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Modelli a pagamento vs Open Weight: economia, potere e sovranità della nuova infrastruttura digitale

25 Agosto 2026 08:00
In sintesi

L’AI non è solo tecnologia: è infrastruttura strategica globale. Il confronto tra modelli a token e Open Weight definisce costi, sicurezza e soprattutto sovranità digitale. In gioco non c’è solo l’efficienza, ma il controllo dell’intelligenza artificiale.

Negli ultimi anni, il mercato dell’Intelligenza Artificiale è cambiato in modo drastico. Dagli albori fino al 2020, la gente parlava solo di AI nell’ambito della ricerca accademica e delle possibilità dell’esistenza dei Large Language Model (LLM). Oggi, l’attenzione si è spostata su un tema diverso ma fondamentale: come poter far fruttare al meglio questi modelli.

L’arrivo di ChatGPT, ha reso molto chiara l’esigenza che l’Intelligenza Artificiale generativa non è più solo una “tecnologia sperimentale“, ma una piattaforma che sta cambiando il modo in cui le aziende, pubbliche amministrazioni e utenti interagiranno con il mondo digitale. Tuttavia, dietro la semplicità di una banale chat, c’è un’infrastruttura molto complessa, con enormi data center, acceleratori hardware (GPU), reti ad alta velocità e modelli addestrati con enormi investimenti che possono raggiungere miliardi di dollari.

Con la crescita della domanda di servizi che si basano sulle AI, sono emersi due approcci completamente contrapposti per eseguire e distribuire i modelli linguistici. Il primo è quello dei modelli a pagamento, accessibili tramite API, che la gente chiama spesso Modelli proprietari a pagamento che chiameremo AI a token. In questo caso, l’utente non esegue all’interno della propria infrastruttura il modello, ma invia richieste ai server del fornitore in una logica cloud, pagando per il consumo dei token elaborati. L’infrastruttura, gli aggiornamenti, la sicurezza e la gestione dell’hardware rimangono completamente a carico del service provider.

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Il secondo approccio è rappresentato dalle AI denominate Open Weight (attenzione, non open source. Lo vedremo in dettaglio più avanti in questo articolo). Si tratta di modelli i cui pesi di addestramento vengono distribuiti pubblicamente, permettendo alle organizzazioni e agli sviluppatori di eseguire i modelli sulle proprie infrastrutture. Anche se non sono completamente “open source” nella sua purezza del termine, questi modelli offrono un livello di controllo e personalizzazione che non è possibile ottenere con un servizio esclusivamente cloud.

Indice dei contenuti nascondi

Introduzione

Dopo la pubblicazione di ChatGPT, il paradigma sembrava essere chiaro e destinato a consolidarsi dietro i soliti noti hyperscaler. L’elevato costo dell’addestramento e dell’inferenza rendeva impossibile (e lo è ancora oggi), per le aziende e i professionisti creare un proprio modello (fare apprendimento), oltre ad eseguire autonomamente modelli di grandi dimensioni sulle proprie infrastrutture.

Questo scenario ha favorito un modello economico consolidato nel tempo: l’utente paga le richieste elaborate, mentre il provider investe in nuove infrastrutture e modelli per mantenere il servizio disponibile e costantemente aggiornato. In sintesi la logica cloud che tutti conosciamo bene.

In pochi anni, il panorama ha iniziato a cambiare in modo radicale. La disponibilità di potenti GPU installabili su workstation, l’ottimizzazione delle tecniche di quantizzazione e l’introduzione di architetture più efficienti, hanno reso possibile eseguire modelli di elevata qualità localmente e, in alcuni casi, persino su computer domestici.

Numerose aziende hanno iniziato a pubblicare modelli Open Weight, soprattutto Cinesi (ricorderemo lo tsunami di Deepseek), favorendo la nascita di un ecosistema dinamico composto da sviluppatori indipendenti, startup, centri di ricerca e grandi imprese, le quali contribuiscono al miglioramento continuo di questi modelli attraverso le tecniche di fine tuning, ottimizzazione e specializzazione.

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Due filosofie, non due tecnologie concorrenti

Uno degli errori frequenti consiste nel considerare le AI a token e le AI Open Weight come due tecnologie in competizione. La realtà è diversa in quanto rappresentano due differenti modelli di distribuzione e di utilizzo della stessa tecnologia.

Entrambi gli approcci utilizzano architetture Transformer, ovvero quei meccanismi di attenzione avanzati e tecniche di addestramento tipiche dei modelli AI. Quello che cambia realmente, è il modo in cui il modello viene reso disponibile agli utenti.

