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L’Agenzia è ai nastri di partenza. Ma ci vorrà tempo, sempre che tutto funzioni bene.

La neonata Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), in questo periodo si sta organizzando.

Tre decreti sono stati varati dalla presidenza del Consiglio dei ministri in accordo con il ministro dell’Economia e delle finanze.

Si tratta del decreto 222 relativo alla contabilità, del decreto 223 relativo all’organizzazione e al funzionamento che definisce il direttore dell’agenzia Roberto Baldoni, diretto riferimento del presidente del Consiglio e dell’Autorità delegata (il sottosegretario Franco Gabrielli).

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Inoltre è stato emesso il decreto 224, quello più critico che parla anche di retribuzioni ed inquadra il personale in due specifiche aree quali “personale manageriale ed alte professionalità” e “personale operativo”.

Le retribuzioni dell’agenzia di cybersicurezza nazionale, saranno paragonate a quelle della Banca Italia, ma di questo se ne era già parlato.

Questo sarà per il personale che rientra nell’area del “personale manageriale ed alte professionalità”, dove per alte professionalità si intendono persone con skill tecnici ed altamente specializzate che come sappiamo, hanno stipendi già elevati a causa della forte richiesta di mercato e della relativa carenza di disponibilità.

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L’ultimo decreto che renderà finalmente avviata l’agenzia è quello atteso per febbraio, che definirà le procedure per la stipula dei contratti di appalto e per il personale di terze parti.

L’agenzia dovrà inoltre tentare di attrarre i talenti dispersi anche fuori dall’Italia, oltre che avviare cambiamenti per consentire di colmare quella forte lacuna di personale esperto in sicurezza informatica che manca all’appello, che il Prof. Baldoni ha stimato essere di circa 10.000 risorse.

Questa sarà una grande sfida del prossimo futuro, sempre iniziando dal presupposto di quali obiettivi si presuppone l’agenzia, che ancora non sembrano del tutto chiari.

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Infatti ancora non è chiaro se l’agenzia si limiterà nel fare “pura governance”, lasciando le logiche di controllo ai terzi (al netto del CVCN che sta prendendo forma), oppure se si vuole avviare un percorso che ci porti ad acquisire talenti per contrastare efficacemente il cybercrime, oltre a controllare la postura cyber delle infrastrutture critiche nazionali da esperti di settore.

Nel secondo caso abbiamo di fronte una doppia sfida. La prima è attrarre i talenti già professionalizzanti, la seconda è formarne di nuovi.

Dobbiamo metterci in testa che non si diventa un hacker etico o un ricercatore di bug con un corso serale. Occorre far comprendere ai ragazzi che iniziano le scuole medie che esiste questa materia così tanto ricercata e gli sbocchi lavorativi di questa scelta.

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I ragazzi arrivati alle università o si sono “auto-formati”, oppure è troppo tardi per poterli formare.

Il CyberChallenge IT e OliCyber sono ottime iniziative, anche se il numero è comunque limitato e occorrerà aumentare il numero di posti a disposizione, ma tutti i ragazzi tecnici che passano da queste iniziative spesso hanno approfondito l’hacking in maniera autonoma iniziando da piccoli ad essere interessati all’informatica e all’elettronica.

Quindi c’è molto da fare. I decreti sono arrivati in tempo record e questo sta a significare quanto importante sia per lo stato questa nuova agenzia. Ora occorre definire i reali obiettivi, condividerli e avviare dei piani pluriennali per attuarli.

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Sono tutti “percorsi” che non si concluderanno con uno o due anni, in quanto l’Italia risulta dannatamente indietro sul fronte della sicurezza informatica.

Occorreranno diversi anni di duro e meticoloso lavoro. Per questo occorrono le persone giuste che abbiano una vasta esperienza in questi campi e un innato talento, oltre ad una grande etica e un innato amore per la nostra patria, in modo da avviare questi programmi e monitorarli nel tempo.

Io credo che ce la possiamo fare, ma non vi saranno subito grandi cambiamenti. Se ce ne saranno (e ce lo auguriamo tutti) si vedranno almeno 2 anni di duro lavoro, sempre che l’ingranaggio che si sta mettendo in piedi sia perfettamente funzionante e che non si inceppi nel tempo, interessi politici permettendo.

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