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L’azienda italiana Isnardi, colpita da LockBit 2.0. Countdown a 8 giorni.

L’azienda italiana Isnardi, colpita da LockBit 2.0. Countdown a 8 giorni.

1 Febbraio 2022 12:10

Sul sito della famigerata cyber gang LockBit 2.0 è apparso questa mattina un post che riporta che l’azienda “Pietro Isnardi”, è stata violata dal ransomware LockBit e che il countdown scadrà tra circa 8 giorni, ovvero il 10 di febbraio alle 11:30 orario UTC.

Sul sito di LockBit viene riportato che:

“La storia dell’azienda Pietro Isnardi nasce dal profondo legame della famiglia alla propria terra, la Liguria, ricca di prodotti tipici d’eccellenza in cui la tradizione della coltura dell’ulivo ha origine fin dall’epoca romana. Fu Pietro Isnardi, innovatore visionario e uomo di grande imprenditorialità, il fondatore dell’azienda e il capostipite di questa famiglia dalla forte vocazione olearia.”

Oggi l’azienda Pietro Isnardi è una dinamica azienda che opera sia a livello nazionale che internazionale.

Lo stabilimento si trova a Pontedassio, nell’immediato entroterra ligure: accanto agli antichi frantoi ed agli alberi millenari, che fanno bella mostra nel cortile, troviamo un moderno stabilimento produttivo diviso tra frantoio per la spremitura delle olive e l’imbottigliamento dell’olio, incontro ideale di tradizione e tecnologia.

L’assortimento dei prodotti comprende una vasta gamma di oli di fascia premium: l’azienda propone un’offerta esclusiva e di eccellenza fatta di oli liguri, Taggiasco e DOP, oli extra vergini 100% italiani e oli comunitari selezionati dalla famiglia Isnardi.

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Il ransomware LockBit

LockBit ransomware è un malware progettato per bloccare l’accesso degli utenti ai sistemi informatici in cambio di un pagamento di riscatto. Questo ransomware viene utilizzato per attacchi altamente mirati contro aziende e altre organizzazioni e gli “affiliati” di LockBit, hanno lasciato il segno minacciando le organizzazioni di tutto il mondo di ogni ordine e grado.

Si tratta del modello ransomware-as-a-service (RaaS) dove gli affiliati depositano del denaro per l’uso di attacchi personalizzati su commissione e traggono profitto da un quadro di affiliazione. I pagamenti del riscatto sono divisi tra il team di sviluppatori LockBit e gli affiliati attaccanti, che ricevono fino a ¾ dei fondi del riscatto.

E’ considerato da molte autorità parte della famiglia di malware “LockerGoga & MegaCortex”. Ciò significa semplicemente che condivide i comportamenti con queste forme consolidate di ransomware mirato ed ha il potere di auto-propagarsi una volta eseguito all’interno di una rete informatica.

RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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