Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime, Analisi Vulnerabilità e Intelligenza Artificiale
Insider: si dimette e sabota la rete aziendale. Il rischio nascosto dei consulenti IT

Insider: si dimette e sabota la rete aziendale. Il rischio nascosto dei consulenti IT

13 Ottobre 2026 23:23
In sintesi

L'articolo analizza il pericolo della minaccia interna nelle imprese, evidenziando come dipendenti o consulenti con privilegi elevati possano sabotare sistemi e dati in modo silente. Vengono illustrate le risposte legislative italiane, le restrizioni del GDPR e la necessità di una governance preventiva, con procedure di tracciamento dei log, digital forensics e coordinamento tra risorse umane, IT e legali per proteggere il business.

Minacce informatiche per molti vuol dire attacchi ransomware o e-mail di phishing confezionate da parte di gruppi di hacker che si muovono a distanza. Se andiamo a vedere la prassi giudiziaria e le analisi forensi ci si accorge,tuttavia, che sovente il pericolo per il patrimonio di un’azienda si annida già al suo all’interno.

Spesso, infatti, vulnerabilità critiche sono rappresentate dal dipendente o dal consulente uscente dotato di privilegi elevati. In tali casi, a differenza di quanto avviene con l’ attacco esterno che manifesta subito i suoi effetti distruttivi, il sabotaggio interno opera in modo del tutto silente. Capiamo bene che amministratori di sistema, sviluppatori senior e tecnici IT di fiducia possono manipolare il codice sorgente, inserire istruzioni di blocco programmato destinate ad attivarsi dopo mesi dalle loro dimissioni o corrompere sistematicamente le procedure di salvataggio dei dati. Condotte quali la cancellazione o la manomissione preventiva dei registri di tracciamento degli accessi consentono proprio di azzerare le tracce e impedire l’attribuzione delle responsabilità. La cosa più preoccupante è che quando l’azienda si rende conto di aver subito il danno e di dover affrontare una paralisi operativa improvvisa, il responsabile ha ormai interrotto ogni legame contrattuale.

La risposta del legislatore e la tutela del lavoratore

Il Legislatore italiano ha seguito l’evoluzione, o meglio l’involuzione, dovuta all’uso illecito delle tecnologie prevedendo, attraverso la Legge 90/2024 sanzioni più severe anche per il danneggiamento informatico previsto dall’art. 635-bis c.p. D’altro canto è stato precisato dalla giurisprudenza di legittimità come tale reato sussista non solo in caso di eliminazione definitiva dei dati, ma anche quando le informazioni rimangano recuperabili mediante procedure complesse e costose. E’ appena il caso di ricordare che anche l’accesso del dipendente che utilizzi le proprie credenziali autentiche per scopi estranei alle direttive aziendali o in vista delle imminenti dimissioni viene qualificato come abusivo ai sensi dell’art. 615-ter c.p. C’è da dire, tuttavia, che la capacità dell’azienda di difendersi e far valere queste tutele in sede giudiziaria trova come ostacolo, giusto ma insidioso, proprio le regole che disciplinano la raccolta delle prove. Se da un lato l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970) vieta i controlli difensivi massivi, preventivi o continuativi sul personale, dall’altro la Corte di Cassazione ha stabilito che i controlli informatici a distanza su server e caselle di posta sono legittimi unicamente in presenza di un fondato sospetto di reato nato da elementi precisi e concordanti.

Advertising

Questo significa che le indagini possono essere attivate solo ex post e circoscritte alla verifica della condotta del singolo indiziato, nel rispetto dei principi di proporzionalità e minimizzazione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Nel caso in cui l’azienda nel raccogliere evidenze digitali, violi queste garanzie, la prova viene dichiarata inutilizzabile tanto nel processo penale che nel giudizio civile di risarcimento del danno, rendendo impossibile il licenziamento per giusta causa o l’ottenimento di un ristoro per le perdite economiche subite.

Serve una governance preventiva in grado di difendere il business

Si è più volte sottolineato, anche attraverso i miei modesti contributi, come ormai sia necessario un cambio di passo decisivo nella gestione della cybersecurity, trasformandola da semplice adempimento tecnico a pilastro fondamentale della governance societaria. Ormai chi lavora in ambito aziendale sa bene che il D.Lgs. 138/2024, in recepimento della direttiva europea NIS2 (Direttiva UE 2022/2555), impone agli organi di amministrazione l’adozione di rigorose misure di gestione del rischio, responsabilizzando direttamente i vertici aziendali.

Questo sta a significare che per contrastare anche la minaccia interna occorre implementare procedure stringenti di gestione delle risorse umane, soprattutto durante le fasi critiche di avvicendamento o rescissione contrattuale dei profili IT. Ciò impone l’adozione di architetture di tracciamento e conservazione dei log centralizzate e immutabili, capaci di garantire la non ripudiabilità delle operazioni. Ovviamente laddove vi sia un sospetto fondato a carico di un collaboratore, la reazione dell’azienda deve essere immediata ma guidata da criteri ossequiosi delle norme giuridiche e dei profili di carattere tecnico.

Ovviamente bisogna seguire tecniche di digital forensics, conformi agli standard internazionali e alle norme del codice di procedura penale in modo da permettere di estrarre copie forensi bit a bit dei dispositivi, calcolare le impronte crittografiche e ricostruire l’esatta sequenza temporale delle operazioni senza alterare i dati originali. La garanzia della catena di custodia della prova digitale può essere garantita solo mediante un protocollo operativo integrato tra direzione delle risorse umane, reparto IT e consulenti legali specializzati.


📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su 🔔 Google News.
Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram.
Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici


Paolo Galdieri 300x300
Avvocato penalista e cassazionista, noto anche come docente di Diritto Penale dell'Informatica, ha rivestito ruoli chiave nell'ambito accademico, tra cui il coordinamento didattico di un Master di II Livello presso La Sapienza di Roma e incarichi di insegnamento in varie università italiane. E' autore di oltre cento pubblicazioni sul diritto penale informatico e ha partecipato a importanti conferenze internazionali come rappresentante sul tema della cyber-criminalità. Inoltre, collabora con enti e trasmissioni televisive, apportando il suo esperto contributo sulla criminalità informatica.
Aree di competenza: Diritto Penale Informatico, Cybercrime Law, Digital Forensics Law, Cybercrime Analysis, Legal Teaching, Scientific Publishing
Visita il sito web dell'autore