Per la seconda volta negli ultimi mesi, Google è stata costretta a smentire le notizie di una massiccia violazione dei dati di Gmail. La notizia è stata scatenata dalle segnalazioni di un “hacking di 183 milioni di account” diffuse online, nonostante non vi sia stata alcuna violazione o incidente reale che abbia coinvolto i server di Google.
Come hanno spiegato i rappresentanti dell’azienda, non si tratta di un nuovo attacco, ma piuttosto di vecchi database di login e password raccolti dagli aggressori tramite infostealer e altri attacchi degli ultimi anni.
“Le segnalazioni di una ‘violazione di Gmail che ha interessato milioni di utenti’ sono false. Gmail e i suoi utenti sono protetti in modo affidabile”, hanno dichiarato i rappresentanti di Google. L’azienda ha inoltre sottolineato che la fonte delle voci di una fuga di dati importante era un database contenente i log degli infostealer, nonché credenziali rubate durante attacchi di phishing e altri attacchi.
Advertising
Il fatto è che questo database è stato recentemente reso pubblico tramite la piattaforma di analisi delle minacce Synthient ed è stato poi aggiunto all’aggregatore di perdite Have I Been Pwned (HIBP).
Il creatore di HIBP, Troy Hunt, ha confermato che il database di Synthient contiene circa 183 milioni di credenziali, inclusi login, password e indirizzi web su cui sono state utilizzate. Secondo Hunt, non si tratta di una singola fuga di dati: queste informazioni sono state raccolte nel corso degli anni da canali Telegram, forum, dark web e altre fonti. Inoltre, questi account non sono correlati a una singola piattaforma, ma a migliaia, se non milioni, di siti web e servizi diversi.
Inoltre, il 91% dei record era già apparso in altre fughe di notizie ed era presente nel database HIBP, mentre solo 16,4 milioni di indirizzi erano nuovi.
I rappresentanti di Synthient hanno confermato che la maggior parte dei dati nel database non è stata ottenuta tramite attività di hacking, ma infettando i sistemi dei singoli utenti con malware. In totale, i ricercatori hanno raccolto 3,5 TB di informazioni (23 miliardi di righe), inclusi indirizzi email, password e indirizzi di siti web esposti in cui sono state utilizzate le credenziali compromesse.
Google sottolinea che l’azienda scopre e utilizza regolarmente tali database per i controlli di sicurezza, aiutando gli utenti a reimpostare le password trapelate e a proteggere nuovamente i propri account.
Advertising
L’azienda sottolinea inoltre che, anche se Gmail non è stato hackerato, i vecchi nomi utente e password già trapelati potrebbero comunque rappresentare una minaccia. Per mitigare questi rischi, Google consiglia di abilitare l’autenticazione a più fattori o di passare alle passkey, che sono più sicure delle password tradizionali.
Ricordiamo che, nel settembre 2025, Google aveva già smentito le segnalazioni di una massiccia violazione dei dati degli utenti di Gmail. All’epoca, erano emersi resoconti sui media secondo cui Google avrebbe inviato una notifica di massa a tutti gli utenti di Gmail (circa 2,5 miliardi di persone) per chiedere loro di cambiare urgentemente le password e abilitare l’autenticazione a due fattori. I rappresentanti di Google hanno poi negato la veridicità di tale notizia.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
CISO, Head of Cybersecurity del gruppo Eurosystem SpA. Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab e direttore del Red Hot Cyber PodCast. Si occupa d'Information Technology dal 1990 e di Cybersecurity dal 2014 (CEH - CIH - CISSP - CSIRT Manager - CTI Expert), relatore a SMAU 2017 e SMAU 2018, docente SMAU Academy & ITS, membro ISACA.
Fa parte del Comitato Scientifico del Competence Center nazionale Cyber 4.0, dove contribuisce all’indirizzo strategico delle attività di ricerca, formazione e innovazione nella cybersecurity. Autore del libro "IL FUTURO PROSSIMO"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, NIS2, Governance & Compliance della Sicurezza, CSIRT & Crisis Management, Ricerca, Divulgazione e Cultura Cyber
RHC4Edu nasce dalla volontà della community di Red Hot Cyber di portare la cultura della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e del digitale direttamente nelle scuole, mettendo gratuitamente a disposizione degli studenti l’esperienza di professionisti, ricercatori e specialisti del settore. Il progetto è ufficialmente operativo e permette agli istituti interessati di richiedere workshop gratuiti e incontri con gli esperti della community, attraverso un coordinamento della redazione che mette in relazione le esigenze della scuola con le competenze e la disponibilità dei professionisti presenti sul territorio.
L’obiettivo di RHC4Edu non è trasformare gli studenti in tecnici informatici, ma aiutarli a sviluppare consapevolezza e pensiero critico davanti a un mondo sempre più digitale. Cybersecurity, truffe online, privacy, social network, cyberbullismo, fake news e intelligenza artificiale diventano così argomenti da affrontare con esempi concreti e con il contributo diretto di chi lavora quotidianamente nel settore. Un’iniziativa costruita sulla condivisione della conoscenza e sul volontariato della community, perché portare queste competenze nelle aule significa anche offrire ai ragazzi la possibilità di conoscere nuove professioni, sviluppare curiosità e imparare a vivere la tecnologia in modo più sicuro e consapevole.