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Cobalt Strike: il tool amato dai penetration tester e dai criminali informatici

Cobalt Strike: il tool amato dai penetration tester e dai criminali informatici

11 Luglio 2021 08:00

Ci sono dei tool di sicurezza informatica utilizzati dalle aziende per migliorare la proprie difese che sono talmente fatti bene, da essere utilizzati anche dai criminali informatici, in varie fasi del processo di attacco e di infezione.

Questo è il caso del popolare programma di penetration test Cobalt Strike, che ha registrato un aumento del 161% nell’uso dannoso tra il 2019 e il 2020 ed è considerato una seria minaccia per il 2021, secondo un rapporto pubblicato martedì da Proofpoint.

Analizzando l’uso illegittimo di Cobalt Strike, Proofpoint ha affermato di aver scoperto che lo strumento viene sempre più utilizzato dagli aggressori come payload di accesso iniziale.

Si tratta di un cambiamento rispetto ai casi passati in cui Cobalt Strike veniva utilizzato più come strumento di “seconda fase”, il quale svolgeva un ruolo solo nella seconda fase, una volta che i malintenzionati avevano acceduto alle reti della vittima.

Cobalt Strike è apparso per la prima volta nel 2012 come strumento per aiutare le organizzazioni a rilevare le lacune nelle loro difese di sicurezza. Il programma funziona emulando un attacco da parte di attori di minacce avanzate, mostrando agli utenti esattamente dove le loro difese sono deboli e necessitano di miglioramenti.

Nel 2015, Cobalt Strike 3.0 è arrivato sul mercato come programma di breach and attack simulation (BAS). Poco tempo dopo, nel 2016, Proofpoint aveva già iniziato a vedere i criminali informatici utilizzarlo per i propri loschi scopi.

I criminali informatici sono in grado di ottenere Cobalt Strike attraverso diverse risorse.

  1. Possono acquistarlo direttamente dal venditore, anche se ciò richiede una verifica;
  2. Possono ottenere una versione sul Dark Web attraverso diversi forum di hacker;
  3. Possono persino trovare versioni illegittime del programma. Secondo Proofpoint, nel marzo 2020, una versione craccata di Cobalt Strike 4.0 è diventata disponibile per gli aggressori.

In passato, l’uso di Cobalt Strike negli attacchi informatici era in gran parte limitato a gruppi di criminali informatici ben finanziati e gruppi di minacce persistenti avanzate (APT).

Ma tra il 2019 e il 2021, si è assistito ad un aumento, indicando che Cobalt Strike è ora utilizzato da aggressori più comuni.

“I nostri dati mostrano che Cobalt Strike è attualmente utilizzato da più operatori di criminalità informatica e malware rispetto agli attacchi APT e attori di minacce finalizzati allo spionaggio”

ha affermato Sherrod DeGrippo, direttore senior della ricerca e rilevamento delle minacce di Proofpoint.

“Ciò significa che il tool è diventato mainstream nel mondo del crimeware. Gli attori delle minacce motivati ​​finanziariamente sono ora armati in modo simile a quelli finanziati e sostenuti da vari governi”.

Tuttavia, l’uso dello strumento negli attacchi informatici rimane una strategia popolare tra i principali gruppi di criminalità informatica.

Un gruppo citato da Proofpoint è A800, che cerca di distribuire malware bancario, in passato scaricava un exploit backdoor chiamato BazaLoader, che poi scaricava Cobalt Strike. Ma nel febbraio 2021, A800 ha iniziato a utilizzare Cobalt Strike come payload di prima fase inviato tramite URL dannosi.

Un altro gruppo osservato utilizzare Cobalt Strike è TA547. Dalla metà del 2021, questo gruppo utilizza allegati dannosi di Microsoft Office per distribuire malware. Nel febbraio 2021, TA547 ha iniziato a sfruttare Cobalt Strike come payload di secondo stadio per le comunicazioni con il C2 di comando e controllo.

Un terzo gruppo a cui piace usare Cobalt Strike è TA415, che secondo Proofpoint è ritenuto associato alla Repubblica popolare cinese. Questo gruppo è stato visto utilizzare Cobalt Strike come payload nella prima fasi a metà del 2020. Lo scorso settembre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato diversi membri di questo gruppo, descrivendo il loro uso di Cobalt Strike nell’atto d’accusa.

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Marcello Filacchioni 300x300
ICT CISO e Cyber Security Manager con oltre vent’anni di esperienza tra settore pubblico e privato, ha guidato progetti di sicurezza informatica per realtà di primo piano. Specializzato in risk management, governance e trasformazione digitale, ha collaborato con vendor internazionali e startup innovative, contribuendo all’introduzione di soluzioni di cybersecurity avanzate. Possiede numerose certificazioni (CISM, CRISC, CISA, PMP, ITIL, CEH, Cisco, Microsoft, VMware) e svolge attività di docenza pro bono in ambito Cyber Security, unendo passione per l’innovazione tecnologica e impegno nella diffusione della cultura della sicurezza digitale.
Aree di competenza: Cyber Security Strategy & Governance, Vulnerability Management & Security Operations. 

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