Nelle AI a token, il controllo resta interamente nelle mani del fornitore dei servizi. Come la classica infrastruttura SaaS. Il produttore coincide con il service provider. Offre l’accesso tramite API a pagamento e ne gestisce sicurezza, aggiornamento e nuove funzionalità. L’utente beneficia della “semplicità operativa“, ma accetta (come in tutte le logiche cloud) la dipendenza tecnologica ed economica dal service provider.

Al contrario, nella logica Open Weight, il controllo viene trasferito all’utilizzatore. L’Azienda può decidere dove vuole eseguire il modello, come proteggerlo, quali dati può utilizzare per il fine tuning e quali politiche di sicurezza debbano essere adottate. Questa libertà comporta maggiori responsabilità nella gestione dell’infrastruttura, dell’hardware e della sicurezza, oltre che degli aggiornamenti.

Un dibattito che coinvolge tecnologia, economia e sovranità digitale e geopolitica

La scelta tra il modello AI a token o AI Open Weight, non ricopre solo aspetti tecnici. Entrano in gioco considerazioni economiche, normative e strategiche oltre che geopolitiche.

Le organizzazioni che trattano dati sensibili, devono valutare con attenzione dove i loro prompt sono elaborati e quali garanzie offre il service provider in termini di riservatezza, conformità normativa e governance. Realtà con elevati volumi di utilizzo potrebbero trovare economicamente vantaggioso far girare modelli Open Weight, riducendo nel tempo il costo dell’inferenza, oltre ad essere responsabili delle politiche stesse di adozione.

Startup e piccole imprese, al contrario, spesso preferiscono i modelli AI a token per evitare investimenti iniziali significativi in hardware di inferenza specializzato, oltre a personale qualificato. Ne deriva quindi, che non esiste una soluzione migliore dell’altra. Possiamo dire che la scelta dipende molto dagli obiettivi che le organizzazioni si sono date, dai requisiti di sicurezza che si vuole implementare, dal budget disponibile e dal livello di autonomia che si vuole ottenere.

Un ecosistema destinato a evolversi

L’attuale mercato AI (dopo il rilascio di Deepseek che ha segnato uno spartiacque), è caratterizzato da una convergenza tra questi due modelli di distribuzione.

Questa evoluzione suggerisce che il futuro dell’AI non sarà dominato solo da un paradigma, ma ci sarà un ecosistema nel quale le AI a token, servizi cloud e modelli Open Weight saranno costretti a convivere. Questo permetterà massima flessibilità di azione alle aziende offrendo la possibilità di scegliere l’approccio più adatto alle proprie esigenze operative.

Va da se che conoscere queste differenze permette meglio di valutare all’interno di un progetto costi, sicurezza, prestazioni e strategie di lungo termine, in un settore destinato a diventare una componente essenziale dell’infrastruttura digitale.

Le AI a Token: il modello commerciale dominante

Il modello di fruizione quando si parla di AI che oggi risulta più diffuso, è il modello AI a token. Sebbene questa espressione sia entrata nel linguaggio comune, il termine è fuorviante. Come abbiamo visto, non esiste una categoria di modelli chiamata “AI a token”. Si tratta di un modello commerciale di distribuzione attraverso il quale i fornitori di servizi AI mettono a disposizione i loro modelli proprietari, “noleggiando” le proprie API (o applicazioni cloud), fatturando l’uso in funzione dei token che vengono elaborati in ingresso e in uscita.

Cosa sono i token

Per comprendere con precisione, il funzionamento di questo modello di distribuzione a token, dobbiamo comprende cosa si intende per token.

Un token rappresenta la più piccola unità di testo che viene elaborata da un Large Language Model. Un token non corrisponde necessariamente a una parola: può essere una parola intera, ma anche una parte di essa, oppure un numero, un simbolo di punteggiatura o persino uno spazio all’interno di una frase, a seconda dell’algoritmo di “tokenizzazione” che viene implementato ed utilizzato dal modello stesso.

Facciamo un esempio con questa frase “Spiega in modo semplice cos’è l’intelligenza artificiale”

Questa frase elaborata da un LLM, viene suddivisa in una sequenza di token che il modello converte in rappresentazioni numeriche (embedding), sulle quali esegue successivamente l’inferenza.

Andando ad analizzare dal punto di vista economico questo approccio, ogni prompt che inviamo ad una AI, viene scomposto in token, il quale rappresenta anche l’unità di misura che viene usata per calcolare il costo del servizio e quindi il prezzo che le aziende devono sostenere per effettuare l’inferenza sul cloud. In quasi tutte le soluzioni commerciali, vengono conteggiati sia i token di input (ovvero quelli inviati dall’utente) sia i token di output (quelli generati dal modello durante l’inferenza).

Questo metodo di distribuzione rende il consumo, direttamente proporzionale al lavoro computazionale che viene richiesto al service provider.

