
Geoffrey Hinton, noto come il “padrino dell’intelligenza artificiale”, ha recentemente condiviso le sue riflessioni in un incontro con il Financial Times. Nonostante l’immagine pubblica che lo ha dipinto come un “informatore dell’IA” dopo le dimissioni da Google nel 2023, Hinton ha chiarito che la decisione è stata dettata più dall’età e dalla volontà di godersi la pensione che da una rottura improvvisa. Tuttavia, ha ammesso di aver colto l’occasione per parlare apertamente dei rischi legati all’intelligenza artificiale.
Il colloquio, svoltosi durante un pranzo a Londra, ha evidenziato le sue posizioni critiche verso i governi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, accusati di trascurare la regolamentazione dell’IA a favore della competizione geopolitica con la Cina. Hinton ha dichiarato che, al contrario, la Cina prende molto seriamente la questione della sicurezza, grazie anche al background tecnico dei suoi funzionari.
Nel luglio 2025, durante la Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale a Shanghai, Hinton ha ribadito le sue preoccupazioni. A 77 anni, nonostante la salute precaria, ha tenuto un discorso di apertura in cui ha avvertito dei pericoli di “crescere una tigre per creare problemi”, sottolineando i rischi connessi allo sviluppo incontrollato di sistemi sempre più potenti. Ha però riconosciuto che l’IA ha un valore insostituibile in settori cruciali come medicina, istruzione e clima.
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Hinton ha proposto una cooperazione internazionale per stabilire “linee rosse” comuni, invitando i Paesi a condividere soluzioni per mantenere la natura benigna dell’intelligenza artificiale. Secondo lui, un approccio collaborativo è indispensabile soprattutto di fronte a minacce come attacchi informatici, manipolazione dell’opinione pubblica e sviluppo di armi autonome. In questa prospettiva, ha firmato con oltre 20 esperti lo Shanghai Consensus on International Dialogue on AI Safety.

Oltre al dibattito tecnico, Hinton ha espresso giudizi critici sulla natura orientata al profitto dei dirigenti delle principali aziende americane, compresi Elon Musk e Sam Altman. Quando gli è stato chiesto di chi si fidasse di più, ha risposto con una citazione ironica del senatore Lindsey Graham, paragonando la scelta a un dilemma senza vie sicure.
Infatti quando il giornalista, con la solita arroganza e pregiudizio occidentale, lo ha incalzato chiedendogli se poteva credere “alla volontà della Cina di salvaguardare gli interessi dell’intera umanità”, Hinton ha risposto: “Puoi fidarti degli Stati Uniti? O puoi fidarti (del CEO ) Zuckerberg?”
L’incontro in Cina ha permesso a Hinton di conoscere da vicino le politiche e le pratiche di governance tecnologica locali. Ha sottolineato che la percezione diffusa in Occidente, secondo cui la Cina antepone lo sviluppo tecnologico alla sicurezza, è infondata. Al contrario, ha osservato un forte impegno nel bilanciare innovazione e regolamentazione, al punto che diversi esperti stranieri hanno dichiarato di voler redigere rapporti per correggere tale immagine.
Infine, Hinton ha ricordato il legame storico della sua famiglia con la Cina, citando parenti che vi si trasferirono a metà del Novecento e contribuirono allo sviluppo agricolo del Paese. Questo filo personale ha reso la sua prima visita ancora più significativa, consolidando la convinzione che la Cina avrà un ruolo centrale nella governance internazionale della sicurezza dell’intelligenza artificiale.
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