagisca e, eventualmente, inizi le trattative.
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Rapporto sul presunto hacking del Gruppo Volkswagen (Cybernews)
Se la minaccia venisse confermata, le conseguenze per la Volkswagen potrebbero essere gravi. La fuga di token di autenticazione e di altri dati identificativi può comportare il furto di account e l’accesso non autorizzato ai sistemi interni. Inoltre, esiste il rischio che vengano compromessi i dati personali degli utenti, tra cui nomi e indirizzi e-mail, con conseguenti violazioni della privacy e conseguenze normative.
Stormous è attivo dal 2022 e si è affermato come uno dei gruppi più resilienti nel mercato dei ransomware. In precedenza aveva rivendicato la responsabilità di un attacco al birrificio belga Duvel Moortgat e avrebbe pubblicato elenchi di password e indirizzi e-mail trapelati di organizzazioni francesi. Secondo la piattaforma di monitoraggio darknet Ransomlooker, Stormous ha attaccato almeno 34 organizzazioni nell’ultimo anno.
Al momento, i rappresentanti del Gruppo Volkswagen non hanno commentato la situazione. È possibile che l’attacco sia falso, come spesso accade nel darknet, dove le minacce vengono utilizzate come strumento di pressione, anche senza un reale accesso ai dati.
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