Come funziona una AI a token

Dal punto di vista tecnico, questa interazione avviene attraverso una web application che espone delle interfacce API e quindi attraverso un’infrastruttura remota gestita interamente dal provider. Il flusso può essere riassunto in queste fasi principali.

  • L’utente invia una richiesta tramite un’interfaccia web o una API REST realizzata dal service provider. Il prompt viene trasmesso ai data center utilizzati dal fornitore, dove il modello viene eseguito su un cluster immenso di GPU ad alte prestazioni. Quando viene terminata l’inferenza, la risposta viene inviata al client dell’utente assieme ai metadati relativi al numero di token elaborati, che saranno poi contabilizzati e utilizzati per la fatturazione.
  • Per l’utente il processo è istantaneo, ma dietro ogni risposta operano sistemi sofisticati di orchestrazione, bilanciamento del carico e di allocazione dinamica delle GPU, oltre che di ottimizzazione delle latenze. Tutto questo per l’utente è trasparente, paga per quello che usa.

Il provider si occupa inoltre di tutte le attività di aggiornamento del modello, di correzione delle eventuali vulnerabilità, dell’introduzione di nuove funzionalità e garantire la disponibilità del servizio, attraverso l’uso di infrastrutture distribuite geograficamente, oltre che a rispondere alle normative locali.

Perché il modello a consumo ha avuto così tanto successo

L’affermazione delle AI a token è legata alla straordinaria complessità dei modelli linguistici. L’addestramento di un LLM di fascia alta, richiede migliaia di GPU le quali operano contemporaneamente per settimane o mesi, consumando delle enormi quantità di energia e richiedendo investimenti hardware che possono raggiungere centinaia di milioni di dollari.

Anche la semplice inferenza, rappresenta un’operazione onerosa dal punto di vista computazionale. Ogni richiesta deve attraversare decine di livelli della rete neurale e generare un token, mantenendo in memoria tutto il contesto della conversazione. Centralizzare una potenza elaborativa di questo tipo all’interno di una azienda è complesso e costoso ed impossibile da raggiungere per la maggior parte delle organizzazioni.

Le API: il cuore dell’ecosistema

Il successo delle AI a token è dovuto alla sua semplicità con cui è possibile integrare le API all’interno delle applicazioni esistenti. Attraverso API REST o SDK ufficiali, i fornitori di AI consentono agli sviluppatori di incorporare modelli complessi e di frontiera multimodali all’interno dei propri prodotti. Questo approccio ha favorito la nascita di di tantissime nuove applicazioni che, pur offrendo servizi differenti, condividono lo stesso motore AI sottostante.

Molte startup che dichiarano di utilizzare “Intelligenza Artificiale proprietaria” in realtà usano modelli forniti da terze parti, concentrandosi sullo sviluppo dell’applicazione e dell’esperienza utente piuttosto che sull’addestramento del modello.

Vantaggi e Svantaggi delle AI a token

Il principale punto di forza di questo paradigma è ovviamente la rapidità di adozione. Ma accanto ai benefici emergono aspetti che meritano attenzione. Il primo riguarda il vendor lock-in. Quando un’applicazione viene sviluppata attorno a delle API di un fornitore, ti stai legando a lui inevitabilmente e migrare verso una piattaforma differente, soprattutto se cambiano il formato delle richieste, i modelli disponibili o le politiche tariffarie.

Un secondo elemento riguarda la gestione dei dati. Ogni prompt che viene inviato attraversa infrastrutture esterne all’organizzazione. Sebbene i principali provider implementino politiche di sicurezza e offrano opzioni per impedire l’utilizzo dei dati a fini di addestramento, alcune organizzazioni soggette a stringenti requisiti normativi o di riservatezza possono considerare questa architettura incompatibile con le proprie esigenze.

Esiste una variabile economica spesso sottovalutata. Il modello pay-per-use risulta conveniente nelle fasi iniziali o per carichi di lavoro limitati. Quando il numero di richieste cresce in modo significativo, il costo dei token può superare quanto è necessario per mantenere un’infrastruttura dedicata. Questo vale soprattutto per aziende che elaborano milioni o miliardi di token ogni mese.

Le AI Open Weight: libertà, controllo e personalizzazione

Negli ultimi anni il panorama dell’Intelligenza Artificiale ha assistito alla crescita di un paradigma alternativo a quello delle AI accessibili tramite API: quello dei modelli Open Weight.

La diffusione di modelli come Llama, Mistral, Gemma, Qwen e DeepSeek ha dimostrato che non è più necessario affidarsi esclusivamente ai grandi provider cloud per utilizzare modelli linguistici di qualità. Sempre più aziende, centri di ricerca e sviluppatori scelgono infatti di eseguire i modelli direttamente sulle proprie infrastrutture, mantenendo il pieno controllo dell’intero ciclo di vita dell’Intelligenza Artificiale.

