Altra violazione di una azienda italiana effettuata dalla famigerata cyber-gang Lockbit 2.0.
In questo caso si tratta di una azienda di Treviso fondata nel 1978 e specializzata in prodotti quali accensioni elettroniche, centraline di accensione programmabili, bobine di alta tensione, regolatori di tensione per la ricarica di batterie o per lampade in AC, volano magneti, e molto altro ancora.
Si legge nel loro sito che “Le competenze acquisite nel corso degli anni hanno permesso alla IDM di operare in settori ad alta tecnologia, quali robotica, velivoli per missioni senza pilota (UAV), veicoli ibridi, telecomunicazioni, strumentazione medicale e sicurezza.” e che “Molti dei nostri prodotti hanno superato test di validazione ambientali e vibrazionali secondo le più severe normative internazionali, nonché verifiche di compatibilità elettromagnetica.”
Viene inoltre riportato che ogni prodotto viene progettato e realizzato nella sede di Montebelluna.
Di recente è apparso sul noto data-leak-side della cyber gang LockBit 2.0 un countdown fissato al 19 di febbraio alle 17:32 orario UTC per la pubblicazione di 10 file, che a quanto pare sembra un numero molto esiguo.

RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, oppure la stessa azienda voglia fare una dichiarazione, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.
Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino è stato impossibile.
Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono:
Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.
La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda. Oggi occorre cambiare mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.
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