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Alla scoperta della Cyber Kill Chain. Difendi la tua rete e scopri come si attacca

1 Marzo 2024 07:24

Nell’era digitale, la sicurezza informatica è diventata una priorità per aziende e individui. Tra le minacce più temibili troviamo gli attacchi informatici, intrusioni mirate che possono causare danni ingenti, sia economici che reputazionali.

In questo contesto, la “cyber kill chain” rappresenta un modello di riferimento per la difesa contro le cyber minacce. Si tratta di un approccio proattivo che analizza le diverse fasi di un attacco informatico, fornendo una struttura per la prevenzione, la rilevazione e la risposta.

Comprendere la cyber kill chain è fondamentale non solo per chi attacca, ma anche per rafforzare la sicurezza informatica e proteggersi da attacchi sempre più sofisticati. In questo articolo, esploreremo in dettaglio le diverse fasi della kill chain, fornendo informazioni utili per la sua implementazione in contesti reali.

Cos’è la cyber kill chain?

L’adozione della cyber kill chain offre una serie di vantaggi significativi nel contesto della difesa cibernetica. In primo luogo, questo approccio fornisce alle organizzazioni una comprensione chiara delle fasi attraverso le quali si sviluppa un attacco informatico. Questa consapevolezza consente alle aziende di identificare e analizzare le vulnerabilità presenti nelle loro infrastrutture e nei loro processi, consentendo loro di adottare misure preventive mirate.

Inoltre, la cyber kill chain aiuta a rendere più efficaci le strategie di rilevamento e risposta agli incidenti, consentendo alle squadre di sicurezza di individuare rapidamente e neutralizzare le minacce prima che possano causare danni significativi. Grazie alla sua struttura organizzata, la cyber kill chain consente anche alle organizzazioni di pianificare e implementare strategie di difesa in modo più efficiente, ottimizzando l’utilizzo delle risorse disponibili e garantendo una migliore gestione dei rischi informatici.

Fonte Lockeed Martin Cyber Kill Chain

Storia della Cyber Kill Chain

La concettualizzazione della “kill chain” nel contesto militare risale agli anni ’80, quando l’United States Air Force ha introdotto il concetto per descrivere il processo attraverso il quale un aereo da combattimento individua, aggredisce e distrugge un bersaglio nemico. Questo concetto è stato poi adattato e applicato al campo della sicurezza informatica, dando origine alla cyber kill chain. Tuttavia, è importante notare che il concetto di kill chain nel contesto informatico è stato ulteriormente sviluppato e affinato nel corso degli anni da diverse organizzazioni e esperti di sicurezza.

La Lockheed Martin è stata una delle prime aziende a formalizzare il concetto di cyber kill chain nel contesto della sicurezza informatica. Nel 2011, ha introdotto la sua versione della cyber kill chain, che identifica sette fasi distintive attraverso le quali si sviluppa un attacco informatico. Questo modello ha fornito alle organizzazioni un quadro chiaro e strutturato per comprendere e contrastare gli attacchi informatici.

Negli anni successivi, altre organizzazioni e fornitori di sicurezza informatica hanno sviluppato le proprie varianti della cyber kill chain, adattandola alle esigenze specifiche del settore e alle nuove minacce emergenti. Ad esempio, la MITRE Corporation ha introdotto il framework ATT&CK (Adversarial Tactics, Techniques, and Common Knowledge), che fornisce una mappatura dettagliata delle azioni e delle tecniche utilizzate dagli attaccanti durante un attacco informatico.

Oggi, la cyber kill chain è diventata uno dei concetti fondamentali nel campo della sicurezza informatica, utilizzato da organizzazioni di tutto il mondo per migliorare la loro capacità di difendersi dalle minacce informatiche. La sua evoluzione nel corso degli anni è stata guidata dall’incessante avanzamento della tecnologia e dalla crescente complessità del panorama delle minacce informatiche, e continua a essere una risorsa preziosa per le organizzazioni impegnate nella protezione dei loro sistemi e dati sensibili.

