Active Directory (AD) contiene le chiavi digitali dell’organizzazione: l’accesso non autorizzato a questo servizio espone informazioni sensibili e credenziali che possono condurre a una compromissione totale del dominio.
Tra gli asset più critici c’è il file NTDS.dit, che memorizza l’insieme dei dati di dominio e gli hash delle password. Questo articolo ricostruisce un caso reale in cui attori ostili hanno ottenuto privilegi elevati, hanno estratto NTDS.dit e hanno tentato la sua esfiltrazione eludendo controlli comuni.
Il valore strategico di NTDS.dit
In un ambiente Windows dominato da Active Directory, il file NTDS.dit (NT Directory Services Directory Information Tree) rappresenta il database centrale del dominio: contiene account utente, policy di gruppo, oggetti computer e — elemento cruciale — gli hash delle password di tutti gli account, compresi quelli con privilegi di Domain Administrator.
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Il furto di questo file permette ad un attaccante, una volta in possesso dell’hive di sistema (SYSTEM) per decrittare il contenuto, di estrarre gli hash, attaccarli offline e impersonare qualunque identità all’interno del dominio. In pratica si ottiene la “mappa” dell’identità digitale dell’organizzazione.
Gli aggressori, riporta la ricerca di Trellix, dopo aver acquisito privilegi amministrativi su un host, sfruttano spesso strumenti nativi (ad esempio vssadmin) per creare Volume Shadow Copy e aggirare i lock sui file, copiando così NTDS.dit senza interrompere i processi AD. Successivamente riparano il file con esentutl e ricavano credenziali con utilità come SecretsDump, Mimikatz o anche con semplici comandi di copia. Queste operazioni possono risultare sorprendentemente silenziose per molte difese tradizionali, motivo per cui il rilevamento basato sul comportamento di rete è fondamentale.
Sequenza dell’attacco: estrazione e esfiltrazione di NTDS.dit
L’analisi del caso mostra una catena di azioni tipica: accesso iniziale, raccolta di hash, uso di hash per autenticarsi, movimento laterale e quindi estrazione di NTDS.dit insieme all’hive di registro SYSTEM, indispensabile per ottenere la Boot Key necessaria alla decrittazione.
Raccolta degli hash — Gli avversari ottengono hash delle password tramite metodi come DCSync o estraendoli dalla memoria del processo lsass.exe (ad esempio con Mimikatz), operazione che richiede privilegi elevati sull’host compromesso.
Autenticazione tramite hash rubati — Con la tecnica “Pass the Hash” (MITRE ID: T1550.002) è possibile autenticarsi come l’utente compromesso, sfruttando NTLM o algoritmi AES (es. /ntlm, /aes128, /aes256) per connettersi a risorse di rete o avviare processi remoti.
Espansione della compromissione — Le credenziali ottenute vengono usate per eseguire strumenti come PSExec e raggiungere altri sistemi, ampliando la superficie d’attacco e ripetendo il ciclo di furto credenziali e movimento laterale.
Dump ed esfiltrazione di NTDS.dit e SYSTEM — Per copiare NTDS.dit pur con AD attivo, gli aggressori possono:
creare una snapshot del volume tramite Volume Shadow Copy Service (VSS) e prelevare il file dalla copia;
utilizzare utility PowerShell (es. Invoke-NinjaCopy o simili) per copiare file in uso;
sfruttare strumenti di sistema come NTDSUtil.exe o DSDBUtil.exe per esportare dati.
Dalla snapshot gli attaccanti prelevano NTDS.dit e l’hive SYSTEM, li posizionano in una cartella di staging, li verificano con editor esadecimali o strumenti di parsing AD e quindi li archiviano per l’esfiltrazione verso server esterni.
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Raccomandazioni operative
Dall’analisi emergono indicazioni concrete per la mitigazione: monitorare e bloccare movimenti SMB e trasferimenti di file inconsueti, controllare e limitare l’uso di strumenti di amministrazione remota come PsExec, rafforzare la protezione degli account con privilegi elevati e abilitare controlli per rilevare creazioni di Volume Shadow Copy e altre tecniche note per aggirare i lock sui file.
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