Il 2026 sarà l’anno in cui il cybercrime diventerà completamente industrializzato. Il dato emerge da “The AI-fication of Cyberthreats – Trend Micro Security Predictions for 2026“, l’ultimo studio dedicato alle minacce informatiche di TrendAI™, business unit di Trend Micro™ e leader globale nella sicurezza dell’intelligenza artificiale.
Lo studio è stato rilasciato durante l’evento #SecurityBarcamp, l’approfondimento annuale di TrendAI™ dedicato agli scenari di cybercrime e di cybersecurity, ormai divenuto un importante e tradizionale momento di condivisione tra prestigiosi enti e aziende che collaborano al mantenimento della sicurezza a livello di sistema Paese.
In questa edizione, i rinomati e autorevoli ospiti sono stati: Andrea Angeletta, CISO, Aria S.P.A., Luca Bechelli, Membro del Comitato Direttivo, Clusit, Marco Fanuli, Technical Director, TrendAI™ Italia, Matteo Macina, Director, Head of Cyber Security, TIM, Salvatore Marcis, Country Manager, TrendAI™ Italia, Bharat Mistry, Director Product Management Global Evangelist and Alliance, TrendAI™, Luca Montanari, Capo Divisione Stato della Minaccia, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale(ACN).
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Lo studio rivela che l’intelligenza artificiale e l’automazione stanno trasformando l’economia del crimine informatico e consentiranno ai cybercriminali di implementare intere campagne e attacchi in modo completamente autonomo a una velocità, complessità e portata mai viste.
I prossimi mesi saranno caratterizzati da campagne di intrusione autosufficienti capaci di adattarsi in tempo reale, da malware polimorfici in grado di riscrivere costantemente il proprio codice e da ingegneria sociale basata sui deepfake. Le innovazioni legate all’AI e all’automazione promuoveranno anche attacchi basati su codici sintetici, l’avvelenamento dei modelli di intelligenza artificiale e l’uso di moduli difettosi nascosti all’interno di workflow legittimi.
I principali obiettivi cybercriminali di quest’anno saranno gli ambienti cloud ibridi, le supply chain dei software e le infrastrutture di intelligenza artificiale. Come vettori comuni di attacco, i cybercriminali utilizzeranno pacchetti open source avvelenati, immagini di container dannose e identità cloud con troppi privilegi. Gruppi cyber sponsorizzati dagli stati, inoltre, utilizzeranno tattiche di raccolta e di decrittografia per azioni di spionaggio contro l’avanzata del quantum computing. Il ransomware evolverà in un ecosistema basato sull’intelligenza artificiale capace di autogestirsi, sarà in grado di identificare le vittime, sfruttare i punti deboli e persino negoziare tramite “bot di estorsione” automatizzati.
TrendAI™ consiglia alle organizzazioni di tutto il mondo di superare le tattiche di difesa reattiva e adottare una strategia di resilienza proattiva, implementando la sicurezza in ogni livello dell’infrastruttura di intelligenza artificiale, del cloud e della supply chain. Le organizzazioni che integrano un uso etico dell’AI con la difesa adattiva e la supervisione umana si troveranno nella posizione migliore per avere successo contro gli attacchi informatici, salvaguardando il business.
Durante i lavori, queste le indicazioni principali emerse
“Nel contesto di una crescente industrializzazione del cybercrime, l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida ma anche un’opportunità strategica. Per chi opera a tutela di infrastrutture critiche, come fa ARIA per il comparto sanitario pubblico lombardo, la priorità è trasformare l’AI da fattore di rischio a strumento di rafforzamento della capacità difensiva”. Dichiara Andrea Angeletta, CISO,Aria S.P.A. “Solo riportando in equilibrio attacco e difesa, attraverso un uso governato e responsabile delle tecnologie avanzate, è possibile garantire continuità dei servizi essenziali, tutela dei dati e fiducia dei cittadini”.
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“Lo scenario geopolitico incerto è un terreno di coltura per i cybercriminali. Le iniziative state-sponsored dei gruppi di pseudo-attivisti imperversano particolarmente in Europa, con l’obiettivo di creare caos e incertezza, talvolta con attacchi particolarmente sofisticati che i criminali non esitano a riutilizzare per le proprie finalità illecite. In questo contesto, viene meno il concetto di proporzionalità tra vittima e tipologia di attacco, essendo facilmente reperibili “armi digitali” di magnitudine sempre maggiore”. Afferma Luca Bechelli, Membro del Comitato Direttivo, Clusit. “Per questo motivo, le aziende di ogni settore e dimensione devono modificare la propria percezione del cyber risk: ritenersi, nel 2026, “non particolarmente interessanti” per i cybercriminali è ormai un errore, come testimoniano le statistiche più autorevoli sugli attacchi e sugli incidenti informatici.
“Nel 2026 la priorità nella cybersecurity sarà rafforzare la governance e i meccanismi di controllo dei sistemi basati su intelligenza artificiale. L’adozione di Agenti AI richiede nuove capability di security assessment, pensate non solo per il singolo sistema ma per le interazioni tra sistemi.” Dichiara Matteo Macina, Head of Cyber Security di TIM. “Il rischio principale non è un’AI intenzionalmente malevola, ma un’AI legittima che opera in modo autonomo senza essere pienamente compresa. In questi contesti, anche un errore può diventare operativo e propagarsi rapidamente. È su questo che va spostato il focus: prevenzione, controllo e responsabilità degli ecosistemi AI, prima che degli incidenti”.
“Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui il crimine informatico ha smesso di essere un settore basato sui servizi ed è diventato completamente automatizzato”. Afferma Salvatore Marcis, Country Manager di TrendAI™ Italia. “È iniziata l’era in cui agenti di intelligenza artificiale scoprono, sfruttano e monetizzano i punti deboli senza l’intervento umano. Il compito dei responsabili aziendali non è più solo quello di rilevare gli attacchi, ma di contrastare il ritmo sempre più frenetico delle minacce guidate dalle macchine”.