Questa evoluzione non rappresenta soltanto un cambiamento tecnologico, ma una diversa filosofia di utilizzo dell’AI: anziché acquistare un servizio, l’organizzazione acquisisce il modello e lo integra all’interno della propria infrastruttura, proprio come avviene con qualsiasi altro software enterprise.

Cosa significa realmente “Open Weight”

Uno degli equivoci più diffusi consiste nel considerare i termini Open Weight e Open Source come sinonimi. In realtà indicano concetti diversi.

Un modello Open Weight mette a disposizione i pesi della rete neurale (weights), ossia i miliardi di parametri numerici che rappresentano il risultato del processo di addestramento. Sono questi valori che permettono al modello di comprendere il linguaggio naturale, riconoscere relazioni semantiche e generare nuove informazioni.

Disporre di questi pesi, significa scaricare il modello ed eseguirlo localmente senza dover interrogare un servizio remoto.

Ciò non implica, tuttavia, che venga reso disponibile anche tutto ciò che ha portato alla sua realizzazione.

Nella maggior parte dei casi rimangono infatti proprietari:

  • il codice utilizzato durante l’addestramento;
  • i dataset di apprendimento;
  • le procedure di pulizia dei dati;
  • le tecniche di allineamento (alignment);
  • gli algoritmi impiegati durante il reinforcement learning;
  • documentazione interna utilizzata dagli sviluppatori.

Per questo motivo si preferisce parlare di Open Weight piuttosto che di Open Source AI, evitando di attribuire ai modelli caratteristiche che spesso non possiedono. Esistono anche intelligenza artificiale Open source. Tra queste possiamo citare Olmo che è un intelligenza artificiale completamente Open source che vuol dire che tutta la filiera di apprendimento documentazione dataset, sono stati resi pubblici e modificabili.

Dal cloud al controllo completo

Alla fine possiamo dire che la principale differenza rispetto alle AI a token è rappresentata dal luogo in cui avviene l’inferenza.

Con un modello Open Weight, il file contenente i pesi viene scaricato e installato all’interno dell’infrastruttura dell’organizzazione.

L’inferenza può essere eseguita su:

  • workstation professionali;
  • server aziendali;
  • cluster GPU;
  • cloud privati;
  • infrastrutture ibride;
  • edge computing;
  • dispositivi embedded e, per i modelli più piccoli, anche su notebook di fascia alta.

Questo approccio, elimina la necessità di trasmettere ogni richiesta a un servizio esterno, consentendo all’organizzazione di mantenere il pieno controllo del flusso dei dati.

Il ruolo dell’ecosistema Open Weight

La crescita di questo paradigma è favorita dalla nascita di un ecosistema software ricco. Piattaforme dedicate permettono oggi di scaricare migliaia di modelli pronti all’uso.

Parallelamente, strumenti per il deployment consentono la distribuzione dei modelli linguistici come normali servizi aziendali, integrandoli con API REST, sistemi Kubernetes, ambienti containerizzati e piattaforme di orchestrazione.

In altre parole, il modello Open Weight diventa a tutti gli effetti un componente dell’infrastruttura IT, esattamente come un database, un application server o un motore di ricerca.

La personalizzazione attraverso il Fine Tuning

Uno degli aspetti che distingue maggiormente i modelli Open Weight dalle AI a token è la possibilità di intervenire direttamente sul comportamento del modello.

Le organizzazioni possono infatti adattare un modello generico alle proprie esigenze mediante tecniche di Fine Tuning, che consentono di specializzare la rete neurale su domini specifici.

Un’azienda sanitaria può addestrare il modello sul proprio lessico clinico. Uno studio legale può renderlo esperto nella consultazione della normativa. Un Security Operation Center può costruire un assistente capace di comprendere log, eventi SIEM, malware e report di threat intelligence con un livello di competenza superiore rispetto a un modello generalista.

Negli ultimi anni si sono inoltre diffuse tecniche estremamente efficienti, come il LoRA (Low-Rank Adaptation) e il QLoRA, che permettono di personalizzare modelli con miliardi di parametri senza doverli riaddestrare integralmente.

In molti casi è sufficiente modificare una piccola parte dei pesi originali, riducendo drasticamente il fabbisogno computazionale.

Quantizzazione: modelli sempre più accessibili

Un altro elemento che ha accelerato la diffusione degli Open Weight è rappresentato dalla quantizzazione. Durante questo processo i pesi del modello vengono convertiti da rappresentazioni numeriche ad alta precisione verso formati più compatti, riducendo sensibilmente il consumo di memoria e aumentando la velocità dell’inferenza.

Grazie a tecniche moderne è oggi possibile eseguire modelli con decine di miliardi di parametri anche su workstation dotate di una singola GPU professionale o, in alcuni casi, su computer consumer con abbondante memoria RAM.

