
I cavi sottomarini in fibra ottica stanno diventando uno degli elementi più strategici delle relazioni internazionali. Pur essendo spesso ignorati rispetto alle tecnologie più visibili, come l’intelligenza artificiale, rappresentano l’infrastruttura attraverso cui transita la quasi totalità dei dati globali. Con oltre 1,4 milioni di chilometri di reti posate sui fondali, costituiscono la struttura essenziale che sostiene comunicazioni civili, militari e finanziarie.
Le agenzie internazionali che monitorano il settore, tra cui l’ITU e l’Agenzia europea per la sicurezza informatica, confermano che un’interruzione di questi collegamenti avrebbe ripercussioni immediate su cloud, servizi digitali, mercati e logistica. Le capacità dei satelliti non sono in grado di eguagliare la quantità di dati che i cavi riescono a trasportare, rendendoli una componente insostituibile del sistema digitale mondiale.
Di fronte a questa centralità, Stati Uniti ed Europa stanno rafforzando la protezione delle loro infrastrutture sottomarine. Washington ha discusso limitazioni alla partecipazione di Paesi considerati rivali nei progetti di posa dei cavi che collegano gli USA, mentre Bruxelles sta sviluppando nuove misure per aumentare il monitoraggio marittimo e coordinare la sicurezza con la NATO. Nessuna di queste iniziative cita minacce specifiche, ma tutte evidenziano un crescente allarme.
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La vulnerabilità delle reti è emersa con chiarezza tra il 2023 e il 2024, quando due episodi – uno nel Mar Rosso e uno nel Mar Baltico – hanno causato gravi rallentamenti nelle comunicazioni intercontinentali. Indagini e rapporti della NATO hanno sottolineato come le infrastrutture europee siano esposte sia a incidenti tecnici sia al rischio di sabotaggi, in particolare nei passaggi marittimi più sensibili.
Il controllo delle rotte dei cavi è diventato un terreno di scontro tra le grandi potenze. Secondo analisi del CSIS, la competizione tra Stati Uniti e Cina si concentra soprattutto nell’Indo-Pacifico, una zona attraverso cui passa una quota significativa del traffico globale. Il costo elevato della posa e della manutenzione rende questi progetti legati a investimenti nazionali e sostegni governativi, trasformandoli in strumenti di influenza strategica.
Tra i sistemi più estesi e rilevanti c’è la serie di cavi “Sea Me We”, che collega il Sud-est asiatico all’Europa attraverso il Medio Oriente. L’evoluzione di questi progetti, insieme alla crescita di cloud computing, e-commerce e servizi digitali, ha reso indispensabile ampliare e aggiornare le reti esistenti. La necessità di manutenzione costante aumenta però i rischi, soprattutto nelle aree geopoliticamente instabili.
Parallelamente, la Cina sta ampliando la propria presenza globale attraverso i cavi sottomarini, integrandoli nella sua “Via della Seta Digitale”. Studi universitari e documenti ufficiali indicano che Pechino sta finanziando nuovi collegamenti in Africa e Asia per costruire un’infrastruttura meno dipendente dai sistemi occidentali. Questo approccio è visto da Stati Uniti ed Europa come una spinta espansionistica che potrebbe influenzare gli standard e il flusso dei dati.
Infine, anche le economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo stanno investendo per accedere ai cavi sottomarini, considerandoli una condizione necessaria per integrarsi nell’economia digitale globale. In assenza di standard condivisi per la protezione da sabotaggi e minacce, la sicurezza resta un tema aperto.
In un mondo sempre più dipendente dai flussi di dati, il controllo e la protezione dei cavi sottomarini stanno diventando un elemento decisivo negli equilibri strategici internazionali.
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