Nel teatro geopolitico contemporaneo, la sovranità di una nazione non si misura solo sul numero di divisioni militari o sull’estensione dei confini.
Oggi si misura anche sull’indipendenza delle proprie infrastrutture digitali. Le vicende legate alle reti satellitari e alla gestione da remoto delle tecnologie tattiche (ultimamente si parla molto del divieto dell’utilizzo della rete starlink da parte di elon musk in Ucraina), hanno dimostrato un dato ineludibile.
Chi controlla il codice e i chip determina l’autonomia strategica degli altri Stati. Dipendere da fornitori o governi esteri per l’infrastruttura fondamentale della difesa e dell’amministrazione pubblica costituisce un rischio diretto per la sicurezza nazionale dei Paesi europei.
Dal cloud alle reti: il lungo sonno delle infrastrutture civili
Abbiamo analizzato più volte la vulnerabilità strutturale causata dal predominio delle piattaforme statunitensi.
Il dibattito sulla transizione verso il cloud e sull’adozione massiccia di software statunitensi nell’amministrazione pubblica e nell’intelligenza artificiale non è un semplice esercizio di stile economico, ma un nodo strategico il quale non può essere più rinviato.
Affidare i dati sensibili dei cittadini, le architetture critiche e i modelli di intelligenza artificiale a colossi tecnologici soggetti alle leggi (ricordiamo il Foreign Intelligence Emendament act, FISA) e alle decisioni unilaterali di potenze terze (e ricordiamo il caso Mythos) espone ogni paese e l’Europa a un ricatto permanente.
Quando le piattaforme possono essere disattivate, aggiornate o limitate da remoto con un semplice click e un provvedimento esecutivo o per decisione di un consiglio di amministrazione privato, la nozione stessa, la sua sovranità e la sicurezza nazionale perde di significato.
Il risveglio degli Stati e il nodo della sicurezza nazionale
Consapevoli di questa fragilità, diversi Stati membri hanno già iniziato a intraprendere percorsi individuali per eliminare le tecnologie d’oltreoceano all’interno dei propri apparati di sicurezza e intelligence. Tuttavia, l’iniziativa dei singoli governi, non ho sento organica, rischia di frammentare ulteriormente il continente.
È quindi è arrivato il momento che l’Europa adotti una strategia coesa, prima che la gestione di queste tecnologie sfugga del tutto di mano e il continente si ritrovi, come di consueto, nel ruolo di semplice consumatore o peggio ancora il fanalino di coda dell’Industria digitale.
E quindi ritorniamo come al solito la politica. Occorre un un quadro di regole europee unificate che definiscano dei criteri stringenti di sicurezza nazionale, supportato da un piano coordinato di investimenti in ricerca e sviluppo, incentrato su minor sgravi fiscali aggressivi per le startup e le imprese tecnologiche nate nel continente.
IA e innovazione: spezzare il legame del vassallaggio
La corsa all’Intelligenza Artificiale rappresenta la linea di demarcazione decisiva: è un’opportunità da “adesso o mai più”.
Gli Stati Uniti infatti, stanno monopolizzando la scena globale attraverso investimenti enormi e posizioni di monopolio, ma l’Europa possiede le competenze scientifiche, i talenti e le capacità industriali per non arrivare ultima e lo stiamo vedendo con la francese Mistral.
Ciò che è mancato finora è la volontà politica di superare uno storico stato di vassallaggio e sudditanza culturale e industriale verso gli Stati Uniti, un alleato che ha legittimamente perseguito i propri interessi nazionali facendo spesso il bello e il cattivo tempo nello scenario globale.
Rompere questa dipendenza non significa isolarsi, ma sedersi ai tavoli internazionali da partner paritari e autosufficienti.
Un piano d’azione per il futuro del continente
La sfida per i prossimi anni si gioca sulla capacità delle istituzioni europee di creare un ecosistema integrato.
Dal silicio fino all’infrastruttura cloud, dai modelli linguistici alla difesa satellitare. Senza un’autonomia tecnologica reale, ogni discorso sull’autonomia strategica e sulla difesa comune rimarrà puro esercizio retorico.
L’Europa ha le risorse per decidere il proprio destino; resta da vedere se avrà il coraggio politico di farlo prima che sia troppo tardi.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance