L’attacco si è palesato nella giornata di ieri, quando il Centro Unico di Prenotazioni non ha consentito all’utenza di poter prenotare visite e chi si era recato in loco, è stato rimandato a casa in quanto il sistema informatico era in panne.
L’azienda ha immediatamente messo al lavoro una task force per poter ripristinare il guasto, in quanto in un primo momento si pensava ad un normale disservizio dovuto ad un malfunzionamento tecnico.
Advertising
Ma nella giornata di ieri Monti Ransomware ha riportato sul suo Data Leak Site (DLS) che “Molteplici vulnerabilità hanno consentito il download di dati sui pazienti sieropositivi.” come viene riportato nella print screen in calce.
Inoltre dal testo a seguire, lasciano intuire che durante l’accesso al sistema informatico della ASL, diverse informazioni sono state esfiltrate dalle infrastrutture della ASL1.
Nel mentre la direzione generale dell’azienda ha riportato: “i nostri tecnici e gli esperti di una task force cyber security, si sono messi immediatamente al lavoro e stanno portando avanti un’analisi tecnica sui server aziendali, definendo l’area da cui sono partiti i malware che hanno colpito i server. Si spera di poter risolvere il problema al più presto ma possiamo rassicurare che nessun dato sanitario o sensibile è stato trafugato o perduto. L’archivio informatico è integro”.
In sintesi siamo di fronte ad una informazione che potrebbe negare l’altra, ovvero “l’archivio informatico è integro”, fa comprendere ai non addetti ai lavori che non c’è stata alcuna esfiltrazione di informazioni dal sistema sanitario e quindi i dati dei pazienti risultano al sicuro.
Per “integrità” in sicurezza informatica si intende, come riportato da Wikipedia“la protezione dei dati e delle informazioni nei confronti delle modifiche del contenuto, accidentali (involontarie) oppure effettuate volontariamente da una terza parte, essendo compreso nell’alterazione anche il caso limite della generazione ex novo di dati ed informazioni”.
Advertising
Infatti si dovrebbe parlare di compromissione della “Riservatezza”, in quanto i dati sono stati “esfiltrati” dalle infrastrutture IT dell’azienda e non “cancellati“.
Pertanto l’affermazione potrebbe essere corretta ma altamente fuorviante soprattutto per le persone che non si intendono di sicurezza informatica, oltre a puntare l’attenzione su un altri problema.
A questo punto occorre chiarezza in quanto se fosse vero quanto affermato dalla cybergang e quindi qualora questa avesse in mano i dati dei pazienti affetti da HIV, il danno sarebbe veramente enorme.
Ovviamente come di consueto, lasciamo spazio sulle nostre pagine ad un commento da parte dell’organizzazione violata, per farci comprendere la realtà dei fatti.
RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Nel caso in cui l’azienda voglia fornire una dichiarazione a RHC, saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.
Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.
Aree di competenza:Cyber threat Intelligence, Incident Response, sicurezza nazionale, divulgazione
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.