Naturalmente la quantizzazione comporta un piccolo compromesso in termini di precisione, ma nella maggior parte degli scenari operativi tale perdita risulta praticamente impercettibile.

I vantaggi delle AI Open Weight

Come abbiamo avuto modo di vedere, il principale punto di forza di questo paradigma è rappresentato dal controllo. L’organizzazione decide dove installare il modello, come proteggerlo, quali aggiornamenti applicare e come gestire l’intera infrastruttura. Questo comporta numerosi benefici.

Dal punto di vista della sicurezza, nessun prompt deve necessariamente lasciare il perimetro aziendale. Dal punto di vista economico, dopo l’investimento iniziale nell’hardware, il costo marginale dell’inferenza può diventare estremamente contenuto, soprattutto in presenza di elevati volumi di elaborazione.

La disponibilità dei pesi permette di effettuare personalizzazioni profonde, sperimentare nuove tecniche di ottimizzazione e integrare il modello con pipeline proprietarie senza dipendere dalle decisioni commerciali di un fornitore esterno. Infine, viene eliminato il rischio di vendor lock-in: il modello può essere spostato da un’infrastruttura all’altra mantenendo il controllo completo della tecnologia.

Le sfide dell’approccio Open Weight

L’elevata libertà operativa comporta inevitabilmente maggiori responsabilità. Installare un modello Open Weight non significa semplicemente scaricare un file. È necessario predisporre l’hardware, configurare gli ambienti di esecuzione, monitorare le prestazioni, gestire gli aggiornamenti di sicurezza e ottimizzare continuamente l’infrastruttura.

A ciò si aggiunge anche il costo iniziale delle GPU, che possono rappresentare una barriera soprattutto per le piccole organizzazioni. Anche la manutenzione richiede competenze specialistiche.

Un modello non aggiornato può risultare meno efficiente rispetto alle versioni più recenti, mentre una configurazione errata può compromettere prestazioni, consumi energetici o affidabilità del servizio.

Quando scegliere un modello Open Weight

Le AI Open Weight rappresentano la scelta ideale per tutte quelle organizzazioni che considerano l’Intelligenza Artificiale una componente strategica della propria infrastruttura. Sono particolarmente adatte quando è necessario garantire la sovranità del dato, rispettare stringenti requisiti normativi, personalizzare il comportamento del modello o ottimizzare i costi di inferenza su grandi volumi di richieste.

Non sostituiscono necessariamente le AI a token, ma ne costituiscono il complemento naturale. Alcune aziende adottano strategie ibride: utilizzano servizi cloud per attività generiche e modelli Open Weight per elaborare dati sensibili, automatizzare processi interni o sviluppare assistenti altamente specializzati.

Confronto diretto: quale modello conviene?

Dopo aver analizzato le caratteristiche delle AI a token e dei modelli Open Weight, emerge con chiarezza un aspetto fondamentale: non esiste una soluzione universalmente migliore. La scelta dipende dai tanti fattori in gioco, tra cui il volume di utilizzo, il livello di riservatezza dei dati, le competenze interne, i vincoli normativi e il budget disponibile.

In altre parole, la domanda corretta non è quale tecnologia sia superiore, ma quale sia la più adatta al contesto operativo che l’organizzazione si è data?

Costi: OPEX contro CAPEX

Uno degli elementi più evidenti riguarda il modello economico.

Le AI a token adottano un modello OPEX (Operational Expenditure). L’organizzazione sostiene un costo operativo direttamente proporzionale al numero di richieste elaborate. Non esistono investimenti iniziali significativi: è sufficiente sottoscrivere un servizio e pagare in funzione dell’effettivo utilizzo.

I modelli Open Weight seguono invece una logica CAPEX (Capital Expenditure).

L’investimento principale riguarda l’acquisto dell’hardware necessario all’inferenza: GPU professionali, server, sistemi di raffreddamento, storage ad alte prestazioni e infrastrutture di rete.

Una volta ammortizzato questo investimento, tuttavia, il costo marginale di ogni richiesta tende a diminuire sensibilmente.

Come abbiamo accennato in precedenza, per organizzazioni che elaborano milioni o miliardi di token al mese, il Total Cost of Ownership (TCO) può risultare inferiore rispetto al pagamento continuativo delle API commerciali.

Prestazioni e qualità delle risposte

Dal punto di vista qualitativo, il divario tra modelli proprietari e Open Weight si è ridotto in maniera significativa.

I grandi provider continuano generalmente a mantenere un vantaggio nei modelli di frontiera, grazie a continui aggiornamenti, dataset proprietari e ingenti investimenti in ricerca.

