L’attacco ha avuto luogo diversi mesi fa, ma è culminato con la pubblicazione dei dati nelle underground da parte della cybergang che probabilmente non ha trovato il modo per monetizzare.
Si tratta di 155GB di dati ad elevata sensibilità, che ora purtroppo sono stati resi pubblici e accessibili ai criminali informatici che stanno iniziando ad organizzarsi per avviare frodi e attività illecite.
Advertising
Da una notizia pervenuta in redazione dal ricercatore di sicurezza @sonoclaudio, sembrerebbe che già iniziano a circolare online email di phishing e SMS che fanno riferimento a prescrizioni mediche e a truffe in generale.
Infatti in un profilo Facebook è stato riportato che un utente è arrivata una notifica di una nuova prescrizione medica tramite SMS, la quale non è stata mai chiesta dalla vittima.
ATTENZIONE, MASSIMA CONDIVISIONE - È IMPORTANTE
In Sardegna, hacker hanno sottratto dati sensibili dalla Regione (vedi articolo).
Un nostro supporter ci segnala che a lui è arrivata la notifica di una nuova prescrizione medica (MAI chiesta) e un SMS con un link a riguardo
NON CLICCATE SU QUEL LINK. Ci sono buone probabilità che sia un tentativo di phishing.
Non inserite dati se cliccate.
Fate attenzione e fate girare questo post, sta succedendo in questi giorni e pochi ne sono al corrente.
Inoltre, come spesso riportiamo su RHC, ogni dato riversato nelle underground è un dato perso per sempre.
Infatti, ogni dato divulgato in rete costituisce un piccolo pezzo di un puzzle utile per costruire l’identità digitale di una persona. Un pezzo di un puzzle da solo non permette di identificare l’immagine finale, ma tanti pezzi di un puzzle possono farci comprendere la figura rappresentata quale sia, anche se il puzzle non è completamente finito.
Pertanto vedete un singolo pezzo del puzzle come una singola perdita di dati (data leak/data breach) e il numero di telefono o la mail come la chiave di correlazione. Pensate ad avere molti pezzi del puzzle e quindi molti data leak/data breach di informazioni correlabili, come ad esempio un data leak di linkedin, un data breach di un’università, un data breach di un centro diagnostico, un data breach di una regione e altri dati di un’assicurazione e di un operatore telefonico.
Advertising
Sarebbero molte le informazioni “correlabili” che potrebbero permetterci di ricostruire informazioni private e personali di una persona da utilizzarle per condurre successivi attacchi mirati.
Ecco perché ogni ogni singola fuoriuscita di dati è un danno per tutta la comunità e non solo per il singolo.
Correlando queste informazioni è possibile effettuare frodi telematiche estremamente mirate, pertanto la possibilità che queste informazioni siano usate per profilare utenti per poi eseguire attività di social engineering è molto alta.
Possiamo utilizzare tali dati per la creazione di una casella di posta elettronica o di un account da parte di un’altra persona, fino ad arrivare all’impersonificazione totale a livello digitale di un utente senza dimenticare attacchi si phishing, smishing, sim swapping e altro ancora.
Ogni pezzo del puzzle è fine a se stesso, ma guardandolo assieme agli altri da un quadro più grande di osservazione che può comportare molti più rischi.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.