Come sappiamo, dopo ogni attacco informatico, nella consueta logica delle “slide del giorno dopo”, si inizia ad analizzare l’accaduto e si avviano una serie di miglioramenti affinché tali problematiche non si ripresentino più.
Ne avevamo parlato recentemente in un video sul canale Youtube dal titolo “la magia del databreach” che vi consigliamo di vedere dove facevamo una provocazione, dicendo “per fortuna che ci sono i databreach”, in quanto fanno accrescere la sicurezza informatica nelle organizzazioni, una volta che le aziende ne sono venute fuori. Ma sinceramente mai avremmo pensato a quello che è accaduto alla ULSS6 di Padova.
Advertising
Infatti, dopo il clamoroso attacco informatico alla ULSS6, avviato il 3 dicembre dello scorso anno, terminato con la divulgazione di dati sanitari moltissimi pazienti da parte della gang LockBit 2.0, ora si inizia a correre ai ripari, definendo delle normative, per l’uso degli strumenti informatici sia per chi lavora in presenza in ospedale, e sia per chi lavora in smart working.
Questo accade in seguito a quanto dichiarato la settimana scorsa dal presidente Zaia:
“Uno dei canali d’ingresso dei criminali è anche lo smart working, per esempio l’utilizzo di password simili al lavoro e per le cose personali”
Advertising
Questa nuova policy interna infatti ha come obiettivo:
“di fare in modo di evitare la navigazione in siti dove i pirati informatici fanno presto ad inserirsi per i loro attacchi ai server. Per i dipendenti dell’Azienda Sanitaria locale è quindi vietato utilizzare i dispositivi per introdursi abusivamente nei sistemi informatici aziendali, installare e utilizzare programmi che non siano stati regolarmente acquistati dall’Azienda, rivelare la propria password, asportare i dati di cui l’Usl 6 è titolare, intercettare, impedire o interrompere le comunicazioni inerenti ai sistemi informatici.”
riporta telenuovo, ed inoltre sembrerebbe che sia stata vietata anche la navigazione (anche se non si comprende con precisione i limiti) e la conservazione di documenti, mail, immagini, video se non legati alle finalità lavorative, oltre al divieto assoluto di utilizzare social media, forum, chat, instant messaging.
Verranno inoltre eseguiti dei controlli a campione per comprendere se la dotazione aziendale viene utilizzata secondo quanto espresso nella normativa ed inoltre, qualora non vengano rispettate queste regole, si potrebbe incorrere a sanzioni disciplinari, civili e penali.
Non è la prima volta che questo accade dopo un grosso incidente informatico.
Bisogna comunque dire, che prima di vietare l’utilizzo di una tecnologia, sarebbe importante comprendere il vettore di attacco utilizzato dagli affiliati di LockBit per compromettere le reti della ULSS6 e da lì analizzare con precisione quali possano essere i punti di miglioramento per poter evitare situazioni analoghe.
Se vietato internet agli utenti e non facciamo il patch management (ma questo è solo un esempio), al posto di sanare una situazione critica, ci potremmo trovare con due problematiche che potrebbero esploderci presto tra le mani.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione
Sono ufficialmente aperte le adesioni al Program Sponsor della Red Hot Cyber Conference 2027, la sesta edizione dell’evento annuale gratuito promosso dalla community di Red Hot Cyber per diffondere cultura, competenze e consapevolezza sui temi della cybersecurity, dell’innovazione e delle tecnologie digitali. La Conference si terrà a Roma, martedì 18 e mercoledì 19 maggio 2027, presso l’Auditorium del Seraphicum, nel cuore del quartiere EUR, con una giornata dedicata ai workshop pratici e alle attività tecniche e una seconda giornata interamente dedicata alla conferenza.
Anche per il 2027, le aziende potranno scegliere di sostenere concretamente il progetto attraverso il Program Sponsor, partecipando alla crescita di un appuntamento che mette in relazione professionisti, aziende, istituzioni, studenti, ricercatori e appassionati di tecnologia. Il programma prevede la possibilità di aderire come Sponsor Sostenitore, una formula pensata per le aziende che desiderano essere tra le prime realtà a credere e contribuire alla realizzazione della nuova edizione, oppure attraverso i tre consueti livelli di sponsorizzazione Platinum, Gold e Silver. Ogni livello di sponsorizzazione acquistato, sarà accompagnato da un pacchetto Advertising, con l'opportunità di visibilità attraverso articoli, banner e contenuti all’interno del circuito editoriale di Red Hot Cyber.
Le aziende interessate a conoscere le formule disponibili, il Media Kit e tutte le opportunità previste dal Program Sponsor 2027 possono richiedere informazioni scrivendo a [email protected].