Dalla protezione di reti, sistemi e dati alla capacità di influenzare percezioni, comportamenti e decisioni. Intelligenza artificiale, social media, algoritmi e contenuti sintetici stanno trasformando il rapporto tra cybersecurity e dimensione cognitiva.
L’evoluzione del cyberspazio sta aprendo una nuova dimensione della sicurezza: quella cognitiva. Se la cybersecurity tradizionale protegge reti, sistemi, infrastrutture e dati, qui al centro vi è l’essere umano: l’obiettivo non è necessariamente compromettere un sistema o sottrarre informazioni, ma influenzare percezioni, decisioni e comportamenti.
Intelligenza artificiale generativa, social media, algoritmi di personalizzazione e deepfake aumentano la capacità di produrre e distribuire contenuti mirati, creando un ambiente nel quale la disponibilità di informazioni non coincide necessariamente con una maggiore capacità di comprendere la realtà. È in questo spazio che si sviluppa la cosiddetta guerra cognitiva (Cognitive Warfare).
Il Chief Scientist Research Report on Cognitive Warfare della NATO evidenzia la crescente importanza dell’ambiente cognitivo nei conflitti contemporanei. In Italia, lo Stato Maggiore della Difesa nel 2023 ha pubblicato Cognitive Warfare – La competizione nella dimensione cognitiva, riconoscendo questa dimensione come parte integrante del moderno campo di confronto.
Non si tratta semplicemente di un nuovo dominio tecnico accanto a terra, mare, aria, spazio e cyberspazio: il suo carattere distintivo è la capacità di agire trasversalmente sugli altri domini, estendendo la sicurezza dall’infrastruttura digitale ai processi di interpretazione e decisione.
La guerra cognitiva è una forma di competizione finalizzata a influenzare il modo in cui individui e organizzazioni percepiscono, interpretano e utilizzano le informazioni. Il suo elemento caratterizzante non è il mezzo utilizzato, ma l’effetto ricercato.
Il Ce.S.I. evidenzia come la Cognitive Warfare abbia un perimetro più ampio rispetto alla tradizionale Information Warfare e alle Psychological Operations, poiché mira a incidere su pensieri, percezioni ed emozioni e, attraverso questi, sul processo decisionale umano.
La guerra cognitiva non significa semplicemente disinformazione: propaganda, social media, manipolazione audiovisiva e AI sono strumenti mentre il vero bersaglio è la capacità di comprendere una situazione e agire di conseguenza.
Algoritmi e intelligenza artificiale trasformano la produzione e distribuzione delle informazioni: i primi selezionano contenuti sulla base di comportamenti e preferenze, la seconda genera rapidamente testi, immagini, audio e video per specifici destinatari.
I deepfake rappresentano l’esempio più immediato. La loro pericolosità non riguarda soltanto la capacità di creare un falso, ma anche la progressiva erosione della fiducia nei contenuti digitali. Se diventa difficile stabilire se un contenuto sia autentico, anche quello reale può essere messo in discussione.
La dimensione cognitiva assume particolare rilevanza quando il bersaglio è il processo decisionale. Un decisore può disporre di informazioni corrette e arrivare comunque a una conclusione errata se le interpreta all’interno di un quadro manipolato: non è sempre necessario alterare il dato, può essere sufficiente modificarne il contesto. Bias cognitivi, pressione temporale e sovraccarico informativo possono aumentare la vulnerabilità alle strategie di influenza.
Guerra cognitiva e cybersecurity sono sempre più interconnesse. Un attacco cyber può compromettere un’infrastruttura e una successiva campagna informativa amplificarne gli effetti. Analogamente, informazioni sottratte possono essere manipolate e diffuse per influenzare l’opinione pubblica o creare pressione su un’organizzazione.
La relazione può quindi essere rappresentata come una catena:
compromissione tecnica → acquisizione o manipolazione delle informazioni → diffusione → percezione → decisione → comportamento.
La cybersecurity protegge principalmente i primi anelli della catena; la resilienza cognitiva mira a impedire che l’informazione manipolata produca l’effetto desiderato e sostiene decisioni basate su informazioni affidabili.
La resilienza cognitiva significa valutare criticamente le informazioni prima di trasformarle in decisioni. Per le organizzazioni richiede di affiancare alla protezione di reti, sistemi e dati il monitoraggio dell’ambiente informativo, la threat intelligence, la verifica delle fonti, la formazione del personale e procedure di comunicazione durante le crisi. Anche la capacità di percepire, interpretare e decidere diventa così un elemento da proteggere.
La vera frontiera non sarà quindi soltanto impedire che qualcuno entri nei nostri sistemi, ma anche impedire che riesca a entrare nel nostro processo decisionale senza che ce ne accorgiamo.
Questa evoluzione richiede un approccio integrato tra tecnologia, persone, processi e gestione del rischio. In questa prospettiva Olympos Consulting supporta aziende e organizzazioni nel rafforzamento della Cyber Security e Cyber Resilience attraverso servizi di prevenzione, rilevazione e gestione del rischio.
Threat Intelligence, Vulnerability Assessment e Penetration Testing consentono di comprendere le minacce e individuare vulnerabilità; Network Security e Managed Detection and Response contribuiscono alla protezione dell’infrastruttura e alla rilevazione tempestiva di anomalie e minacce.
Al fattore tecnologico si affianca quello umano attraverso attività di Security Awareness e percorsi teorici e pratici. Le attività di Cyber Security Governance e gestione del rischio IT supportano inoltre la valutazione della postura di sicurezza e la definizione delle misure tecniche e organizzative necessarie. Tecnologia, processi e persone devono convergere in una strategia di sicurezza capace di proteggere l’organizzazione tanto sul piano tecnico quanto su quello cognitivo.
Fonti principali
Difesa Online – “La guerra cognitiva: il sesto dominio operativo e la nuova competizione per le menti” – approfondimento sul dibattito relativo all’evoluzione della guerra cognitiva e al possibile riconoscimento della dimensione cognitiva come dominio op
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