Tuttavia, gli ultimi modelli Open Weight come GLM 5.2 o Kimi K3, di ultima generazione offrono prestazioni estremamente competitive in numerosi scenari e si avvicinano in modo “fastidioso”, hai grandi modelli di Operai e Anthropic

In alcuni contesti verticali, un modello Open Weight opportunamente addestrato sui dati aziendali può addirittura superare un modello commerciale generalista, poiché possiede una conoscenza molto più approfondita del dominio applicativo.

Privacy e sovranità del dato

La gestione dei dati rappresenta probabilmente il principale elemento di distinzione tra i due paradigmi.

Nel modello AI a token, i prompt e i documenti vengono trasmessi ai server del provider per essere elaborati.

I principali operatori implementano rigorose misure di sicurezza, cifratura e conformità normativa, offrendo anche opzioni che impediscono l’utilizzo dei dati per l’addestramento dei modelli.

Tuttavia, viste anche le normative vigenti statunitensi come il FISA section 702, per alcuni settori altamente regolamentati — come sanità, difesa, intelligence, pubblica amministrazione, finanza o infrastrutture critiche — il solo trasferimento dei dati verso un’infrastruttura esterna/estera può rappresentare un limite operativo o normativo.

Con un modello Open Weight, invece, l’intero processo di inferenza può rimanere all’interno del perimetro aziendale.

I dati non devono attraversare Internet e l’organizzazione mantiene il pieno controllo dell’infrastruttura, delle politiche di sicurezza e dei processi di conservazione delle informazioni.

Personalizzazione

La possibilità di personalizzare il comportamento del modello rappresenta uno dei principali punti di forza dell’approccio Open Weight.

Le AI a token consentono generalmente alcune forme di adattamento attraverso prompt engineering, retrieval-augmented generation (RAG) o strumenti messi a disposizione dal provider.

L’architettura del modello rimane però completamente sotto il controllo del produttore.

Con i modelli Open Weight, invece, l’organizzazione può intervenire direttamente sulla rete neurale, effettuare fine tuning, sviluppare modelli specializzati, modificare pipeline di inferenza e integrare nuove tecniche di ottimizzazione.

Questo livello di controllo rende l’approccio Open Weight particolarmente interessante per aziende che sviluppano prodotti innovativi basati sull’Intelligenza Artificiale.

Scalabilità

Dal punto di vista operativo, le AI a token offrono una scalabilità praticamente immediata.

Se il numero di utenti raddoppia, nella maggior parte dei casi sarà sufficiente aumentare il budget destinato alle API.

L’infrastruttura viene gestita automaticamente dal provider, che si occupa di distribuire il carico tra migliaia di GPU.

Nel mondo Open Weight, la scalabilità dipende invece dalle risorse disponibili.

Aumentare il numero di richieste può richiedere nuove GPU, ulteriore memoria, sistemi di bilanciamento del carico e competenze infrastrutturali avanzate.

Per organizzazioni con team DevOps e competenze MLOps questo rappresenta un’attività ordinaria; per realtà più piccole può invece trasformarsi in una complessità significativa.

Sicurezza

Dal punto di vista della cybersecurity, nessuno dei due modelli può essere considerato intrinsecamente più sicuro.

Cambiano piuttosto le responsabilità.

Nel modello cloud, la sicurezza dell’infrastruttura ricade principalmente sul provider, che gestisce patch, aggiornamenti, protezione fisica dei data center e mitigazione degli attacchi.

L’organizzazione cliente deve concentrarsi soprattutto sulla protezione delle credenziali API, sul controllo degli accessi e sulla gestione dei dati inviati al servizio.

Nel paradigma Open Weight avviene l’esatto contrario.

L’intera responsabilità ricade sull’organizzazione che ospita il modello.

Occorre proteggere server, GPU, reti, sistemi operativi, framework AI e pipeline di inferenza, implementando monitoraggio continuo, gestione delle vulnerabilità e politiche di aggiornamento.

Il vantaggio è un controllo completo dell’ambiente; lo svantaggio è l’aumento della superficie di gestione.

Vendor lock-in

Uno dei temi più discussi nel settore riguarda la dipendenza dal fornitore.

Le AI a token espongono API proprietarie, modelli differenti e funzionalità spesso non perfettamente compatibili tra loro.

Migrare da un provider a un altro può richiedere modifiche al software, aggiornamenti delle pipeline e talvolta una revisione completa dell’architettura applicativa.

Con i modelli Open Weight il rischio di lock-in risulta generalmente inferiore.

Una volta scaricati i pesi del modello, l’organizzazione può decidere autonomamente dove eseguirli, quali framework utilizzare e quale infrastruttura adottare, mantenendo un’elevata libertà tecnologica.

