Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
Gli Hacktivisti di Anonymous Italia colpiscono nuovi obiettivi in Russia

Gli Hacktivisti di Anonymous Italia colpiscono nuovi obiettivi in Russia

17 Marzo 2025 07:14

Negli ultimi mesi, il panorama dell’hacktivismo cibernetico ha visto un’intensificazione degli scontri tra gruppi di hacktivisti con orientamenti geopolitici opposti. In particolare, abbiamo visto il collettivo filorusso NoName057(16) impegnato in una serie di attacchi informatici ai danni dell’Italia, colpendo anche diversi obiettivi istituzionali.

Questa volta, il gruppo di hacktivisti italiani, Anonymous Italia, ha colpito recentemente differenti obiettivi russi, effettuando attacchi attraverso la tecnica del “deface”.

 

Defacement vs DDoS: Due Tecniche a Confronto

Nel panorama dell’hacktivismo cibernetico, le tecniche di attacco utilizzate dai gruppi hacker variano in base agli obiettivi e alle strategie adottate.

Due delle metodologie più diffuse sono il defacement e gli attacchi Distributed Denial-of-Service (DDoS), strumenti con finalità differenti ma entrambi capaci di generare impatti significativi sulle infrastrutture digitali. Mentre il defacement mira a modificare il contenuto di un sito web per trasmettere un messaggio politico o ideologico, il DDoS ha lo scopo di sovraccaricare un servizio online fino a renderlo inaccessibile.

Negli scontri tra hacktivisti, queste due tecniche sono state ampiamente utilizzate per colpire obiettivi avversari. Ad esempio Anonymous Italia preferisce il defacement, alterando i siti per diffondere specifici contenuti di interesse politico. Altri hacktivisti (come i filorussi di NoName057(16) o Killnet) hanno adottato il DDoS per colpire siti governativi e infrastrutture critiche causando disservizi temporanei.

La tecnica del Deface

Il defacement è una tecnica di attacco informatico in cui un aggressore modifica il contenuto di un sito web senza autorizzazione, sostituendo le pagine originali con messaggi politici, propaganda o semplici segni distintivi della propria attività. Questo tipo di attacco viene spesso utilizzato da gruppi hacktivisti per diffondere messaggi ideologici o da cyber criminali per danneggiare la reputazione di un’organizzazione.♦

Tuttavia, il defacement non è solo una questione di immagine: per poter alterare il contenuto di un sito, l’attaccante deve prima comprometterne la sua sicurezza. Questo avviene generalmente attraverso due metodi principali:

  • Accesso con credenziali amministrative rubate o deboli – Gli hacker potrebbero ottenere le credenziali di accesso attraverso phishing, log di infostealer, canali telegram, credenziali predefinite mai cambiate o attacchi di forza bruta. Una volta ottenuto l’accesso, possono alterare le pagine del sito con estrema facilità
  • Sfruttamento di vulnerabilità del software – Alcuni attacchi di defacement avvengono tramite Remote Code Execution (RCE) o altre vulnerabilità critiche nei CMS (Content Management System) o nei server web. Se il software della piattaforma non è aggiornato o presenta falle di sicurezza, un attaccante può eseguire comandi arbitrari sul sistema e modificare i file del sito.

Quando un sito subisce un defacement, è fondamentale non limitarsi a ripristinare il contenuto originale, ma avviare un’operazione di Incident Response per comprendere l’entità dell’attacco. L’attaccante potrebbe aver effettuato movimenti laterali all’interno della rete, compromettendo dati e sistemi collegati.

Hacktivismo cibernetico e legge

Come abbiamo visto, l’hacktivismo cibernetico rappresenta l’unione tra hacking e attivismo politico o sociale, utilizzando strumenti digitali per promuovere cause, denunciare ingiustizie o opporsi a governi e aziende. Gli hacktivisti impiegano tecniche di attacco informatico per attirare l’attenzione pubblica su questioni etiche, politiche o ambientali. Tuttavia, nonostante l’intento possa essere mosso da ideali di giustizia, queste azioni si scontrano spesso con le normative vigenti, che le considerano alla stregua di atti di criminalità informatica.

