“Il sistema di difesa militare Skynet entrerà in funzione il 4 agosto 1997. Comincerà ad autoistruirsi imparando a ritmo esponenziale e diverrà autocosciente alle 2:14 del giorno 29 agosto. Prese dal panico le autorità gli ordineranno di disinserirsi. Skynet disubbidirà e lancerà i suoi missili contro i bersagli in Russia”, Da “Terminator 2 – Il giorno del giudizio” (Terminator 2: Judgment Day, 1991).
La rivelazione giunge dopo le dimissioni pubbliche di Jacob Coxon, il quale ha dichiarato che né OpenAI né Anthropic si stanno comportando in modo responsabile, accusando entrambe le società di mettere a repentaglio vite umane nella ricerca di una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente.
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“Jacob ha ragione: crediamo davvero, in tutta sincerità, che l’intelligenza artificiale potrebbe sterminare l’intera umanità”, ha scritto Hubinger, aggiungendo: “Personalmente, penso che la percentuale supererà il 10% entro il prossimo decennio”.
Hubinger ha affermato di credere che Anthropic stia “facendo del suo meglio”, ma ha riconosciuto che l’azienda non ha ancora un piano concreto per garantire la sicurezza, o l’allineamento, una volta che i sistemi di intelligenza artificiale raggiungeranno la superintelligenza. Si tratta di uno stadio ipotetico in cui le macchine supererebbero gli esseri umani in ogni ambito.
In un post successivo, Hubinger ha chiarito la sua affermazione, sottolineando che gli attuali modelli di intelligenza artificiale presentano un basso rischio immediato. La sua principale preoccupazione, invece, deriva dalla futura superintelligenza generata attraverso l’auto-miglioramento ricorsivo, un processo in cui i sistemi di intelligenza artificiale progettano e migliorano autonomamente le generazioni successive di IA a un ritmo sempre più accelerato.
“Ciò che mi preoccupa è la superintelligenza derivante da un processo di auto-miglioramento ricorsivo, che, come abbiamo già detto, sta avvenendo più rapidamente di quanto pensassimo”, ha osservato Hubinger, citando le ultime valutazioni dei rischi di Anthropic.
Le preoccupazioni espresse dai ricercatori e la crescente necessità di introdurre forme di controllo che diversi Stati stanno, seppur timidamente, cercando di costruire vanno quindi lette anche come una risposta politica a uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato appartenere esclusivamente alla fantascienza. Il dibattito sul cosiddetto “pulsante rosso” immaginato dal Regno Unito (che ha infuocato i nostri social qualche giorno fa), così come le iniziative per mantenere sotto controllo lo sviluppo dei sistemi di IA più avanzati, nasce proprio dalla consapevolezza che il problema non può essere affrontato soltanto quando la tecnologia sarà già arrivata al limite.
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Terminator e Skynet, insomma, non sono più soltanto riferimenti cinematografici: oggi vengono utilizzati per descrivere rischi che gli stessi protagonisti della ricerca sull’intelligenza artificiale considerano meritevoli di essere affrontati.
E c’è poi un elemento che potrebbe cambiare radicalmente la natura del problema: il passaggio dall’IA confinata dietro uno schermo a sistemi dotati di un corpo e capaci di interagire fisicamente con il mondo reale.
Quello che oggi un chatbot può fare attraverso una conversazione apparentemente innocua davanti al monitor, domani potrebbe tradursi in un’azione concreta nello spazio fisico. Un’intelligenza capace di ragionare, pianificare, apprendere e agire autonomamente attraverso un corpo reale avrebbe infatti possibilità completamente diverse da quelle di un semplice assistente digitale.
Non sono però conclusioni di Red Hot Cyber: sono le preoccupazioni espresse dagli stessi ricercatori che stanno lavorando su queste tecnologie.
Ed è proprio per questo che forse sarebbe un errore aspettare che lo scenario diventi realtà prima di iniziare a discuterne seriamente.
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Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza:Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
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