Gli esperti di sicurezza informatica hanno scoperto che gli aggressori utilizzano la funzionalità di ricerca di Windows per scaricare di nascosto malware sui computer delle loro vittime. Successivamente, gli hacker criminali possono ottenere pieno accesso al sistema e rubare dati sensibili.
Secondo gli esperti di Trellix, i criminali utilizzano maliziosamente il protocollo “search-ms:”, che consente alle applicazioni e ai collegamenti di eseguire ricerche locali sul dispositivo dell’utente.
Nei loro attacchi, gli aggressori creano e-mail di phishing con collegamenti dannosi o allegati HTML che reindirizzano la vittima a siti infetti. Lì viene attivato un codice JavaScript che utilizza il protocollo “search-ms:”.
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Quando si fa clic sul collegamento, verrà richiesta l’autorizzazione per aprire Windows Explorer. Se l’utente lo conferma, gli verranno mostrati i presunti risultati di ricerca locali: scorciatoie per file PDF e altre icone familiari.
Richiesta JavaScript per avviare explorer
Tuttavia, in realtà, si tratta di file dannosi mascherati da sicuri. Vengono visualizzati direttamente in Esplora risorse, quindi l’utente esegue il file, pensando che sia nel suo sistema.
È così che l’esecuzione del malware viene lanciata impercettibilmente.
Collegamento dannoso che avvia la libreria di rete
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Quando si fa clic sul collegamento, viene eseguita una DLL dannosa tramite l’utilità regsvr32.exe. E in un attacco alternativo, anch’esso identificato dai ricercatori, le scorciatoie eseguono script PowerShell che scaricano segretamente payload aggiuntivi.
Di conseguenza, il software di controllo remoto AsyncRATo Remcos RAT viene installato sul computer della vittima e i malintenzionati ottengono il pieno controllo del sistema. Pertanto possono rubare dati e vendere l’accesso ottenuto ad altri aggressori.
Con Microsoft che blocca costantemente i metodi di attacco noti, gli hacker sono alla disperata ricerca di soluzioni alternative. E lo sfruttamento dei protocolli di ricerca è solo uno di questi modi per aggirare i limiti del sistema.
Gli esperti raccomandano di evitare di fare clic su collegamenti sospetti e di scaricare file da fonti sconosciute per non aggiungersi all’elenco delle vittime di criminali informatici intraprendenti.
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ICT CISO e Cyber Security Manager con oltre vent’anni di esperienza tra settore pubblico e privato, ha guidato progetti di sicurezza informatica per realtà di primo piano. Specializzato in risk management, governance e trasformazione digitale, ha collaborato con vendor internazionali e startup innovative, contribuendo all’introduzione di soluzioni di cybersecurity avanzate. Possiede numerose certificazioni (CISM, CRISC, CISA, PMP, ITIL, CEH, Cisco, Microsoft, VMware) e svolge attività di docenza pro bono in ambito Cyber Security, unendo passione per l’innovazione tecnologica e impegno nella diffusione della cultura della sicurezza digitale.
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