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8Base rivendica un attacco all’italiana Federchimica SpA. Tra 9 ore la pubblicazione dei dati

12 Marzo 2024 15:45

La banda dei criminali informatici di 8Base (che abbiamo intervistato qualche tempo fa), rivendica un attacco informatico all’azienda italiana Federchimica come riportato nel loro Data Leak Site (DLS).

All’interno del loro post viene avviato un countdown fissato a 9 ore e 30 minuti, data di quando i criminali procederanno alla pubblicazione dei dati nel loro sito underground qualora l’azienda non sia disposta a cedere ai ricatti dei malintenzionati.

Occorre precisare che ancora non sappiamo se tali dati risultino di proprietà dell’azienda. Infatti sul loro sito non è apparso ancora un comunicato stampa a riguardo. La cybergang pubblica nel post che è in possesso di diffusi dati dell’azienda e riporta quanto segue:

Federchimica
Scaricato: 07.02.2024
Pubblicato: 13.03.2024
visualizzazioni: 240

Federchimica è la Federazione Nazionale dell'Industria Chimica. Attualmente aderiscono a Federchimica quasi 1400 imprese, per un totale di quasi 90.000 addetti, raggruppate in 17 Associazioni di settore, a loro volta suddivise in 41 gruppi merceologici. Federchimica fa parte di Confindustria e, in Europa, di CEFIC, Consiglio Europeo delle Industrie Chimiche ed ECEG.
www.federchimica.it
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La Federazione italiana dell’industria chimica, conosciuta anche come Federchimica, è un’organizzazione d’aziende italiane nata nel 1916 con la denominazione Fenachimici, Associazione nazionale di industriali chimici-farmaceutici. È diventata nel 1920 Federazione nazionale delle associazioni fra industriali chimici, e nel 1945 Aschimici ovvero Associazione nazionale dell’industria chimica. Nel 1984 si è trasformata in Federazione.

Federchimica associa oltre 1400 imprese, per un totale di 92.000 addetti circa, le imprese sono raggruppate in 17 associazioni di settore, che a loro volta sono rappresentate in 38 gruppi merceologici. Federchimica fa parte di Confindustria e, in Europa, del CEFIC (European Chemical Industry Council) e dell’ECEG (European Chemical Employers Group).

Come sappiamo, la cybergang 8base,si posizionano come criminali informatici con motivazioni differenti rispetto alla solita gang ransomware. Hanno in precedenza riportato che: “Siamo onesti e semplici pentester. Offriamo alle aziende le condizioni più leali per la restituzione dei propri dati”.

Come nostra consuetudine, lasciamo spazio ad una dichiarazione da parte dell’azienda, qualora voglia darci degli aggiornamenti su questa vicenda e saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

Cos’è il ransomware as a service (RaaS)

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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