Confronto sintetico

AspettoAI a TokenAI Open Weight
Investimento inizialeMolto bassoElevato
Costo nel lungo periodoVariabile, cresce con l’utilizzoTende a diminuire dopo l’investimento iniziale
Controllo del modelloLimitatoCompleto
Privacy dei datiDipende dal providerTotale controllo interno
PersonalizzazioneLimitataMolto elevata
ScalabilitàImmediataDipende dall’infrastruttura
Gestione hardwareA carico del providerA carico dell’organizzazione
Vendor lock-inMedio/AltoRidotto
AggiornamentiAutomaticiGestiti internamente
Competenze richiesteBasseElevate

I casi d’uso

Per comprendere meglio quale approccio adottare, è utile osservare alcuni scenari concreti.

Una startup che desidera sviluppare rapidamente un assistente virtuale probabilmente sceglierà un’AI a token. Potrà concentrarsi sullo sviluppo del prodotto senza investire immediatamente in hardware e competenze infrastrutturali.

Una banca, una compagnia assicurativa o una pubblica amministrazione potrebbero invece preferire modelli Open Weight ospitati nei propri data center, così da mantenere il pieno controllo sui dati sensibili e rispettare i requisiti normativi.

Nel settore della cybersecurity, entrambe le soluzioni trovano ampio impiego. Le AI a token risultano efficaci per automatizzare attività generiche, come la generazione di documentazione tecnica, l’analisi di codice o la produzione di report. I modelli Open Weight, invece, sono spesso preferiti nei Security Operation Center (SOC), dove l’elaborazione di log, indicatori di compromissione (IoC), informazioni di threat intelligence e dati investigativi richiede un elevato livello di riservatezza.

La scelta è strategica, non ideologica

Il confronto tra AI a token e AI Open Weight evidenzia come le due soluzioni rispondano a esigenze diverse..

Per questo motivo, sempre più organizzazioni stanno adottando un approccio ibrido, combinando entrambe le tecnologie in funzione del tipo di carico di lavoro. Le attività meno sensibili possono essere affidate a servizi cloud, mentre i processi critici vengono eseguiti su infrastrutture proprietarie.

Il futuro dell’AI: convergenza o competizione?

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale non sta seguendo soltanto una traiettoria tecnologica o economica, ma sta assumendo sempre più i contorni di una questione geopolitica globale.

La distinzione tra AI a token e modelli Open Weight, infatti, non è solo una scelta architetturale: riflette due visioni differenti del controllo dell’infrastruttura digitale che sta rapidamente diventando centrale per economie, difesa, intelligence e industria.

Dalla tecnologia al potere: l’AI come infrastruttura strategica

Negli ultimi anni i modelli linguistici sono passati dall’essere strumenti sperimentali a diventare infrastrutture critiche. Oggi vengono utilizzati per analisi finanziarie, automazione industriale, supporto decisionale, cybersecurity, sanità e pubblica amministrazione.

Questo cambiamento ha reso evidente un fatto fondamentale: chi controlla i modelli di AI controlla anche una parte crescente del flusso informativo globale.

Di conseguenza, governi e grandi potenze tecnologiche stanno iniziando a considerare l’Intelligenza Artificiale non più come un semplice settore industriale, ma come un asset strategico al pari di energia, semiconduttori e telecomunicazioni.

Sovranità tecnologica e frammentazione del mercato

Il concetto di sovranità tecnologica è diventato uno dei temi centrali del dibattito internazionale.

In particolare, l’Unione Europea ha iniziato a promuovere un approccio che favorisca maggiore indipendenza dai grandi fornitori extraeuropei, incentivando lo sviluppo di infrastrutture AI locali, cloud sovrani e modelli open o open-weight utilizzabili in contesti regolamentati.

Parallelamente, Stati Uniti e Cina stanno rafforzando strategie differenti ma convergenti nel risultato: centralizzare i modelli a pagamento e sviluppare soluzioni Open Weight anche di modelli di frontiera.

In questo scenario si osserva una progressiva frammentazione dell’ecosistema globale dell’AI, dove accesso ai modelli, disponibilità dei pesi e capacità computazionale diventano elementi sempre più legati a dinamiche geopolitiche.

Il caso Anthropic e il controllo dei modelli

Il caso Claude Mythos ha rappresentato uno spartiacque nella percezione della sovranità tecnologica occidentale. Nel giugno 2026 l’amministrazione Trump ha imposto ad Anthropic la sospensione dell’accesso ai modelli Mythos 5 e Fable 5 attraverso un provvedimento basato sui controlli all’esportazione per motivi di sicurezza nazionale. La decisione ha dimostrato che, quando una tecnologia strategica è sotto la giurisdizione di uno Stato, quest’ultimo può limitarne o interromperne l’utilizzo anche a organizzazioni straniere, indipendentemente dagli accordi commerciali già in essere.

