Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
Falso installer di Microsoft Teams! Certificati usa-e-getta e una backdoor nel download

Falso installer di Microsoft Teams! Certificati usa-e-getta e una backdoor nel download

29 Settembre 2025 07:21

Negli ultimi giorni è stata individuata una campagna di malvertising che ha come bersaglio gli utenti aziendali che cercano di scaricare Microsoft Teams. A prima vista, l’attacco sembra banale: un annuncio sponsorizzato porta a una pagina di download, l’utente scarica un file chiamato MSTeamsSetup.exe e lo avvia. Ma i dettagli fanno la differenza, e sono proprio questi dettagli che rendono l’operazione tanto insidiosa.

Il file non è un normale eseguibile malevolo, è firmato digitalmente. Per molti, questo è sinonimo di affidabilità. In realtà, gli attaccanti hanno trovato un modo per sfruttare la fiducia nella firma digitale a proprio vantaggio: utilizzano certificati “usa-e-getta”, validi solo per poche ore o pochi giorni, giusto il tempo necessario a distribuire il malware e infettare sistemi prima che la firma venga invalidata o segnalata come sospetta. È un approccio veloce e automatizzato che riduce la possibilità che i controlli di sicurezza basati sulla reputazione abbiano il tempo di reagire.

La catena di compromissione, passo dopo passo

L’intero attacco, come analizzato dai ricercatori di Conscia, può essere visto come una catena di compromissione composta da fasi distinte ma strettamente collegate.

  1. Dall’annuncio al download
    Tutto parte da un annuncio sponsorizzato o un link alterato nei risultati dei motori di ricerca. L’utente clicca e viene dirottato su una sequenza di redirect (es. team.frywow[.]com → teams-install[.]icu), fino ad arrivare alla pagina che propone l’installer fasullo. In questa fase i segnali sospetti sono già presenti: URL anomali, domini con TLD rari come .icu, redirect multipli.
  2. L’illusione del file firmato
    L’utente scarica MSTeamsSetup.exe nella cartella Downloads e lo esegue. A colpo d’occhio, il file sembra legittimo perché porta una firma digitale. Ma se si va a vedere meglio, il certificato è stato emesso da un’entità mai vista prima e ha una validità ridicolmente breve, spesso inferiore alle 72 ore. Questo è il primo vero campanello d’allarme.
  3. Il loader che apre la strada
    Una volta avviato, l’installer non fa ciò che promette. Al contrario, esegue un loader che scarica e deposita componenti aggiuntivi, spesso in cartelle come %APPDATA%\Microsoft\Teams\ o %TEMP%. Per garantire che il codice malevolo si riattivi anche al riavvio, vengono create chiavi di registro (HKCU\…\Run) o attività pianificate con nomi rassicuranti come TeamsUpdate. Sono piccoli dettagli che però, se osservati in un ambiente aziendale, fanno la differenza tra un falso allarme e una compromissione reale.
  4. Evasione e comunicazione col C2
    Per sfuggire ai controlli, il malware sfrutta strumenti già presenti in Windows: PowerShell con comandi encoded, rundll32 e regsvr32. Questi strumenti, usati in contesti sospetti, permettono di eseguire codice senza attirare troppa attenzione. Subito dopo, il loader prova a contattare il server di comando e controllo — ad esempio nickbush24[.]com — utilizzando richieste HTTPS che imitano il traffico di un browser reale. Questo traffico verso domini nuovi o poco noti è un altro indicatore importante.

Segnali da non ignorare

Ogni fase lascia tracce osservabili che possono essere rilevate se si sa cosa cercare:

  • Un certificato valido meno di 72 ore, emesso da un ente sconosciuto.
  • Chiavi di registro o scheduled task con nomi legati a “update” o “Teams”.
  • Comandi PowerShell con -EncodedCommand o uso anomalo di rundll32/regsvr32.
  • Connessioni outbound verso domini con TLD rari o registrati di recente.

Non è un singolo segnale che fa la differenza, ma la combinazione: se almeno due o tre di questi elementi si verificano insieme, è molto probabile di trovarsi davanti a questa specifica catena malevola.

Come difendersi in pratica

Per ridurre i rischi, è fondamentale agire su più livelli. Alcune misure concrete:

  • Rafforzare le regole ASR in Microsoft Defender, in particolare quelle che impediscono l’esecuzione di file scaricati dal web e il lancio di processi sospetti da applicazioni Office o browser.
  • Monitorare i certificati: segnalare automaticamente i binari firmati da enti non riconosciuti o con certificati validi pochi giorni.
  • Integrare feed di threat intelligence per individuare connessioni verso domini appena registrati o con reputazione bassa.

Formare gli utenti: spiegare di scaricare Teams solo dal portale ufficiale Microsoft e di diffidare degli annunci sponsorizzati nei motori di ricerca.

Infine, avere un playbook di risposta agli incidenti pronto è essenziale: isolamento dell’endpoint, raccolta delle evidenzie (hash, chiavi di registro, scheduled task), verifica delle connessioni di rete e rotazione immediata delle credenziali compromesse.

Perché è un attacco diverso dal solito

Quello che rende questa campagna particolarmente pericolosa non è tanto la complessità tecnica, quanto la velocità. Gli attaccanti hanno imparato ad automatizzare il ciclo di vita: creano un certificato, registrano un dominio, distribuiscono il file, raccolgono dati e cambiano tutto di nuovo — spesso nell’arco di poche ore.

Per i difensori, questo significa che non si può più contare soltanto sui feed di minacce che arrivano con ritardo. Servono telemetria in tempo reale, regole comportamentali e capacità di risposta automatizzata. È una corsa contro il tempo, e la velocità del SOC diventa il fattore decisivo.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Antonio Piazzolla 200x150
Responsabile IT Infrastructure & Security con oltre 20 anni di esperienza in ambienti enterprise complessi. In Casillo Group si occupa di continuità operativa, sicurezza e innovazione. Certificato Microsoft, VMware, Cisco e ITIL.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Robot in cerca di carne: Quando l’AI affitta periferiche. Il tuo corpo!
Silvia Felici - 06/02/2026

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…

Immagine del sitoCybercrime
DKnife: il framework di spionaggio Cinese che manipola le reti
Pietro Melillo - 06/02/2026

Negli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…

Immagine del sitoVulnerabilità
Così tante vulnerabilità in n8n tutti in questo momento. Cosa sta succedendo?
Agostino Pellegrino - 06/02/2026

Negli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…

Immagine del sitoInnovazione
L’IA va in orbita: Qwen 3, Starcloud e l’ascesa del calcolo spaziale
Sergio Corpettini - 06/02/2026

Articolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…

Immagine del sitoCyber Italia
Truffe WhatsApp: “Prestami dei soldi”. Il messaggio che può svuotarti il conto
Silvia Felici - 06/02/2026

Negli ultimi giorni è stato segnalato un preoccupante aumento di truffe diffuse tramite WhatsApp dal CERT-AGID. I messaggi arrivano apparentemente da contatti conosciuti e richiedono urgentemente denaro, spesso per emergenze come spese mediche improvvise. La…