Le fasi della cyber kill chain

La cyber kill chain rappresenta un modello concettuale essenziale per comprendere il ciclo di vita di un attacco informatico, dalla sua fase iniziale di pianificazione fino alla sua esecuzione e all’impatto finale sul bersaglio. Questo model, suddivide il processo di un attacco informatico in diverse fasi distintive, ciascuna delle quali svolge un ruolo critico nell’efficacia complessiva dell’operazione da parte dell’attaccante. Comprendere queste fasi è fondamentale per sviluppare strategie di difesa informatica efficaci e per proteggere le reti e i sistemi da minacce sempre più sofisticate e pervasive.

Nell’ambito della cyber kill chain, le fasi principali possono essere riassunte come segue:

  1. Ricognizione (Reconnaissance): Questa fase coinvolge la raccolta di informazioni sui bersagli da parte degli attaccanti. Gli aggressori cercano di ottenere il maggior numero possibile di informazioni sulle vulnerabilità, sulle infrastrutture e sulle persone all’interno dell’organizzazione bersaglio attraverso metodi come la scansione delle reti, l’analisi delle pubblicazioni online e il social engineering.
  2. Armamento (Weaponization): Durante questa fase, gli attaccanti sviluppano e preparano gli strumenti e le risorse necessarie per condurre l’attacco. Questo può includere lo sviluppo di malware, exploit o altri strumenti di attacco progettati per sfruttare le vulnerabilità identificate durante la fase di ricognizione.
  3. Consegna (Delivery): Una volta che gli strumenti di attacco sono pronti, gli aggressori li consegnano ai bersagli attraverso diversi vettori, come email di phishing, siti web compromessi o dispositivi USB infetti. L’obiettivo è ingannare o indurre in errore gli utenti affinché eseguano il malware o interagiscano con le risorse dannose.
  4. Sfruttamento (Exploitation): In questa fase, il malware o l’exploit viene attivato e sfruttato per approfittare delle vulnerabilità presenti nei sistemi bersaglio. Questo permette agli aggressori di ottenere l’accesso non autorizzato ai sistemi, di estendere il loro controllo e di proseguire con l’attacco.
  5. Installazione (Installation): Dopo aver ottenuto l’accesso ai sistemi bersaglio, gli attaccanti installano e eseguono ulteriori strumenti e software malevoli per stabilire una presenza persistente all’interno dell’ambiente compromesso. Questo può includere backdoor, trojan o altre forme di malware progettate per mantenere l’accesso senza essere rilevate.
  6. Comando e Controllo (Command and Control): Una volta che gli aggressori hanno stabilito una presenza all’interno del sistema bersaglio, cercano di mantenere il controllo e di coordinare le loro attività attraverso canali di comunicazione segreti e nascosti. Questo può coinvolgere l’utilizzo di server di comando e controllo remoti o altre tecniche per gestire e orchestrare l’attività dell’attaccante all’interno dell’ambiente compromesso.
  7. Azione: rappresenta il risultato finale dell’attacco informatico, dove gli aggressori raggiungono il loro obiettivo prefissato. Questa fase può assumere diverse forme a seconda degli obiettivi dell’attaccante e del contesto specifico dell’attacco. Ad esempio, l’azione potrebbe comprendere il furto di dati sensibili, la compromissione dei sistemi, il danneggiamento dei dispositivi o delle reti, o anche solo l’impatto negativo sull’operatività e la reputazione dell’organizzazione colpita.

Ogni fase della cyber kill chain rappresenta una tappa cruciale nel processo di attacco informatico e offre opportunità uniche per la difesa e la mitigazione delle minacce. Nel prossimo capitolo comprenderemo che ognuna di queste fasi porta con se la possibilità di definire e attuare delle forti mitigazioni.