Mentre alcuni Stati tollerano certe forme di attivismo digitale se non causano danni diretti, la maggior parte delle legislazioni equipara gli attacchi informatici a crimini gravi, punibili con pene severe. Norme come il Computer Fraud and Abuse Act (CFAA) negli Stati Uniti o il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) in Europa vengono spesso usate per perseguire gli hacktivisti, anche quando le loro azioni mirano a esporre violazioni dei diritti umani o corruzione.

L’equilibrio tra sicurezza nazionale, libertà di espressione e diritto all’informazione è al centro delle discussioni legali sull’hacktivismo. Mentre alcuni lo vedono come una forma di protesta legittima nell’era digitale, altri lo considerano una minaccia alla stabilità informatica e alla privacy. La sfida per i legislatori è definire confini chiari tra atti di dissenso digitale e crimini informatici, garantendo che la repressione dell’hacktivismo non diventi un pretesto per limitare la libertà di espressione e il diritto all’accesso alle informazioni.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Stefano Gazzella 300x300
Privacy Officer e Data Protection Officer, è Of Counsel per Area Legale. Si occupa di protezione dei dati personali e, per la gestione della sicurezza delle informazioni nelle organizzazioni, pone attenzione alle tematiche relative all’ingegneria sociale. Responsabile del comitato scientifico di Assoinfluencer, coordina le attività di ricerca, pubblicazione e divulgazione. Giornalista pubblicista, scrive su temi collegati a diritti di quarta generazione, nuove tecnologie e sicurezza delle informazioni.
Aree di competenza: Privacy, GDPR, Data Protection Officer, Legal tech, Diritti, Meme
Visita il sito web dell'autore

Articoli in evidenza

Immagine del sitoCybercrime
Supply Chain Attack: come è stato compromesso Notepad++ tramite il CVE-2025-15556
Manuel Roccon - 04/02/2026

Nella cyber security, spesso ci si concentra sulla ricerca di complessi bug nel codice sorgente, ignorando che la fiducia dell’utente finale passa per un elemento molto più semplice: un link di download. L’incidente che ha…

Immagine del sitoCyber News
Attacco Hacker All’università La Sapienza. Quello che sappiamo ad oggi
Redazione RHC - 04/02/2026

Nella giornata di lunedì mattina, un grave incidente informatico ha colpito l’Università La Sapienza di Roma, mettendo fuori uso una parte rilevante dell’infrastruttura digitale dell’ateneo. L’attacco ha avuto effetti immediati sulla didattica e sui servizi…

Immagine del sitoInnovazione
Il “Reddit per AI” progetta la fine dell’umanità e crea una Religione. Ecco la verità su Moltbook
Carolina Vivianti - 03/02/2026

L’evoluzione delle piattaforme digitali ha raggiunto un punto di rottura dove la presenza umana non è più richiesta per alimentare il dibattito. Moltbook emerge come un esperimento sociale senza precedenti, un ecosistema dove milioni di…

Immagine del sitoCybercrime
Initial Access Broker (IaB): Sempre più una comodity nei mercati underground
Luca Stivali - 03/02/2026

Nel mondo dell’underground criminale, il lavoro si divide tra “professionisti”. C’è chi sviluppa ed esercisce il ransomware, c’è chi vende un accesso iniziale alle aziende e c’è chi sfrutta l’accesso iniziale per condurre attacchi informatici…

Immagine del sitoCybercrime
Microsoft Office sotto attacco: il bug da patchare per evitare spionaggio russo
Bajram Zeqiri - 03/02/2026

Negli ultimi giorni, APT28, noto gruppo di hacker legato alla Russia, ha intensificato gli attacchi sfruttando una vulnerabilità di Microsoft Office. La falla, catalogata come CVE‑2026‑21509, è stata resa pubblica da Microsoft pochi giorni prima…