L’onda di esplosioni di cercapersone che ha sconvolto il Libano e ferito oltre 1.000 persone potrebbe essere legata al modello AP-900 di cercapersone wireless, prodotto dalla taiwanese Gapollo. Secondo le prime indagini, tutti i dispositivi esplosi sembrerebbero essere modelli dello stesso tipo, distribuiti in tutto il paese e utilizzati in contesti militari e civili.
Le detonazioni, che si sono verificate quasi contemporaneamente intorno alle 15:30, hanno sollevato l’ipotesi di un attacco alla supply chain dei dispositivi elettronici. Il cercapersone AP-900, noto per le sue caratteristiche avanzate di comunicazione, potrebbe essere stato compromesso a livello software.
Ma sembra che ci sia già chi dubita che sia realmente un attacco informatico ma qualcosa di ancora più grave. E se così fosse un’altra linea di confine sarebbe stata per la prima volta oltrepassata.
Advertising
As information comes in about the exploding beepers in Lebanon, it seems now more likely than not to be implanted explosives, not a hack. Why? Too many consistent, very serious injuries. If it were overheated batteries exploding, you'd expect many more small fires & misfires.
Le autorità stanno valutando la possibilità che l’esplosione sia stata causata da un aggiornamento software malevolo che ha infettato i dispositivi. Secondo esperti di sicurezza, un attacco di questo tipo potrebbe avere sfruttato una vulnerabilità nella supply chain della distribuzione del software, iniettando codice malevolo nel sistema di aggiornamento automatico del cercapersone. Il codice avrebbe quindi causato un sovraccarico dei componenti interni, portando all’esplosione.
L’ipotesi che un aggiornamento coordinato sia stato inviato poco prima delle 15:30, ora locale, ha fatto pensare a un attacco pianificato, che ha preso di mira la gestione centralizzata degli aggiornamenti dei dispositivi.
Un tale scenario rientrerebbe nel quadro di un attacco sofisticato alla supply chain, simile a quelli visti in precedenti cyberattacchi globali, ma a quanto pare (ancora da confermare) il sistema non sembrerebbe avere degli aggiornamenti pianificati di sistema.
The Hezbollah pager model was was a Gold Apollo AP-900 based on the info from one that detonated. The pager uses a AAA Alkaline battery so surging the battery through a hack is unlike. Most likely a small EFP was put in the device based on penetration https://t.co/FWDG9NOUGUpic.twitter.com/i5tdVVnXSs
Implicazioni per Hezbollah e la Sicurezza Regionale
Hezbollah, che ha subito la “peggiore violazione di sicurezza” della sua storia, secondo un anonimo funzionario, al momento è convinto che si tratti di un malware, come confermato dal telegraph. I cercapersone sono strumenti chiave per la comunicazione interna del gruppo e la loro compromissione rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza operativa.
L’assenza di commenti ufficiali da parte di Israele, che è in guerra con Hezbollah da ottobre, e il ferimento di figure chiave, tra cui l’ambasciatore iraniano Mojtaba Amani, suggeriscono che questa esplosione potrebbe essere parte di una più ampia operazione cybernetica.
La Supply Chain: Il Perno degli Attacchi Moderni
Gli attacchi alla supply chain rappresentano una delle principali minacce nella sicurezza informatica moderna. Infettare il software (oppure hardware) di un produttore di dispositivi può avere conseguenze devastanti, poiché permette agli aggressori di distribuire malware a migliaia di dispositivi attraverso un singolo punto di accesso.
Infatti “hardware”, è perché potrebbero anche essere state manomesse le batterie, anche se queste sembrano delle normali pile alcaline.
Alcuni ipotizzano che sia stato impiantato del micro-esplosivo all’interno della scheda madre del dispositivo, controllato da un software integrato nel firmware, programmato per attivare l’esplosione a un tempo prestabilito. Se questa teoria venisse confermata, saremmo di fronte a un attacco senza precedenti: una compromissione hardware della supply chain.
Di seguito le specifiche tecniche del dispositivo e abbiamo rilevato.
Specifiche tecniche del Gold Apollo
Nel caso del cercapersone AP-900, la Gapollo non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sul possibile coinvolgimento dei propri dispositivi, ma la coincidenza temporale e l’ampia diffusione del modello tra i militanti di Hezbollah e altre organizzazioni nel Libano ne fa un sospetto chiave.
A pager uses very little energy and can run on a single aaa battery. If it has a lithium battery it will be very small and much smaller than a smartphone battery. If they explode there will be a flash of fire. I don't think what we are seeing here are exploding batteries. pic.twitter.com/gwRmyJxKY1
Mentre le indagini proseguono, cresce l’attenzione sul ruolo potenziale di un malware che abbia quindi sovraccaricato i cercapersone fino a farli esplodere. Se confermato, questo evento rappresenterebbe uno dei più grandi attacchi alla supply chain della regione e un esempio di come le cyber-minacce possano tradursi in conseguenze fisiche devastanti.
Le autorità libanesi e i ricercatori di sicurezza stanno lavorando per confermare se il dispositivo AP-900 di Gapollo sia effettivamente il responsabile delle esplosioni, e se dietro l’evento vi sia un attacco coordinato alla catena di distribuzione del software.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
Ritorna lunedì 18 e martedì 19 maggio la Red Hot Cyber Conference 2026, l’evento gratuito creato dalla community di Red Hot Cyber, che si terrà a Roma in Via Bari 18, presso il Teatro Italia. L’iniziativa è pensata per promuovere la cultura della sicurezza informatica, dell’innovazione digitale e della consapevolezza del rischio cyber. Rappresenta un punto di incontro tra professionisti, studenti, aziende e appassionati del settore, offrendo contenuti tecnici, workshop e momenti di confronto ad alto valore formativo.
L’edizione 2026 si svolgerà a Roma nelle giornate del 18 e 19 maggio presso il Teatro Italia e includerà attività formative, sessioni pratiche e la tradizionale Capture The Flag. L’evento è completamente gratuito, ma la partecipazione è subordinata a registrazione obbligatoria tramite i canali ufficiali, al fine di garantire una corretta organizzazione e gestione degli accessi.
Le iscrizioni saranno disponibili a partire dal 16 marzo 2026 attraverso la piattaforma Eventbrite, dove sarà possibile registrarsi ai diversi percorsi dell’evento: workshop, conferenza principale e competizione CTF. I link ufficiali di registrazione saranno pubblicati sui canali di Red Hot Cyber e costituiranno l’unico punto valido per la prenotazione dei posti all’evento.