Implementazione della cyber kill chain

Per contrastare efficacemente ogni fase della cyber kill chain, le organizzazioni devono adottare una combinazione di misure di sicurezza tecnologiche, processuali e umane. Ad esempio, per contrastare la fase di ricognizione, è fondamentale implementare controlli di accesso appropriati, limitare le informazioni sensibili disponibili pubblicamente e fornire formazione sulla consapevolezza della sicurezza ai dipendenti per prevenire il social engineering.

Per la fase di armamento, ad esempio, le organizzazioni dovrebbero utilizzare soluzioni di sicurezza avanzate come firewall, antivirus e sistemi di rilevamento delle intrusioni per identificare e neutralizzare il malware prima che possa essere eseguito. Nella fase di consegna, è essenziale adottare filtri antispam e soluzioni di sicurezza delle email per bloccare i messaggi di phishing e rilevare i contenuti dannosi.

Inoltre, per le fasi successive della cyber kill chain, come lo sfruttamento, l’installazione e il comando e controllo, le organizzazioni dovrebbero implementare misure di sicurezza come l’applicazione regolare di patch per correggere le vulnerabilità, la segmentazione della rete per limitare la propagazione degli attacchi e l’implementazione di soluzioni di rilevamento delle minacce avanzate per identificare attività sospette e comportamenti anomali all’interno del sistema.

Complessivamente, una difesa efficace contro la cyber kill chain richiede un approccio olistico e multilivello che combini tecnologie di sicurezza avanzate, processi robusti e formazione continua del personale per mitigare le minacce informatiche in tutte le loro fasi.

Conclusioni

La cyber kill chain si è dimostrata uno strumento prezioso nel campo della sicurezza informatica, fornendo alle organizzazioni un quadro strutturato per comprendere, prevenire e rispondere agli attacchi informatici. Attraverso l’analisi delle diverse fasi del processo di attacco, le organizzazioni possono identificare le vulnerabilità all’interno dei loro sistemi e sviluppare strategie di difesa mirate per mitigare i rischi.

Tuttavia, è importante riconoscere che la cyber kill chain è solo uno degli strumenti a disposizione delle organizzazioni per proteggere i propri dati e le proprie infrastrutture. Le minacce informatiche sono in continua evoluzione, e gli aggressori adattano costantemente le loro tattiche e le loro tecniche per eludere le difese. Pertanto, è fondamentale che le organizzazioni adottino un approccio proattivo e multilivello alla sicurezza informatica, integrando la cyber kill chain con altre metodologie e tecnologie di difesa avanzate.

Inoltre, la collaborazione e lo scambio di informazioni tra le organizzazioni, sia nel settore pubblico che privato, come spesso riportiamo su queste pagine, sono elementi cruciali per affrontare le minacce informatiche in modo efficace. La condivisione di threat intelligence e l’adozione di standard e best practice comuni contribuiscono a rafforzare le difese collettive e a migliorare la resilienza del panorama della sicurezza informatica nel suo complesso.

In conclusione, la cyber kill chain rimane uno strumento essenziale per comprendere e contrastare gli attacchi informatici, ma è solo uno degli elementi di una strategia di difesa informatica completa. Investire nelle risorse umane, nelle tecnologie di sicurezza avanzate e nella collaborazione tra le organizzazioni sono elementi chiave per affrontare con successo le sfide della sicurezza informatica nel mondo digitale sempre più complesso e interconnesso di oggi.

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Agostino Pellegrino 300x300
E’ un libero professionista, insegnante e perito di informatica Forense, Cyber Security ed Ethical Hacking e Network Management. Ha collaborato con importanti istituti di formazione a livello internazionale e ha esercitato teaching e tutorship in tecniche avanzate di Offensive Security per la NATO ottenendo importanti riconoscimenti dal Governo degli Stati Uniti. Il suo motto è “Studio. Sempre”.
Aree di competenza: Cybersecurity architecture, Threat intelligence, Digital forensics, Offensive security, Incident response & SOAR, Malware analysis, Compliance & frameworks

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