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I dati della ULSS6 verranno pubblicati il 15 gennaio da Lockbit 2.0.

I dati della ULSS6 verranno pubblicati il 15 gennaio da Lockbit 2.0.

2 Gennaio 2022 21:49

Inizia un nuovo anno e iniziano le nuove perdite di dati. Scopriamo infatti chi è stata la cyber gang che ha violato la ULSS6 di Padova, dopo circa un mese dall’attacco informatico, uno tra i più gravi che abbia mai subito la sanità italiana (la cronologia completa nella Timeline), il quale ha bloccato per settimane alcuni dei servizi essenziali utilizzati dalla popolazione.

Lockbit 2.0, ha pubblicato nella giornata di ieri, un post che riporta che i dati dell’azienda sanitaria, saranno resi pubblici il 15 di gennaio alle 16:44 ora UTC, riportando quanto segue:

“Scopri di più. martedì 21 Dicembre 2021 Variazioni orarie punti tampone dell’Ulss 6 Euganea il 25 dicembre e il 1 gennaio 2022 i punti tamponi sono chiusi.”

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In effetti ancora non era ben chiaro quale fosse stato il ransomware che ha crittografato le infrastrutture della ULSS6. Precedentemente avevamo parlato del ransomware HiveLeaks che il 6 di dicembre aveva riportato un post contraddittorio, riferendosi ad un domino differente ovvero www[.]ulss7[.]it, riportando un valore del riscatto pari ad 800.000 dollari.

La cosa strana è stata, che seppur sul sito ci fosse una data della pubblicazione dei file, tali file non sono mai stati resi pubblici lasciando dei forti dubbi sull’esattezza della cyber-gang che ha sferrato l’attacco.

A questo punto è lecito pensare che le trattative sono andate per le lunghe e che LockBit e la ULSS6 non abbiano trovato un accordo e che quindi non avendo pagato il riscatto, tutti i dati esfiltrati si riverseranno nel web.

Ora non ci resta che attendere il 15 gennaio per comprendere di che dati si tratti.

Il ransomware LockBit

LockBit ransomware è un malware progettato per bloccare l’accesso degli utenti ai sistemi informatici in cambio di un pagamento di riscatto. Questo ransomware viene utilizzato per attacchi altamente mirati contro aziende e altre organizzazioni e gli “affiliati” di LockBit, hanno lasciato il segno minacciando le organizzazioni di tutto il mondo di ogni ordine e grado.

LockBit funziona come ransomware-as-a-service (RaaS). Gli affiliati depositano del denaro per l’uso di attacchi personalizzati su commissione e traggono profitto da un quadro di affiliazione. I pagamenti del riscatto sono divisi tra il team di sviluppatori LockBit e gli affiliati attaccanti, che ricevono fino a ¾ dei fondi del riscatto.

E’ considerato da molte autorità parte della famiglia di malware “LockerGoga & MegaCortex”. Ciò significa semplicemente che condivide i comportamenti con queste forme consolidate di ransomware mirato ed ha il potere di auto-propagarsi una volta eseguito all’interno di una rete informatica.

RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in forma anonima, potete contattarci utilizzando le mail crittografate accessibili a questa URL: https://www.redhotcyber.com/contattaci

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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