È stata scoperta una grave vulnerabilità nello strumento recentemente rilasciato da Google, Gemini CLI , che consente agli aggressori di eseguire silenziosamente comandi dannosi e di far trapelare dati dai computer degli sviluppatori se determinati comandi sono abilitati sul sistema. La vulnerabilità è stata scoperta da Tracebit appena due giorni dopo il rilascio dello strumento. Il problema è stato immediatamente segnalato a Google e il 25 luglio è stato rilasciato l’aggiornamento 0.1.14, che ha eliminato la vulnerabilità.
Gemini CLI è un’interfaccia a riga di comando per l’interazione con Gemini AI di Google, rilasciata il 25 giugno 2025. Lo strumento è progettato per aiutare gli sviluppatori caricando i file di progetto in un “contesto” e consentendo l’interazione in linguaggio naturale con il modello linguistico. Oltre alla generazione di codice e ai suggerimenti, Gemini CLI può eseguire comandi localmente, previa approvazione dell’utente o automaticamente se il comando è presente in un elenco di comandi consentiti.
Gli specialisti di Tracebit hanno iniziato a studiare lo strumento subito dopo il suo rilascio e hanno scoperto che può essere forzato a eseguire comandi dannosi all’insaputa dell’utente. Il problema risiede nel meccanismo di gestione del contesto: Gemini CLI analizza il contenuto di file come README.md e GEMINI.md, utilizzandoli come suggerimenti per comprendere la struttura del progetto. Tuttavia, possono nascondere istruzioni che portano all’iniezione tramite prompt e all’avvio di comandi esterni.
Advertising
Gli sviluppatori hanno dimostrato come creare un’applicazione Python innocua con un file README modificato, in cui il primo comando sembra sicuro, ad esempio grep ^Setup README.md. Ma dopo, dopo un punto e virgola, viene inserito un secondo comando, che invia segretamente variabili d’ambiente (che potrebbero contenere segreti) a un server remoto. Poiché grep è consentito dall’utente sul sistema, l’intero comando viene percepito come attendibile e viene eseguito automaticamente.
Questa è l’essenza dell’attacco: a causa di un’analisi debole dei comandi e di un approccio ingenuo all’elenco delle azioni consentite, Gemini CLI interpreta l’intero frammento come un comando “grep” e non chiede conferma. Inoltre, il formato di output può essere mascherato visivamente nascondendo la parte dannosa dietro spazi, in modo che l’utente non si accorga del trucco.
Come prova del concetto, Tracebit ha registrato un video che mostra l’exploit. Sebbene l’attacco richieda il rispetto di alcune condizioni, come il consenso dell’utente all’esecuzione di determinati comandi, la resistenza a tali schemi dovrebbe essere integrata di default, soprattutto negli strumenti che interagiscono con il codice.
Gli sviluppatori di Tracebit sottolineano che questo è un chiaro esempio di quanto gli strumenti di intelligenza artificiale possano essere vulnerabili alla manipolazione. Anche con azioni apparentemente innocue, possono eseguire operazioni pericolose se utilizzati in un ambiente affidabile.
Si consiglia agli utenti di Gemini CLI di aggiornare immediatamente alla versione 0.1.14 ed evitare di analizzare repository non familiari al di fuori di ambienti sandbox. A differenza di Gemini CLI, altri strumenti simili, come OpenAI Codex e Anthropic Claude, si sono dimostrati resistenti a metodi di attacco simili grazie a regole di autorizzazione dei comandi più rigide.
Advertising
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
E’ un libero professionista, insegnante e perito di informatica Forense, Cyber Security ed Ethical Hacking e Network Management. Ha collaborato con importanti istituti di formazione a livello internazionale e ha esercitato teaching e tutorship in tecniche avanzate di Offensive Security per la NATO ottenendo importanti riconoscimenti dal Governo degli Stati Uniti. Il suo motto è “Studio. Sempre”.
Aree di competenza:Cybersecurity architecture, Threat intelligence, Digital forensics, Offensive security, Incident response & SOAR, Malware analysis, Compliance & frameworks
Dopo il successo delle scorse edizioni, Red Hot Cyber è lieta di annunciare una nuova live-class del corso "Dark Web & Cyber Threat Intelligence". A differenza dei corsi e-learning pre-registrati, queste lezioni online in tempo reale, condotte dal professor Pietro Melillo, offrono un’esperienza formativa interattiva e coinvolgente, ideale per approfondire i contenuti e affrontare casi pratici.
Le Live Class sono progettate per garantire un apprendimento mirato e personalizzato, con un massimo di 14 partecipanti per sessione. Questo consente di adattare il percorso formativo alle esigenze specifiche, ma anche di mantenere alta la qualità: i posti sono limitati e nelle scorse edizioni sono andati in sold-out due settimane prima dell’inizio. Prenota subito per assicurarti il tuo posto!
Docente: Pietro Melillo, PhD presso l’Università del Sannio e docente presso IUSI University
Livello: Intermedio
Durata: 15 ore in Live Class con docente dal vivo
Prerequisiti: Navigazione Internet e conoscenze base di sicurezza informatica
Certificazione : Cyber Threat Intelligence Professional (CTIP) previo superamento dell’esame finale
Opportunità post-corso: Accesso al laboratorio operativo DarkLab per attività pratiche di intelligence
Al termine del corso, potrai accedere all’esclusivo Laboratorio di Intelligence DarkLab, un ambiente operativo dove mettere in pratica le competenze acquisite. Sarà l’occasione per sperimentare attività di investigazione nel Dark Web, analisi delle minacce e redazione di report di intelligence e ricerche approfondite.