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Il Coach Ombra: l’attaccante usa le tecniche di un coach. La differenza? E’ solo nell’etica!

30 Luglio 2026 07:52
In sintesi

Il social engineer e il coach condividono ascolto attivo, empatia e raccolta di informazioni, ma perseguono obiettivi opposti. L’etica distingue chi aiuta da chi manipola. Comprendere il "coach ombra" significa rafforzare la difesa contro il social engineering e gli attacchi umani.

C’è un professionista che ascolta attentamente ed usa i miei stessi strumenti ma l’ontologia è diametralmente opposta. Chi è ? È l’attaccante! E vediamo perché insieme. Ho discusso questi argomenti in modo rapido durante la RHC Conference 2026 il 19 maggio scorso a Roma. Il tempo di un intervento è breve, e questo articolo nasce dall’idea di poter fornire un’ulteriore spiegazione.

L’arte di essere accoglienti

Non era un genio del codice Kevin Mitnick, il social engineer più famoso della storia. Era piuttosto un oratore eccezionale. Il titolo del suo libro del 2002, “L’arte dell’inganno”, la dice tutta.
Il punto debole della sicurezza è l’umanità! Un tono tempestivo, un nome e una cordiale telefonata: e all’interno la porta si aprì- scriveva così.

Esaminiamo i suoi strumenti con attenzione:

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  • dimostrazione di familiarità attraverso l’ascolto attivo,
  • raccolta di dettagli
  • restituzione.

Ora rileggete l’elenco: sono gli strumenti essenziali per la formazione di un coach esperto.
Viene spesso dimenticato anche un dettaglio: per l’ingegnere sociale la vittima non è stupida.
Il vero problema è la sua generosità, la necessità di essere utili, di non deludere e rispondere correttamente e rapidamente.

Quando avete detto di sì l’ultima volta solo per evitare di deludere?

Per quanto riguarda la conversazione

In Essere e tempo, il filosofo tedesco Martin Heidegger spiega come stare nel linguaggio: discutere è una conversazione che parla da sola, senza che nessuno abiti davvero le parole. Si esegue la richiesta e si risponde.

Il social engineer si concentra proprio su questo argomento: non sul nostro impegno, ma sulla nostra assenza. “Sono dell’IT e ho bisogno della sua password per un controllo”
Quali sono le reazioni a questa frase?

Non è la persona che risponde, ma la rappresentazione, il suo ruolo: il dipendente diligente, l’infermiera scrupolosa, il medico che ha appena finito il proprio turno etc. Il social engineering è l’arte di spingere i nostri “devo” piuttosto che i nostri “voglio”.

Il coaching, invece, è l’arte di trasformare i nostri “devo ” nei nostri “voglio”


Ogni coach è consapevole: la prima cosa da fare è capire chi è l’altro prima di porre la prima domanda. Il social engineer fa lo stesso, ma non lo sappiamo. La sua sessione è la fase OSINT (Open Source Intelligence): il nostro linguaggio pubblico, i nostri post, i nostri social. Ha già avuto il colloquio conoscitivo prima di chiamarci. Solo che non c’eravamo….

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Il coach e l’attaccante stanno leggendo la stessa storia ma solo uno dei due è in grado di restituirla al proprietario. Cosa distingue allora davvero il coaching dall’ingegneria sociale se competenze e strumenti sono identici?

L’etica!

L’Etica è la bussola che distingue la navigazione dell’uno e dell’altro. Il coaching inizia con un accordo chiaro: obiettivi dichiarati, consenso informato e un contratto che il cliente può rileggere e rescindere. Nell’ingegneria sociale non è così: pensiamo di essere in conversazione, ma è in corso un’operazione, a nostra insaputa.

In conclusione

La struttura dell’esserci è stata definita dal filosofo tedesco Martin Heidegger come Sorge ossia Cura: ci prendiamo cura di noi stessi. Il coach ombra lo sa questo e lo sfrutta. Il coaching rovesciato è l’attacco più complesso, mentre il coaching raddrizzato è la difesa più robusta ossia la capacità di adattarsi a quello spazio minuscolo, che è fondamentale per stabilire lo stimolo e la risposta.
Come diceva il filosofo austriaco Viktor Frankl

“Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta risiede la nostra crescita e la nostra libertà.”

Il mantenimento di quello spazio non richiede l’introduzione di nuove tecnologie.
È una domanda antica, la più antica di tutte, che Socrate ha posto nell’agorà e che dovrebbe essere ancora fatta oggi davanti a ogni messaggio, telefono o contatto: A chi sto rispondendo io in questo momento?

Rispondendo a noi stessi, troviamo quella libertà che nessun coach ombra può colonizzare


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Daniela Farina 150x150
Umanista per vocazione lavora in Cybersecurity per professione. In FiberCop S.p.a come Risk Analyst.
Aree di competenza: Cyberpsicology, Philosophy, Counseling, Coaching, Digital Wellbeing, Digital Ethics, Risk Analisys