Le previsioni TrendAI™per il 2026
AI
L’AI agirà sia come forza trasformativa sia come vettore di attacco, colpendo i sistemi fisici e digitali con minacce completamente autonome, adattive e scalabili
L’intelligenza artificiale agentica sarà sempre più autonoma ed eseguirà operazioni complesse interagendo con sistemi del mondo reale. Agenti compromessi potrebbero diventare fonti di attacchi
Il vibe coding accelererà l’innovazione, ma anche i rischi di una codifica non sicura all’interno di quelle organizzazioni che non implementano appropriati processi di revisione
Le truffe basate sull’intelligenza artificiale raggiungeranno nuovi livelli di sofisticazione, come nel caso di deepfake, allucinazioni e campagne di social engineering automatizzate, che metteranno in dubbio la fiducia degli utenti e sovraccaricheranno i sistemi di difesa tradizionali
Attacchi APT
I nuovi modelli di collaborazione consentiranno agli attacchi APT di condividere accessi, infrastrutture e payload, nascondendo la loro origine e accelerando le operazioni su scala globale
Le minacce interne e alle supply chain convergeranno, nel momento in cui operazioni sponsorizzate da stati coinvolgeranno vendor e aziende, incorporando codice dannoso o sfruttando l’accesso privilegiato dall’interno
Tattiche basate sull’AI oltrepasseranno le difese tradizionali. Le pipeline compromesse e i repository open source si trasformeranno in vettori di attacco chiave
Le infrastrutture critiche legate alla difesa e le industrie strategiche saranno colpite da attacchi mirati a causa delle tensioni geopolitiche. Questo aumenterà il rischio di spionaggio, disruption e conflitti cyber
Aziende
I sistemi legacy, i software datati e lo shadow IT rappresenteranno i rischi maggiori per le aziende, poiché forniscono ai cybercriminali punti di accesso che oltrepassano i sistemi di difesa moderni
L’intelligenza artificiale automatizzerà il phishing, le attività di hijacking e di social engineering, rendendo le truffe sempre più convincenti e difficili da scoprire
Gli agenti basati sull’intelligenza artificiale e le truffe generative supereranno le tradizionali difese basate sulla gestione dell’identità e degli accessi (IAM) e ideate per contrastare il phishing, esponendo le organizzazioni a furto di credenziali e di identità e frodi su larga scala
Il confine tra operatori umani e macchine diventerà sempre più labile, poiché dipendenti compromessi, agenti di intelligenza artificiale e strumenti di terze parti diventeranno vettori di spionaggio, furto di dati e interruzioni
Cloud
Gli ambienti cloud continueranno a rimanere obiettivi primari e i cybercriminali sfrutteranno i workload ad alto valore, le dipendenze operative e le infrastrutture ibride
Le campagne phishing cloud-native, che combinano tattiche basate su e-mail, SMS, voce e intelligenza artificiale, saranno sempre più sofisticate e prenderanno di mira utenti e organizzazioni
Configurazioni errate, credenziali con privilegi eccessivi, API esposte e container non sicuri rimarranno i principali vettori di attacco, consentendo spostamenti laterali, esfiltrazione di dati e compromissione delle supply chain
Setup ibridi e multi-cloud introdurranno nuovi punti ciechi, mentre le risorse cloud GPU-based saranno sempre più sfruttate per attività maligne
Ransomware
I ransomware saranno completamente basati sull’AI e saranno in grado di compiere truffe, exploit ed estorsioni in maniera autonoma, con un input umano minimo
I cybercriminali passeranno dalla crittografia pura allo sfruttamento intelligente dei dati, utilizzando l’intelligenza artificiale per identificare i beni più preziosi per le vittime e metterle sotto pressione
Le supply chain, i componenti open source e i workflow basati su AI diventeranno punti di ingresso chiave, permettendo ai ransomware di infiltrarsi in sistemi trusted, integrandosi nelle normali attività aziendali
La possibilità di compiere un attacco sarà sempre più alla portata di tutti, grazie all’automazione e a strumenti ransomware-as-a-service (RaaS). Questo permetterà anche alle persone senza grandi competenze tecniche di lanciare campagne complesse e adattive
Vulnerabilità
L’AI accelererà la scoperta e lo sfruttamento delle vulnerabilità zero-day, permettendo un riconoscimento più veloce, uno sfruttamento automatico e una portata maggiore dell’attacco
Nuovi rischi emergeranno dagli ambienti AI, inclusi attacchi di prompt injection, backdoor e vulnerabilità nei server e nei framework di inferenza.
Le supply chain, le librerie open source e i repository di modelli AI rimarranno gli obiettivi principali per i cybercriminali che cercano il maggiore impatto possibile
Punti ciechi, come dispositivi IoT/OT senza patch, edge appliance e ambienti AI, forniranno ai cybercriminali punti d’appoggio per movimenti laterali e ulteriori exploit
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ICT CISO e Cyber Security Manager con oltre vent’anni di esperienza tra settore pubblico e privato, ha guidato progetti di sicurezza informatica per realtà di primo piano. Specializzato in risk management, governance e trasformazione digitale, ha collaborato con vendor internazionali e startup innovative, contribuendo all’introduzione di soluzioni di cybersecurity avanzate. Possiede numerose certificazioni (CISM, CRISC, CISA, PMP, ITIL, CEH, Cisco, Microsoft, VMware) e svolge attività di docenza pro bono in ambito Cyber Security, unendo passione per l’innovazione tecnologica e impegno nella diffusione della cultura della sicurezza digitale.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.