Nel mondo del cybercrime, dove trovano posto anche i threat-state actors, ogni occasione è buona per diffondere malware. Compreso un (poco) innocente ed economico adattatore USB-to-Ethernet, in vendita su una nota piattaforma on-line (e probabilmente anche su altre).
La scoperta è di Eva Prokofiev, CEO di EPCYBER e con un curriculum di tutto rispetto in ambito cybersec. Nella sua pagina Linkedin ha diffuso un post piuttosto dettagliato sulla scoperta, che vale la pena approfondire.
Come molti adattatori che necessitano di un driver per funzionare correttamente su sistemi MS Windows, è incluso un chip di memoria contenente il software. Tecnicamente parlando, il dispositivo espone anche un disco USB che viene riconosciuto di default da tutti i SO, contenente il driver per poter sfruttare al meglio il dispositivo anche nelle altre fuzionalità. Peccato che, stando alle analisi sul file SR9900_SFX_207.exe effettuate in sandbox, l’eseguibile SR9900_SFX_207.exe (SHA256 e3f57d5ebc882a0a0ca96f9ba244fe97fb1a02a3297335451b9c5091332fe359) effettua anche azioni non proprio lecite.
Advertising
Una veloce ricerca in Rete ha evidenziato altre testimonianze in merito, tra cui quella di un utente che su Reddit racconta l’accaduto.
Anche su VirusTotal si trovano conferme in merito, compreso un elenco di altri nomi di file sotto cui si nasconderebbe il medesimo malware che, secondo l’analisi della sandbox, ha 163 indicatori TTP identificati, tra cui 73 tecniche di attacco:
Anti-Detection/Stealthyness
Creates a process in suspended mode (likely for process injection)
Environment Awareness
Reads VM specific registry key
Reads the registry for VMWare specific artifacts
The input sample contains a known anti-VM trick
Installation/Persistence
Drops system driver
Writes data to a remote process
L’episodio conferma come un software malevolo possa nascondersi ovunque, anche in un dispositivo all’apparenza innocente e di uso comune, venduto per pochi euro. È solo uno dei numerosi esempi di cui narrano le cronache, di cui giova ricordare il malware BadBox preinstallato su oltre 200.000 media box Android vendute.
Come può accadere che, in un gadget informatico d’uso comune venduto al pubblico possa esserci del software malevolo? Le cause possono essere diverse, da una compromissione fraudolenta a una azione deliberatamente voluta. È bene sottolineare che i brand più noti hanno generalmente strumenti di verifica e controllo, oltre a una reputazione da proteggere, che molte sconosciute aziende del grande “sottobosco” Made in China non hanno. E che sono, quindi, maggiormente soggette a compromissioni di questo tipo, anche richieste da soggetti governativi (threat-state actors). Se ve lo state chiedendo, è esattamente così: quando parliamo di strumenti informatici, conviene sempre affidarsi a brand noti e autorevoli, sia per i servizi di supporto post-vendita (tra cui gli importanti aggiornamenti di sicurezza) che per le garanzie intrinseche che possono dare al cliente. Attenzione anche ai dispositivi realizzati in paesi che, come la Cina, vigono politiche nazionali “particolari” (ricordiamo bene la vicenda delle backdoor sulle telecamere Dahua e HikVision, vero?): sarebbe bene evitare di utilizzare questi dispositivi in situazioni particolarmente critiche, dove le informazioni trattate hanno particolare rilevanza.
Per finire, quindi, è sempre bene evitare di acquistare gadget tecnologici di dubbia origine che, seppur più economici, potrebbero successivamente rivelarsi decisamente costosi. Così come è bene evitare di installare software su sistemi non adeguatamente protetti (gran parte del malware funziona solo su sistema operativo MS Windows ma non mancano software malevoli anche per altri SO, come macOS).
Advertising
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Nato e cresciuto a Siena, è Responsabile della Cybersecurity dell’Università di Siena. Lavora nel campo ICT da oltre 20 anni, usando esclusivamente software libero. Da sempre attento alle tematiche sulla privacy e sui diritti civili digitali, attraverso il suo blog nato nel lontano 2000, è ancora attivamente impegnato nel sensibilizzare i cittadini su queste tematiche.
Dopo il successo delle scorse edizioni, Red Hot Cyber è lieta di annunciare una nuova live-class del corso "Dark Web & Cyber Threat Intelligence". A differenza dei corsi e-learning pre-registrati, queste lezioni online in tempo reale, condotte dal professor Pietro Melillo, offrono un’esperienza formativa interattiva e coinvolgente, ideale per approfondire i contenuti e affrontare casi pratici.
Le Live Class sono progettate per garantire un apprendimento mirato e personalizzato, con un massimo di 14 partecipanti per sessione. Questo consente di adattare il percorso formativo alle esigenze specifiche, ma anche di mantenere alta la qualità: i posti sono limitati e nelle scorse edizioni sono andati in sold-out due settimane prima dell’inizio. Prenota subito per assicurarti il tuo posto!
Docente: Pietro Melillo, PhD presso l’Università del Sannio e docente presso IUSI University
Livello: Intermedio
Durata: 15 ore in Live Class con docente dal vivo
Prerequisiti: Navigazione Internet e conoscenze base di sicurezza informatica
Certificazione : Cyber Threat Intelligence Professional (CTIP) previo superamento dell’esame finale
Opportunità post-corso: Accesso al laboratorio operativo DarkLab per attività pratiche di intelligence
Al termine del corso, potrai accedere all’esclusivo Laboratorio di Intelligence DarkLab, un ambiente operativo dove mettere in pratica le competenze acquisite. Sarà l’occasione per sperimentare attività di investigazione nel Dark Web, analisi delle minacce e redazione di report di intelligence e ricerche approfondite.