
Come abbiamo riportato poco fa, dei criminali informatici hanno avviato una scansione alla ricerca di VMware ESXi vulnerabili ad un bug di sicurezza noto come CVE-2021-21974.
Anche l’Agenzia di Cybersicurezza Nazionale ha diramato un avviso, contattando diverse organizzazioni italiane che hanno esposto su internet delle console ESXi, chiedendo loro di limitarne la visibilità o aggiornarli a versioni supportate da VMWare.
Come abbiamo riportato negli articoli precedenti, il bug è una falla di sicurezza scoperta nel 2021, ma che da pochi giorni è stato rilevata applicabile anche su versioni più vecchie coperte dall’avviso del 2021.
Avvio delle iscrizioni al corso Cyber Offensive Fundamentals Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica? La base della sicurezza informatica, al di là di norme e tecnologie, ha sempre un unico obiettivo: fermare gli attacchi dei criminali informatici. Pertanto "Pensa come un attaccante, agisci come un difensore". Ti porteremo nel mondo dell'ethical hacking e del penetration test come nessuno ha mai fatto prima. Per informazioni potete accedere alla pagina del corso oppure contattarci tramite WhatsApp al numero 379 163 8765 oppure scrivendoci alla casella di posta [email protected].
Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì. |
Abbiamo quindi effettuato una serie di analisi nelle underground, per comprendere la diffusione del problema. Per prima cosa abbiamo rilevato la richiesta di riscatto effettuata dai criminali informatici, i quali chiedono per lo sblocco delle infrastrutture cifrate 2 bitcoin che equivalgono al cambio attuale a circa 42.000 euro.

Andando direttamente su Shodan, il sistema a quanto pare utilizzato dai criminali informatici per rilevare i server esposti, effettuando la ricerca, risultano compromessi 646 server dei quali 5 italiani.
Mentre, andando ad effettuare la stessa ricerca su Zoomeye, ne risultano 1682 dove di questi, relativamente all’Italia, sono presenti all’appello 11 server.
Quindi nella peggiore delle ipotesi, senza considerare le sovrapposizioni, risultano circa 2328 server compromessi totali e di questi circa una 20ina interessano l’Italia.


Le analisi effettuate da RHC con il supporto del team di HackerHood (il gruppo hacker di Red Hot Cyber), vengono confermate anche da un Tweet, dove viene riportato che i numeri complessivi, almeno in questo momento dei server compromessi, si attestano a circa 2100 server.
Update on #esxiargs #esxi #ransomware attack after new manual scan:
— ONYPHE (@onyphe) February 5, 2023
2,112 IP compromised
2,028 running vmauthd (902/tcp)
531 running srvloc (427/tcp)@BleepinComputer @TheHackersNews @securityaffairs @UK_Daniel_Card pic.twitter.com/Qwvisy0vDb
#vmware #esxi #Ransomware
— mRr3b00t (@UK_Daniel_Card) February 4, 2023
can't find any pwn3d servers in RU…#ShockedFace pic.twitter.com/lnWrOxcgzS
Andando ad analizzare le infrastrutture italiane, ci giunge all’occhio questo server compromesso dell’università di Napoli. Nella print screen in calce si nota la richiesta di riscatto e l’indirizzo ip del server compromesso. Qualora l’Università voglia avere maggiori dettagli può scriverci senza problemi.

Al momento nel quale scriviamo, sembrerebbe che solo una 20ina di server, almeno in Italia, siano stati compromessi su un battente di circa 600 vulnerabili. Questo non vuol dire che la minaccia non esista, ma che al momento non è grave come sembrerebbe.
I sistemi di indicizzazione quali Shodan, Zoomeye e Censys stanno ancora lavorando e una situazione più precisa si potrà avere solo tra qualche giorno, anche tenendo in considerazione che la campagna è attiva da giorni.
Va da se che che come sempre riportiamo, le console di amministrazione delle infrastrutture IT devono essere segregate e non attestate direttamente su internet.
Pertanto servizi quali RDP, SSH, ESXi ecc… devono essere protette nel caso da una VPN.
RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Nel caso in cui UNINA voglia fornire una dichiarazione a RHC, saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.
Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.
Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

CulturaDopo aver analizzato nei due articoli precedenti l’inquadramento normativo e il conflitto tra algoritmi e diritti fondamentali è necessario volgere lo sguardo alle ripercussioni che la proposta CSAR avrà sulla competitività digitale dell’Europa e sulla…
VulnerabilitàUna vulnerabilità recentemente risolta permetteva agli aggressori di sfruttare Microsoft Copilot Personal con un semplice clic, al fine di rubare di nascosto dati sensibili degli utenti. Mediante un link di phishing, i malintenzionati erano in…
CulturaWikipedia nacque il 15 gennaio 2001, in un freddo pomeriggio di metà gennaio che nessuno ricorda più davvero più. Jimmy Wales e Larry Sanger decisero di fare un esperimento, uno di quelli che sembrano folli…
CybercrimeNelle prime ore del mattino del 13 gennaio, uno dei principali ospedali del Belgio si è trovato improvvisamente quasi paralizzato. L’AZ Monica, con sedi ad Anversa e Deurne, è stato colpito da un attacco informatico…
CyberpoliticaIl CEO di Cloudflare, Matthew Prince, ha minacciato di chiudere le attività dell’azienda in Italia dopo che l’autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni del Paese le ha imposto una multa pari al doppio del suo fatturato…