L’episodio ha avuto un impatto che va ben oltre il singolo modello di intelligenza artificiale. Molti governi hanno preso coscienza del fatto che chi controlla l’infrastruttura, i servizi cloud o i modelli di frontiera possiede anche il potere di decidere chi possa continuare a utilizzare tali tecnologie in caso di tensioni geopolitiche o conflitti. In altre parole, chi “ha in mano la spina” può spegnere l’accesso a servizi digitali essenziali, trasformando la dipendenza tecnologica in uno strumento di pressione politica ed economica.

Per l’Europa, il caso Mythos ha reso evidente una vulnerabilità già nota ma spesso sottovalutata: la dipendenza da fornitori extraeuropei di cloud, AI e infrastrutture digitali. La vicenda ha alimentato il dibattito sulla necessità di rafforzare la sovranità tecnologica europea, investendo in modelli di IA, data center e servizi cloud sviluppati e controllati all’interno dell’Unione e ovviamente ha accelerato l’utilizzo dei .odelli open weight in contesto di sicurezza particolarmente restrittivi.

In sintesi, senza una filiera autonoma, qualsiasi crisi internazionale potrebbe tradursi in limitazioni operative per imprese, amministrazioni pubbliche e infrastrutture critiche europee.

Il ritorno del controllo: perché le aziende vogliono “possedere” l’AI

Man mano che l’AI diventa parte integrante dei processi produttivi, cresce l’esigenza delle organizzazioni di riappropriarsi del controllo tecnologico.

Le ragioni sono molteplici:

  • riduzione della dipendenza da fornitori esterni;
  • necessità di garantire conformità normativa (GDPR, AI Act, regolamentazioni settoriali);
  • protezione di dati sensibili e proprietà intellettuale;
  • stabilità dei costi nel lungo periodo;
  • resilienza operativa in scenari di crisi o interruzione dei servizi cloud.

In questo contesto, i modelli Open Weight assumono un ruolo sempre più rilevante non solo come alternativa tecnica, ma come strumento di autonomia strategica.

AI, chip e geopolitica: la nuova corsa alle infrastrutture

Un ulteriore livello del problema riguarda l’hardware.

La diffusione dell’AI ha reso le GPU e i chip specializzati (come le NPU e gli acceleratori tensoriali) risorse critiche, soggette a restrizioni commerciali e strategie di export control.

Il controllo delle supply chain dei semiconduttori è diventato un elemento centrale nella competizione tra blocchi geopolitici, con impatti diretti sulla possibilità di addestrare e distribuire modelli avanzati.

In questo scenario, anche la scelta tra AI a token e Open Weight assume una dimensione strategica:

  • il modello a token centralizza il potere computazionale nei grandi data center;
  • l’approccio Open Weight distribuisce parte del controllo verso organizzazioni e infrastrutture locali.

Verso un ecosistema ibrido globale

Nonostante la polarizzazione apparente tra cloud e modelli locali, il futuro sembra orientato verso una convergenza ibrida.

Le aziende più avanzate stanno già adottando architetture miste, dove:

  • i modelli cloud vengono utilizzati per compiti generali e ad alta complessità;
  • i modelli Open Weight vengono impiegati per dati sensibili o processi specializzati;
  • sistemi di orchestrazione decidono dinamicamente dove eseguire l’inferenza.

Questa architettura distribuita rappresenta probabilmente il punto di equilibrio tra efficienza economica, sicurezza e controllo.

Conclusione: il vero tema non è l’AI, ma il controllo dell’AI

Guardando l’evoluzione complessiva del settore, emerge un elemento chiave: la distinzione tra AI a token e Open Weight è solo la superficie di una trasformazione molto più profonda.

Il vero confronto non è tecnologico, ma riguarda chi controlla l’intelligenza artificiale, dove viene eseguita e con quali regole.

In questo senso, l’AI sta diventando sempre meno un prodotto e sempre più una infrastruttura strategica globale, al centro di dinamiche economiche, politiche e geopolitiche che ricorderanno sempre più quelle delle grandi infrastrutture del Novecento come energia, telecomunicazioni e trasporti.

La direzione è chiara: il futuro dell’AI non sarà definito da un unico modello dominante, ma da un equilibrio instabile tra accesso centralizzato e controllo distribuito, tra cloud globale e sovranità locale, tra efficienza e indipendenza.


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Massimiliano Brolli 300x300
Responsabile del RED Team di una grande azienda di Telecomunicazioni e dei laboratori di sicurezza informatica in ambito 4G/5G. Ha rivestito incarichi manageriali che vanno dal ICT Risk Management all’ingegneria del software alla docenza in master universitari.
Aree di competenza: Bug Hunting, Red Team, Cyber Threat Intelligence, Cyber Warfare e Geopolitica, Divulgazione